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Festival delle lanterne di Nagasaki

Il festival delle lanterne [長崎ランタンフェスティバル], originariamente iniziato come una celebrazione del Capodanno cinese da parte dei commercianti cinesi che risiedevano a Nagasaki, si è trasformato nel principale evento invernale della città, diventando anche il più grande del suo genere in tutto il Giappone.

Più di 15.000 lanterne colorate e installazioni adornano l’intera città, partendo dal palco allestito presso il minato kōen [湊公園, “parco Minato] attraverso le strade di Chinatown e dell’animata kankō-doori fino a Chūōen e il suggestivo meganebashi (letteralmente “ponte degli occhiali”), oltre a numerosi altri luoghi sparsi per l’intera Nagasaki.

Durante tutto il periodo dell’evento, oltre alle lanterne, numerosi oggetti artistici, detti obuje [オブジェ, dal francese “objet“] di varie forme e dimensioni adornano le strade di Nagasaki, alcuni dei quali superano i 10 metri di altezza.

Nel cuore della nuova Chinatown [長崎新地中華街, Nagasaki shinchi chūka machi], che è la principale sede del festival, un palco ospita spettacoli quotidiani legati alla cultura cinese. Gli spettatori possono godersi la ja-odori [龍踊り, “la danza del drago”], gli spettacoli acrobatici cinesi e le esibizioni dell’Erhu, lo strumento a corda tipico cinese.

Nel 1994, la vivace comunità della Shinchi Chinatown di Nagasaki, una delle tre più grandi Chinatown del Paese [le altre si trovano a Kobe e Yokohama], ha trasformato la popolare celebrazione del kyūshōgatsu [旧正月], conosciuto anche come shunsetsu [春節], il Capodanno cinese, nel suggestivo Nagasaki Lantern Festival.

Questa trasformazione ha reso il festival una delle principali tradizioni invernali della città, attirando ogni anno più di un milione di persone provenienti da tutto il paese, contribuendo così a promuovere la città a livello nazionale.

Questo festival si ispira al genshōsetsu [元宵節], il festival delle lanterne cinesi che si svolge nella notte del quindicesimo giorno del primo mese del calendario lunare. Le lanterne esposte a Nagasaki, seguendo lo stile cinese, sono chiamate chūgoku-chōchin [中国提灯], in omaggio a questa tradizione.

Lo shunsetsu [春節], letteralmente “festa di primavera”, rappresenta il Capodanno cinese ed è l’evento annuale più significativo del paese. Si celebra il primo giorno del primo mese del calendario lunare (Febbraio secondo il calendario gregoriano), e la notte precedente è nota come joseki [除夕], durante la quale le famiglie si riuniscono per accogliere il nuovo anno festeggiando.

Lo shunsetsusai [春節祭, “Festival di Primavera”] rappresenta un evento originariamente dedicato alle celebrazioni del Capodanno cinese dai residenti cinesi a Nagasaki. Iniziato principalmente nella Chinatown Shinchi di Nagasaki nel 1987, è stato ampliato nel 1994, diventando l’attuale festival.

Il genshōsetsu [元宵節], la festa delle lanterne, si celebra il quindicesimo giorno del primo mese del calendario lunare, ed è considerato il momento in cui gli spiriti celesti possono essere avvistati nel cielo. Si narra che in questa notte le lanterne venissero accese e portate in processione per le strade della città, al fine di facilitare la individuazione degli spiriti anche in presenza di nuvole e nebbia.

Durante questa festa si onorano anche le anime degli antenati defunti e si festeggia la prima luna piena del nuovo anno lunare, segnando la conclusione del Capodanno cinese. Le abitazioni vengono addobbate con lanterne colorate, spesso adornate da indovinelli; chi riesce a risolverli correttamente può ricevere un piccolo omaggio in segno di buon auspicio.

Questa antica tradizione sembra risalire alla dinastia cinese degli Han, periodo in cui i monaci buddisti accendevano lanterne il quindicesimo giorno del primo mese lunare in onore del Buddha. Successivamente, il rito fu adottato dalla popolazione e si diffuse in tutta la Cina e in altre regioni dell’Asia.

Uno dei luoghi più affascinanti da visitare è il Minato Kōen, incastonato nel cuore della vivace Chinatown. Questo parco è rinomato per la sue suggestie decorazioni con lanterne di diverse tonalità e dimensioni, che creano un’atmosfera magica e colorata.

L’attrazione principale del parco è senz’altro l’installazione artistica composta da lanterne che rappresenta il segno zodiacale dell’anno in corso. Questa installazione non solo attira l’attenzione dei visitatori, ma incanta anche per la sua bellezza e la sua simbologia.

Inoltre, all’interno del parco viene allestito un palco dove si tengono spettacoli e performance di vario genere. Qui è possibile godersi esibizioni di danza tradizionale, musica folkloristica e altre forme d’arte che celebrano la cultura cinese.

Il Minato Kōen è un luogo imperdibile per coloro che desiderano immergersi nell’atmosfera unica di questa affascinante zona della città.


Durante il periodo del festival, presso il Minato Kōen, è tradizione esporre le nama-kubi [生首], teste di maiale, come offerta a Kan-u [関羽], uno dei protagonisti della saga dei Tre Regni, simbolo di coraggio e saggezza. Questa pratica rende omaggio alla profonda lealtà di Kan-u, il quale gode di grande popolarità in Giappone, dove è considerato un valoroso generale.

Conosciuto anche con il nome di kantei [関帝]. Dopo la sua morte, è stato venerato come una divinità per favorire il successo nei commerci, attirare la fortuna e scacciare gli spiriti maligni.

La disposizione dei maiali sull’altare e le code conficcate sulla fronte hanno significati profondi: il maiale stesso simboleggia la prosperità, mentre la presenza della coda infissa sulla fronte del maiale è un gesto simbolico che accoglie i clienti, indicando che un intero maiale è stato preparato in loro onore.


Tutte le strade che si intersacano all’interno della nuva Chinatown sono decorate con lanterne illuminate che, al tramonto, danzano al vento, creando un’atmosfera unica e magica.


Oltre a Dejima [出嶋], la piccola isola artificiale a Nagasaki dove i commercianti olandesi erano confinati, è forse il simbolo più conosciuto di ciò che è conosiuto come il periodo di isolamento del Giappone noto come sakoku [鎖国, “paese chiuso”] che è stato in vigore durante il periodo Edo fino all’apertura del Giappone nel 1858.

Ciò che è molto meno conosciuto è che c’era anche un secondo complesso a Nagasaki dove erano confinati mercanti e marinai cinesi. Chiamato tōjin-yakishi, fu costruito sul pendio che sorge alle spalle dell’attuale chinatown.


Le arcate della vivace shōtengai di Nagasaki sono abbellite con moltissime lanterne rosse. In questa zona di trova l’installazione rappresentante Lao Zi. In giapponese conosciuto come gekka-rōjiin [月下老人], protettore dei matrimoni.


Lungo il fiume Nagashima, sede della più celebre attrazione turistica di Nagasaki, il ponte Megane, le lanterne gialle si specchiano sulla superficie del fiume, regalando uno spettacolo mozzafiato ai visitatori.

Il Meganebashi (眼鏡橋, letteralmente “ponte degli occhiali”) è il più notevole tra i vari ponti in pietra che attraversano il fiume Nakashima nel centro di Nagasaki.

l ponte, che prende il nome dalla sua somiglianza con un paio di occhiali quando è riflesso nell’acqua del fiume, è una popolare attrazione turistica ed è designato come un importante patrimonio culturale della città.


Questo parco è abbellito da splendide installazioni raffiguranti una varietà di animali ed è molto popolare tra le famiglie con bambini.


Il Santuario di Confucio a Nagasaki (孔子廟, Kōshi-byō) è uno dei pochi santuari dedicati al filosofo cinese Confucio in Giappone. Il santuario fu costruito nel 1893 dalla comunità cinese di Nagasaki.

All’interno del santuario si può assistere allo henmen-show [変面ショー, “show del cambio delle maschere”], una performance cinese trazionale tenuta durante eventi particolari, è molto popolare sia tra la popolazione locale che tra i turisti.


Durante il festival, si tengono numerosi eventi che celebrano la cultura tradizionale cinese. Tra le attrazioni più spettacolari e affascinanti vi sono la parata dell’Imperatore, la processione di Mazu, le danze del drago e le esibizioni di erhu.

La Parata dell’Imperatore, che si tiene di solito solamente due volte durante il festival, è una magnifica processione ispirata alle celebrazioni del Capodanno della dinastia Qing.

Partendo da Chūō-kōen e terminando a Minato-kōen, la parata presenta un carro dell’Imperatore e dell’Imperatrice, accompagnati da circa 100 persone, tra cui portabandiera, indossanti sontuosi costumi cinesi per ricreare l’atmosfera festosa del nuovo anno.


La Processione è un evento dedicato a Mazu, la divinità del mare, per invocare la sua protezione e la prosperità delle attività marittime.


La Danza del Drago, affonda le sue radici in un antico rituale celebrato per invocare un buon raccolto e la pioggia, vede impeganti abili danzatori che guidano un drago di 20 metri di lunghezza con grande maestria, eseguendo movimenti vigorosi per attirare le precipitazioni.


l’erhu, conosciuto in giapponese come niko [二胡], è uno strumento a due corde, simle al violino, molto popolare nella musica tradizionale cinese.


Lo spettacolo delle maschere cinesi, presentato quotidianamente presso il Tempio di Confucio, rappresenta un’antica forma d’arte segreta proveniente dal Teatro del Fiume di Sichuan.

Questo enigmatico spettacolo, con maschere che si trasformano in un batter d’occhio di fronte agli occhi degli spettatori, offre uno spettacolo affascinante e misterioso.


Cosa si deve assolutamente assaggiare durante il Festival delle Lanterne.

L’hatosi è un piatto che si dice sia stato trasmesso dalla Cina, consiste nel friggere due fette di pane farcite con polpa di gamberi. Ha le dimensioni pefertte per mangiarlo passeggiando tra le vie del festival.


Non c’è niente di meglio che mangiare un butaman caldo durante le fredde e ventose giornate del festival. I più buoni sono quelli di una bottega conosciuta come Momotaro.


Le jagachan sono delle patate cotte a vapore, ricoperte di burro e poi fritte. Il risultato finale è cibo dolce e salato. Le patate, coltivate nei ricchi suoli vulcanici, sono diventate una specialità della Penisola di Shimabara.


Se vi paice la pancetta di maiale, una cosa che devote assolutamente provare se venite a Nagasaki sono i kakuni manju. Spessi pezzi di pancetta di maiale vengono cotti a fuoco lento con dashi, salsa di soia, sakè, zucchero e mirin fino a diventare morbidi e scioglievoli in bocca. Questi pezzi di maiale vengono poi avvolti in un leggero e soffice panino cotto a vapore.


Il Lantern Festival di Nagasaki incanta con la sua magica atmosfera luminosa, unendo tradizione, cultura e spettacolo in una celebrazione indimenticabile per tutti i visitatori.

Kakizome – 書き初め

La prima scrittura del nuovo anno.

In Giappone, durante le vacanze di Capodanno ci sono molte tradizioni e festeggiamenti. Inoltre, l’inizio dell’anno è un momento perfetto per decidere cosa vogliamo realizzare durante l’anno. Ultimamente si sente molto dire che se si scrivono i propri propositi su un foglio di carta è più probabile che questi vengano raggiunti. Anche i giapponesi hanno l’usanza di scrivere i loro propositi per il nuovo anno con un pennello calligrafico il 2 Gennaio. Questa tradizione è nota come kakizome (書き初め), la prima scrittura del nuovo anno. Nel Giappone antico il kakizome era pratica esclusiva degli ambienti della corte imperiale ma, grazie alla diffusione dell’istruzione nelle scuole interne a templi e santuari questa tradizione si diffuse anche tra la popolazione durante il periodo Edo. Oggi il kakizome è un’usanza che può essere pratica da chiunque, senza limiti di età o classe sociale, per accogliere nel migliore dei modi il nuovo anno.


書は人なり。

Sho ha hito nari.

“La scrittura rivela la personalità”


La scrittura è un’esternalizzazione della personalità di una persona, che rappresenta quindi uno sforzo di crescita come persona. Per questo motivo i giapponesi cercano di avere sempre una bella scrittura. Lo shodō (書道) o shūji (習字), ovvero la calligrafia, è una materia obbligatoria alle scuole elementari, dove i bambini giapponesi imparano non solo a scrivere correttamente hiragana, katakana e kanji, ma anche la corretta postura di scrittura e la corretta impugnatura del fude (筆) il pennello che si usa nella calligrafia. È usanza normale che gli insegnanti assegnano ai bambini il kakizome, come compito durante le vacanze di Capodanno e durante quelle estive.
Avere una bella calligrafia è molto importante in Giappone non solo per mostrare le proprie abilità ma anche perché la maggior parte delle aziende giapponesi richiedono ancora curriculum scritti a mano. Un bel curriculum scritto a mano dà quasi sempre una buona impressione, quindi chi cerca lavoro ci mette molta cura nel prepararlo. Specialmente nel caso di noi stranieri, presentare un curriculum scritto con cura, avrà di sicuro un ottimo impatto sui possibili datori di lavoro che per esperienza sono sempre molto zelanti ed attenti a questi dettagli.

Il kakizome era, ed è tuttora, considerato un rituale speciale che aiuta le persone a liberare la mente e concentrarsi sull’espressione della loro determinazione attraverso la scrittura. Ogni linea, ogni tratto ed ogni punto, diventano una forma di meditazione. Una volta finito il vostro kakizome, appendetelo alla parete. La sua vista ci darà la determinazione e la volontà di realizzare il vostro proposito per il nuovo anno. I kakizome vanno poi normalmente portati al santuario per essere bruciati assieme alla decorazioni utilizzate durante lo shōgatsu.

Il kakizome affonda le sue radici nell’evento di corte di periodo Heian chiamato kissho no sō (吉書の奏), che consisteva nella presentazione di un documento all’Imperatore per celebrare eventi come il nuovo anno ma anche il cambio di nome di una regione o il cambio di un capofamiglia. Si trattava più di una procedura amministrativa, dal contenuto cerimoniale, per indicare che tutto stava procedendo senza intoppi. Questo rituale fu ripreso poi durante il periodo Kamakura e Muromachi come evento rituale di Capodanno chiamato ed il nome cambiò in kissho-hajime (吉書始め). Questo documento veniva prodotto da un magistrato, conosciuto con il nome di kissho-bugyō, ed era ovviamente scritto utilizzando un mōhitsu (毛筆), un pennello per la scrittura.
Nel periodo Edo (1603-1867), il kissho-hajime si diffuse tra la popolazione comune come evento per celebrare il nuovo anno. Sempre durante questo periodo per poter entrare in servizi presso il bakufu, si doveva sostenere un esame detto hissan-ginmi (筆算吟味), ovvero una prova di aritmetica scritta ed era quindi fondamentale possedere una buona calligrafia.
Quando il kakizome iniziò a diffondersi tra la popolazione era usanza prendere la wakamizu (若水), la prima acqua dell’anno direttamente dal pozzo e averla offerta ai kami veniva usato per preparare l’inchiostro con il quale venivano scritti dei versi di poesia rivolti verso la direzione della benedizione dell’anno.

Che significato ha il kakizome?

  • Attraverso il kakizome si esprime il desiderio di migliorare la propria calligrafia. Scrivendo con la prima acqua dell’anno si prega il kami del nuovo anno di aiutarci a migliorare la propria scrittura.
  • Rinfrescare la mente sulle proprie aspirazioni. Si crede che scrivere obiettivi e aspirazioni per l’anno a venire sia un modo per rinnovare la propria volontà.

Spesso si scrivono aspirazioni e preghiere per il nuovo anno, ed è prassi scrivere parole che esprimono obiettivi e sforzi. Sono anche comuni gli yoji-jukugo (四字熟語) che sono delle composti idiomatuci di quattro kanji che sono usati anche per augurare buona salute e felicità.

Di seguito un elenco di parole e yoji-jukugo più maggiormente usati nel kakizome

Hishō – 飛翔

Significa volare, spiccare il volo. È un classico che viene spesso scritto come kakizome perché si crede porti fortuna. Inoltre, entrambi i kanji che formano la parola sono ricchi di punti e hane che richiedono un equilibrio sorprendente per essere scritti bene.

Chōsen – 挑戦

I termini sfida e battaglia che compongono questa parola sono particolarmente adatti in prospettiva dell’anno nuovo.

Ichigo-ichie – 一期一会

Letteralmente può essere tradotto come “un arco di tempo, un incontro”. Nel senso che ogni incontro è un fatto unico nell’arco della vita di una persona. Ogni incontro con un’altra persona va affrontato pensando anche che non potremmo rivedere mai più quella persona e quindi bisogna far sì di non avere rimpianti per come ci si è comportati.

Ichii-senshin – 一意専心

Concentrarsi su una cosa alla volta e perseverate fino a che non l’avete portata a termine. Se avete qualcosa di importante che state facendo da molto tempo, queste parole sono consigliate per rinnovare i vostri propositi nel nuovo anno.

Come scritto in precedenza, una volta completato, il vostro kakizome va affisso in bella vista in modo da poter essere riletto per rinnovare il proprio spirito. Normalmente vanno conservati fino alla fine del del matsu no uchi (ovvero il 7 o 15 Gennaio a seconda della zona del Giappone), il periodo in cui si dice che il kami del nuovo anno rimanga nelle nostre case. Finito questo periodo, vengono portati al santuario e bruciati insieme alle decorazioni di Capodanno in un festival noto come sagichō (左義長). Questo rituale è un evento conosciuto in diverse regioni come dondo-yaki (どんど焼き), saito-yaki (さいと焼き) oppure oni-bitaki (鬼火焚き). Si crede che più le fiamme si alzano durante questo evento, più la propria scrittura migliori.

Chiunque può avvicinarsi alla calligrafia perché per iniziare non è proprio necessario possedere il set completo. In commercio sono vendute delle penne per calligrafia, dette fude-pen (筆ペン) che permettono a chiunque di esercitare scrivendo sulla carta comune.
Se siete dei turisti e vi trovate in Giappone durante il Capodanno potreste fare questa esperienza. I tratti decisi che compongo i kanji, impressi su un pezzo di carta bianca immacolata potrebbero darvi la determinazione e la volontà di realizzare i vostri propositi per il nuovo anno. O forse rimarranno solo una bella opera d’arte da guardare ogni giorno. In ogni caso, è un grande pezzo di cultura giapponese da tenere con sé.

Shichifukujin – 七福神

Le sette divinita della fortuna

Il Giappone ha un concetto di spiritualità molto particolare sia per la sua ampiezza che per la sua interminabile sincresia di credenze, tradizioni e riti.

L’esempio più esplicativo di questa mescolanza tra folklore (shintoismo) e buddismo sono le sette divinità della fortuna conosciute con il nome di shichifukujin (七福神). Sebbene siano sempre rappresentate in gruppo, questa sette divinità possiedono personalità e caratteristiche ben definite ed hanno origini molto diverse.
Solamente una delle sette ha origini giapponesi mentre le altre sei appartengono alla cultura di due paesi differenti. Tre hanno origine dalla cultura buddista-indusita dell’India e le altre tre trovano le loro origini nella tradizione buddista-taoaista tipica della Cina.

La prima apparizione di queste sette divinità come gruppo risale al periodo Muromachi (dal 1336 al 1573). In quel periodo, a Fushimi, Kyōto, si svolse la prima processione delle sette divinità, che le raffigurava come un gruppo. La credenza in queste sette divinità era diffusa soprattutto tra i contadini e i pesscatori e la loro popolarità continuò a crescere durante il periodo Edo (1603-1867), così come la loro associazione con il nuovo anno e le tradizioni di buona fortuna.

Si dice che visitando i templi e i santuari dedicati a ciascuna di queste divinità, si ricevono benedizioni come longevità e prosperità degli affari.

I nana-hashira (七柱), altro termine giappone usato per indicate queste sette divinità (hashira nella lingua giapponese è un josūshi (助数詞) ovvero il classificatore usato per contare le divinità) sono:

Fonte: https://tabi-mag.jp/

Ebisu – 恵比寿  (Giappone)

Daikokuten – 大黒天 (India)

Bishamonten – 毘沙門天 (India)

Benzeiten – 弁財天 (India)

Hoteison – 布袋尊 (Cina)

Hukurokuju – 福禄寿 (Cina)

Jurōjin – 寿老人 (Cina)

Sono spesso raffigurati insieme a bordo di una nave, detta takara-bune (宝船, nave del tesoro) carica di oro, argento e tesori e si dice siano di grande auspicio per il nuovo anno come simbolo di ricchezza e felicità.

七つの災難が消え、七つの福が生まれ。

Nanatsu no sainan ga kie, nanatsu no fuku ga umare.

“Sette sfortune scompariranno e sette fortune nasceranno”

Esistono varie teorie sull’origine di queste divinità, ma la teoria prevalente è che il numero sette si basi sulla frase “shichi-nansoku-metsushichi-huku-sokushō “七難即滅、七福即生”  contenuta all’interno del sutra buddista conosciuto come ninnōgyō (仁王経) di cui trovate la spiegazione e traduzione sopra. Il ninnō-gyō o ninnō-kyō, è un testo sacro della scuola Shingon sui rituali di preghiera per la pace e la protezione della nazione.

Conosciamo meglio allora queste sette divinità, i loro tratti distintivi e come riconiscerle.

Ebisu – 恵比寿

La divinità portatrice di un abbondante pesca. Ebisu è l’unica divinità giapponese tra le sette divinità della fortuna nonché la più famosa ed usata dai Giapponesi. Alcuni ritengono che sia Hiruko, il primo figlio di Izanami e Izanagi,  abbandonato dopo la sua nascita a causa delle deformità del suo corpo. È considerata la divinità protettrice del commercio e degli affari, nonché dell’abbondanza dei raccolti. È anche il patrono dei pescatori perché spesso è raffigurato con un’orata nella mano sinistra e una canna da pesca nella destra. Esiste anche un mito secondo il quale Ebisu, poiché all’età di tre anni non era in grado di camminare, si spostava a bordo di una barca. Per quanto motivo è sempre stato venerato dai pescatori come una divinità portatrice di una pesca abbondante. Viene spesso considerato come simbolo della capacità di fornire cibo sufficiente alla propria famiglia e ai propri cari.

Daikokuten – 大黒天

Daikokuten, in origine era un’incarnazione di Shiva, il dio della creazione e della distruzione nella mitologia indiana. Poiché la parola “daikoku” in giapponese può essere scritto come la parola ōkuni (大国) è stato considerato tutt’uno con la divinità giapponese Ōkuninushi ni Mikoto (大国主命). Proveniente dalla cultura indo-buddista è spesso raffigurato ed associato a Ebisu in quanto hanno significati simili. Daikokuten è la divinità del commercio, degli scambi e dell’agricoltura ed è spesso raffigurato a cavallo di due dischi di riso, portante un grande sacco che rappresenta un tesoro e un martello da cui si crede scaturisca la ricchezza.
Spesso venerato come kami del kamado, luogo centrale della casa dove si era soliti cucinare.

Bishamonten – 毘沙門天

Bishamonten è un’antica divinità indu, nota anche come Vaisravana, leader dei Quattro Re Celesti che proteggono il mondo buddista e conosciuta anche come tamonten (多聞天). Noto anche come divinità della guerra viene raffigurato vestito di un’armatura e con una pagoda in miniatura in mano, che rappresenta le sue origini guerriere e la sua protezione della fede buddista. Naturalmente, Bishamonten è considerato il protettore dei guerrieri e dei combattenti. Si dice anche che la fede in Bishamonten porti anche altri benefici e dieci tipi di benedizioni per allontanare la sfortuna.

Benzeiten – 弁財天

Benzaiten è l’unica divinità femminile a far parte del gruppo e deriva dalla dea indiana Saraswati. È spesso associata all’acqua ed è comunemente raffigurata con un cancello tori e mentre suona un biwa, uno strumento tradizionale giapponese. È anche comunemente accompagnata da un serpente bianco. Benzaiten è la dea delle arti, della musica, della bellezza e dell’eleganza. È stata considerata la patrona di artisti, scrittori, musicisti, geishe e professioni simili.

Hoteison – 布袋尊

Conosciuto anche come Budai, è una divinità di origine cinese che si dice sia realmente esistita. Hotei era un monaco salito al rango di divinità per le sue credenze e grazie alle azioni compiute durante la sua vita. È la divinità della salute e della felicità. È considerato il patrono e il guardiano dei bambini. Viene spesso raffigurato mentre porta un grande sacco. Si dice che questo rappresenti la pazienza o la felicità, che egli distribuisce ai suoi fedeli. Il sacco che porta sempre con sé é detto kannin-bukuro (堪忍袋) ovvero il “sacco delle pazienza”. Da qui deriva il detto giapponese:

堪忍袋の緒が切れる

Kannin-bukuro no o ga kireru

“Perdere la pazienza”

Chi è sposato con una giapponese conoscerà di sicuro la credenza delle mittsu no fukuro (三つの袋). Il significato letterale di “mittsu no fukuro” è “tre borse”, e queste borse sono spesso citate come cose importanti nella vita matrimoniale o come chiavi essenziali per l’armonia del legame stesso.

La prima borsa è conosciuta come kyūryō-bukuro (給料袋), che significa “busta paga”. La stabilità economica derivante da un buon stipendio ovviamente è considerata importante per le stabilità di un matrimonio.

La seconda borsa è la kannin-bukuro (堪忍袋) che significa la “borsa della pazienza”. Moglie e marito devono sopportarsi a vicendea per avere una vita matrimoniale felice.

La terza ma non meno importante è o-fukuro (お袋), parola giapponese usata per indicare la propria madre. È un linguaggio più maschile e può essere usato tra amici o in contesti formali per parlare della propria madre. Non ci si deve mai dimenticare che i nostri genitori ci hanno cresciuto e che dobbiamo prenderci cura di loro fino alla fine.

Fukurokuju – 福禄寿

Di origine cinese ed è considerato la divinità della felicità e della longevità. Si dice che sia stato un monaco eremita in Cina, capace di sopravvivere senza nutritsi. Viene solitamente rappresentato come un uomo anziano con una grande fronte, simbolo taoista di lunga vita. Spesso viene anche raffigurato con una gru o una tartaruga, animali che in Giappone rappresentano la lunga vita. Si dice che i tre kanji che compongono il suo nome:

Fuku – 福=幸福 (kōfuku) felicità

Roku – 禄=fuku, status

Ju – 寿=kotobuki, longevità

portino benefici come la prosperità della prole, la fortuna finanziaria, la salute e la longevità.

Jurōjin – 寿老人

Jurōjin è strettamente associato a Fukurokuju, in quanto è anch’esso una divinità associata alla longevità e di origine cinese. Come Fukurokuju, viene rappresentato con una lunga fronte, con un rotolo in mano e accompagnato da una gru o da un cervo. È considerato il protettore delle persone anziane.


Questa sette divinità vengono venerate all’interno di santuari e templi e il recarsi in visita presso questi luoghi sacri è conosciuto come shichifukujin-meguri (七福神巡り). Per la maggior parte delle persone che crede che buddismo e Shintō siano sempre state due religioni separate spese che queste divinità siano venerate sia presso i santuari che presso i templi suona alquanto bizzarro. Il motivo è che i santuari e i templi erano spesso uniti prima del periodo Meiji (1868-1912). Non a caso all’inizio di questo articolo ho parlato di sincretismo shintoista-buddista conosciuto come shinbutsu-shūgo (神仏習合). Nonostante i tentativi formali dei reggenti di periodo Meiji di creare una netta separazione tra lo Shintō, considerato la religione autoctona e ancestrale del paese, e il buddismo, la religione importata dal continente, la mescolanza tra le due religioni è sopravvissuta ed è ancora viva e vegeta. Shintō e buddismo non solo hanno condiviso i luoghi sacri ma anche i loro riti e tradizioni si sono influenzati a vicenda creando un qualcosa di unico che ancora oggi è oggetto di studio.

Durante la metà del periodo Edo il pellegrinaggio dedicato alle Sette Divinità della Fortuna, divenne estremamente popolare tanto quanto il monte Fuji e il kōshin. Il kōshin-shinkō (庚申信仰) è un insieme di credenze e pratiche popolari di origine taoista che una volte introdotta in Giappone fu subito influenzata da shintoismo e buddhismo. Il kōshinkō è incentrato sull’idea che tre entità dette sanshi (三尸) vivano all’interno del corpo umano e salgano in cielo una volta ogni sessanta giorni, mentre la persona dorme, per riferire sulle sue malefatte. I praticanti della fede Kōshinkō organizzano eventi in quei giorni, cantando il Sutra del Cuore e impegnandosi in altre attività per tutta la notte, senza dormire, in modo che queste entità non riescano a salire fino all’Imperatore Celeste conosciuto come tentei (天帝) per riferire sulle malefatte delle persone.


Oggi è possibile visitare luoghi dedicati alle sette divinità della fortuna a Tōkyō, più precisamente nella zona di Nihonbashi. Quindi se vi trovate in Giappone vi consiglio di visitare questi luoghi perché sono molto interessanti e possono essere raggiunti anche a piedi senza l’uso dei mezzi.

  1. Il santuario dedicato a Fukurokuju, il Koami-jinja (小網神社)

  2. Il santuario dedicato a Hoteison, il Chanoki-jinja (茶ノ木神社)

  3. Il santuario dedicato a Benzaiten, il Suitengu (水天宮)

  4. Il santuario dedicato a Daikokuten, il Matsushima-jinja (松島神社)

  5. Il santuario dedicato a Bishamonten, il Suehiro-jinja (末廣神社)

  6. Il santuario dedicato a Jurōjin, il Kasama-jinja (笠間稲荷神社)

  7. Il santuario dedicato ad Ebisu, il Suginomori-jinja (椙森神社)

Ho avuto la fortuna di visitarlo mentre mi trovavo a Tōkyō per i miei studi e sono delle vere e proprie perle incastonate tra gli edifici delle città che consiglio a tutti di visitare.

Le sette divinità della fortuna sono molto popolari in Giappone e si crede elargiscono sempre molte benedizioni. Alcune di queste divinità possono essere facilmente confuse con altre, ma è possibile distinguerle osservando ciò che portano con sé e ciò che indossano. Se ne avete la possibilità, vi consigliamo di visitare templi e santuari e di pregare per ottenere anche voi un po’ di fortuna.

L’hatsu-mōde – 初詣

La prima preghiera dell’anno

La prima preghiera dell’anno.

Si ritiene che visitare i santuari e i templi all’inizio dell’anno aumenti la felicità nel nuovo anno. L’hatsu-mōde (初詣, la prima preghiera dell’anno) era originariamente un saluto alla divinità locale della zona in cui si viveva, ma in seguito le persone iniziarono a fare visita al santuario o al tempio che si trovava nella direzione fortunata della divinità del nuovo anno. In giapponese recarsi al santuario situato nella direzione fortunata si dice ehō-mairi (恵方参り) termine composto dalla parola ehō (direzione fortunata) e mairi (pregare). Anche se questa tradizione sta svanendo, ci sono famiglie, come quella di mia moglie, che continuano a seguirla. La direzione della benedizione si riferisce alla direzione in cui si crede si trovi la divinità del nuovo anno, conosciuta come toshigami-sama (年神様) o toshitokujin (歳徳神), ed è decisa di anno in anno basandosi sull’ onmyōdō (陰陽道), il concerto dello Ying e Yang e sul jikkan (十干) ovvero il sistema dei tronchi celesti e dei cinque elementi introdotto in Giappone dalla Cina. La direzione della benedizione per il 2024, in Giappone Sesto anno dell’ era Reiwa (令和6年) sarà:

東北東やや東

Tōhokutō yaya higashi

Est, nord-est leggermente est

È quindi consigliabile visitate un santuario, un tempio o anche una chiesa che si trova in questa direzione da casa vostra.

Ci sono diverse opinioni su quando sia il momento migliore per andare a visitare un sanitario o un tempio per l’ hatsu-mōde. Alcune persone si recano in visita in un luogo sacro il 1° Gennaio, mentre altre ritengono che si possa visitare in qualsiasi momento, durante lo shōgatsu-sanga-nichi (正月三が日) ovvero il periodo che va dal 1°al 3 Gennaio o nel periodo fino al 7 Gennaio. Sebbene sia generalmente accettato che l’ hatsu-mōde si svolga il primo giorno del nuovo anno, la realtà è che i santuari più popolari sono estremamente affollati. È diventato comune per molti frequentatori dei santuari o dei templi evitare questo particolare giorno a causa dell’enorme affollamento.

Generalmente, i santuari shintoisti sono i più visitati per questa occasione, ma anche i templi buddisti sono popolari e, vista l’armonia e lo sincretismo che ha sempre contraddistinto la coesistenza di shintoismo e buddismo in Giappone, le celebrazioni hanno sempre attinto i loro elementi da entrambe le tradizioni e così anche nel caso della prima preghiera dell’anno, sia santuari shintoisti (jinja, 神社) che i templi buddisti (otera, お寺) sono luoghi popolari per festeggiare il nuovo anno. 

Fino al periodo Edo, esisteva un’usanza conosciuta come toshigomori (年籠, il primo kanji indica la parola anno mentre il secondo komoru, significa confinarsi all’interno di un luogo) secondo la quale i patriarchi rimanevano chiusi all’interno di un santuario dedicato alla divinità protettrice del clan dalla sera del 31 Dicembre fino alla mattina alle primo Gennaio pregando per un buon raccolto e per la sicurezza della famiglia nel nuovo anno. In seguito, questa usanza è stata prima chiamata joya-mōde (除夜詣, preghiera di capodanno), in seguito gantan-mōde (元旦詣, preghiere del gantan) o ganjitsu-mōde (元日詣) preghiera del primo giorno dell’ anno.

Nel tardo periodo Edo (1603-1868), l’ ehō-mairi (pellegrinaggio al santuario o al tempio in direzione della benedizione dell’anno) divenne popolare nel primo giorno dell’anno. Ma fu quando, la rete dei trasporti diventò più capillare durante il periodo Meiji (1868-1912) permettendo alle persone di visitare il loro santuario o tempio preferito, che la pratica si affermò come hatsu-moōde.

Una delle ragioni per cui l’hatsu-mōde è diventato così popolare e consueto sembra sia stata l’influenza delle compagnie ferroviarie: la creazione delle ferrovie nell’era Meiji ha reso più facile raggiungere i santuari e i templi più famosi e lontani. Durante il periodo Meiji ebbe inizio una vera e propria competizione tra le compagnie di trasporto che aumentarono i servizi e crearono anche treni speciali per attirare i clienti durante il Capodanno. All’interno di varie campagne pubblicitarie si faceva grande uso del termine hatsu-mōde che così ha guadagnato in popolarità e sempre ha dato vita a questa usanza.

Ma i giapponesi non hanno sempre festeggiato il Capodanno il primo Gennaio. Fino al 1873 in Giappone si seguiva il wareki (和暦), il calendario lunare cinese, e quindi festeggiavano l’inizio dell’anno un po’ più tardi. 

Nel 1873, cinque anni dopo la Restaurazione Meiji, il Giappone adottò ufficialmente il calendario gregoriano o solare detto seireki (西暦) e da allora iniziò a festeggiare il primo Gennaio, noto in giapponese come gantan (元旦). Tuttavia, alcune delle vecchie tradizioni del calendario lunare vengono ancora celebrate un po’ più avanti nel mese, nell’ambito di una festa non ufficiale chiamata koshogatsu (小正月), il piccolo capodanno giapponese che veniva festeggiato il 15 Febbraio secondo il calendario lunare in concomitanza con la prima la prima luna piena del nuovo anno. 

A differenza del Capodanno durante il quale si prega per la fortuna e la felicità personale, le celebrazioni del koshogatsu erano, e sono tuttora, incentrate sulla collettività e su un raccolto abbondante per l’anno successivo. 

La mattina del koshōgatsu si usava consumare l’ azukigayu (小豆粥), una sorta di pappa di riso mescolata con fagioli azuki. Molto spesso, le famiglie decorano la loro casa con il mayudama (繭玉), che consiste nell’appendere a ramoscelli di salice o di bambù diversi piccoli dolci di riso a forma di bozzolo come portafortuna, tra i quali brillano piccoli tesori come monete d’oro chiamate koban e altri oggetti, che vanno da piccole bottiglie di sakè a portafortuna in legno e così via.

Anche se l’importanza dell’agricoltura è diminuita nel corso degli anni rispetto alla vita quotidiana delle persone, il koshogatsu viene ancora celebrato, soprattutto nelle zone rurali che fanno affidamento sull’agricoltura per il loro sostentamento. Tuttavia, diversi templi, santuari e comunità in tutto il Giappone celebrano il Piccolo Capodanno, tipicamente il 15 gennaio, facendo uso di diverse antiche usanze e tradizioni che sono state tramandate per generazioni. Oggi il koshōgatsu è spesso anche il momento in cui le famiglie giapponesi iniziano a togliere le decorazioni dedicate alla celebrazioni del nuovo anno.


Fonte sito web koto no ha techō

Se vi capiterà di visitare il Giappone nei primi giorni dell’anno vi capiterà di vedere lunghe file presso i santuari e i templi per suonare la campana e offrire una preghiera per il nuovo anno. Sebbene questo gesto possa essere compiuto in qualsiasi giorno dell’anno, l’hatsumode è considerato un momento particolarmente importante per pregare e, a seconda che si visiti un santuario o un tempio, la procedura è leggermente diversa. Per pregare in un santuario, bisogna innanzitutto suonare la campana, se c’è, e poi mettere una moneta nella cassetta delle offerte. Quindi, seguire la regola del Nirei-nihakushu-ichirei (二礼二拍手一礼), ovvero “2 inchini, 2 battiti di mani, preghiera, 1 inchino” per completare il rituale. In un tempio, suonare la campana dopo l’inchino una volta prima di mettere una moneta nella cassetta delle offerte. Poi, pregate con le mani giunte davanti al petto. A differenza dei santuari shintoisti, in un tempio buddista non si battono le mani. Esiste anche un’altro modo di pregare presso un tempio buddista che ho visto fare solo alla nonna di mia moglie che poi mi ha anche spiegato il significato che è legato alle parole tenjō tenge yui ga dokuson (天上天下唯我独尊).

Con termine di si riferisce alla posa del Buddha in cui la mano destra è sollevata in alto con l’indice esteso verso il cielo, mentre la mano sinistra è tenuta in basso e l’indice indica la terra . Il significato di questa posa é: “in cielo e in terra, io sono l’unico ad essere onorato”. Queste si racconta siano state le prime parole del Buddha dopo essere nato puntando le mani verso il cielo e la terra. Se qualche appassionato di Jujutsu-kaisen leggerà questo articolo ricorderà Gojō Satoru assumere questa posa durante lo scontro con Fushiguro Tōji e dicendo le stesse parole.


Se il clima lo permette è facile incontrare persone in raffinati abiti tradizionali che si recano in visita al tempio per rendere omaggio alla divinità. Per questo motivo, è un momento in cui sia le donne che gli uomini possono indossare il kimono. Il Capodanno è un’ottima occasione per indossare gli abiti tradizionali giapponesi. Tuttavia, non è assolutamente necessario. 

Fonte sito web Yasukuni Jinja

Dovete sapere che per i giapponesi una visita a un santuario non è completa senza l’acquisto di uno dei portafortuna disponibili. Questo è particolarmente consigliato ai visitatori del Giappone, per chiunque sia interessato a portare a casa un souvenir culturalmente significativo e al tempo stesso economico. Sto parlando degli omamori (御守), un portafortuna tradizionale giapponese. Si tratta di un piccolo sacchetto di stoffa che contiene un piccolo oggetto fatto di carta, legno, stoffa o metallo, su cui è inciso un testo sacro o un sutra. Al centro del ciondolo è ricamato il nome del santuario. È consuetudine portare al santuario i vecchi omamori dell’anno precedente per bruciarli in modo cerimoniale. Disponibili in una varietà di colori diversi che simboleggiano il tipo di fortuna che porteranno, gli omamori più diffusi sono quelli che portano fortuna in termini di ricchezza, salute e amore.

Foto Tōkyō Keizai On-line

Oltre agli omamori si possono acquistare anche dei portafortuna chiamati omikuji  (おみくじ), che sono delle strisce di carta contenenti una predizione divina. Tradizionalmente si conservano gli omikuji che contengono frasi portafortuna poiché descrivono in dettaglio la fortuna del destinatario nell’anno a venire. Quelli che invece indicano la sfortuna possono essere legate a un ramo di un albero o su appositi luoghi in un’area designata all’interno del perimetro del santuario, in modo da lasciare all’interno di quest’ultimo qualsiasi tipo di sfortuna predetta. L’ omikuji, tuttavia, non deve fungere solo da carta della fortuna. Deve essere considerato anche un consiglio, per dare piccole indicazioni nella vita di tutti i giorni.

Foto dal sito web si Okumiya Jinja

Durante l’ hatsumōde spesso i giapponesi comprano anche un ema (絵馬) per garantire il proprio successo negli affari o negli studi. Gli ema sono delle targhe di legno sulle quali si scrive il proprio desiderio o la proprie speranze per l’anno successivo. Sono spesso decorati con simboli shintoisti di buon auspicio e alcuni sono unici per un particolare santuario. In origine, l’ema era un piatto di legno con l’immagine di un cavallo, derivante da un’usanza che consisteva nell’offrire cavalli vivi a una divinità, da questa tradizione deriva anche il temine ema e come secondo kanji ha proprio quello di cavallo. Una volta scritto il vostro desiderio, dovrete appenderlo nell’apposito spazio del santuario.

Spesso mi chiedono dove è meglio recarsi per l’hatsumōde. Non esiste una regola scritta, si può scegliere un luogo in base alla posizione o alla popolarità, ma la cosa migliore sarebbe visitare un luogo in cui i propri desideri e i propri benefici trovano corrispondenza. Tuttavia, qui in Giappone quando si parla dei kami si usa il temine yaoyorozu no kami (八百万の神), ovvero si pensa che ci siano otto milioni di divinità, quindi no è difficile trovare un luogo che corrisponda ai proprio desideri. Seguendo i consigli di mia moglie giapponesi suggerisco sempre di usare il nome del santuario o del tempio che ti premetto di farti un’idea, per quanto approssimativa, della tipologia di benefici offerti dai vari luoghi sacri.

Se si vuole pregare per la pace e la sicurezza della propria famiglia allora dovreste recarvi presso un santuario con il nome che termina con jingu (神宮) ad esempio il Meiji Jingū (明治神宮) di Tōkyō. All’interno dei jingū è custodita e si prega la divinità ancestrale dell’imperatore. 

Se volete pregare per il successo nel mondo degli affari o negli studi, per una lunga vita e per la protezione dalla sfortuna alla dovrete recarvi presso un un santuario che contenga la parola hachiman (八幡). In questi luoghi sacri si venera Hachiman, divinità dei guerrieri. Per esempio l’azienda per cui lavoro si raduna per l’ hatsumōde stesso un santuario di Hachiman della nostra città.

Se siete in procinto di sostenere un esame di ammissione all’università o un concorso statale o volete pregare per il successo scolastico dei vostri figli potete recarvi presso un santuario che contiene il termine tenjin (天神) o tenma (天満). In questi luoghi si venera Sugawara no Michizane (菅原道真) il kami dell’ apprendimento.

Infine se cercate un luogo dove pregare per la prosperità degli affari della vostra azienda o se la vostra azienda è legata al mondo rurale e agricolo e quindi desiderate ricevere una benedizione per un buon raccolto non vi resta che recarvi presso un santuario dedicato ad Inari (稲荷), kami dell’agricoltura e dei commerci.

Se la fortuna in amore è quello che cercate ci sono moltissimi santuari dove è possibile recarsi. Ma, il momento migliore dell’anno per pregare per quello che in Giappone e conosciuto come en-musubi (縁結び) ovvero la creazione di legami, é durante il kannazuki (神無月), ovvero il mese di Ottobre. Ma questa è un’altra tradizione che descriverò in un altro articolo.

In ogni epoca, la prima preghiera dell’anno è sempre stata uno degli eventi familiari più importanti ed emozionanti del Capodanno. Ogni anno un gran numero di persone che vi si recano insieme come famiglia.

La prima uscita dopo il nuovo anno si chiama hatsu-kadome (初門出), ed è considerata anch’essa un’occasione molto felice.

Se visitate il Giappone in concomitanza del Capodanno cogliete l’occasione per godervi questa usanza unica.

Otoshi-dama – お年玉

Continuano la nostra rassegna delle tradizioni giapponesi legate ai festeggiamenti dell’anno nuovo parlando delle otoshi-dama (お年玉), che sono un dono in denaro che viene dato ai bambini durante i primi giorni dell’anno.

Questi regali oggigiorno sono per lo più in denaro, ma in origine si usava regalare dei mochi, considerati un simbolo dell’anima (tamashii, 魂) che, nella cultura giapponese è l’espressione del potere di vivere e rappresenta l’energia che permette a tutte le creature di vivere. Come ho spiegato in un mio precedente articolo, la tradizione vuole che lo spirito del nuovo anno fosse condiviso dal toshigami-sama (年神様, divinità dell’anno nuovo), con tutte le creature viventi, donando loro la forza per vivere l’intero anno. In Giappone, si tengono una serie di eventi per accogliere, intrattenere e salutare il kami del nuovo anno che condividerà con noi il suo spirito, insieme alla felicità e alle benedizioni per il nuovo anno.

Ai bambini giapponesi piace molto il periodo di Capodanno perché ricevono le otoshi-dama dai genitori o dai parenti più stretti. Il dono viene consegnato mettendo il denaro all’interno di una piccola busta detta otoshi-dama bukuro (お年玉袋) o pochi-bukuro (ポチ袋). Esistono diversi tipi di buste in commercio, da quelle classice a quelle raffiguranti i personaggi di anime e manga.

Si dice che il termine otoshi-dama sia legato al concetto di “anima del nuovo anno”. “L’anima del nuovo anno” é detta anche “Toshi-gami-sama no tamashii” (年神様の魂, anima del kami del nuovo anno). Le festività legate al Capodanno sono eventi che danno il benvenuto alla divinità del nuovo anno e sono strettamente legati alla tradizione shintoista. Si dice che toshigami-sama dimori nel kagami-mochi durante questo periodo. Aprendo e  mangiando questo dolce, le persone ricevono una parte dell’anima della divinità che gli conferisce l’energia vitale necessaria per il nuovo anno. Un tempo era molto diffuso un rituale shintoista, conosciuto con il nome di kamgami-biraki (鏡開き, Lett apertura dello specchio), durante il quale si aprivano i kagami-mochi. L’apertura di questo dolce rappresenta simbolicamente il rilascio dell’anima del toshigami-sama e, una volta terminato, i partecipanti ne ricevevano una parte. Quando tornavano a casa, schiacciavano e dividevano ulteriormente la parte ricevuta, avvolgevano le parti in carta e le condividevano con la famiglia e la servitù: questa usanza è considerata la nascita dell’ otoshi-dama. Si racconta che questa tradizione sia diventata di uso comune tra la popolazione durante il periodo Edo (1603-1868), quando le famiglie ricche e i commercianti erano soliti distribuire sacchetti di mochi e mikan (un’arancia mandarino giapponese) alle famiglie per diffondere la felicità all’inizio di ogni anno. Si diffuse anche l’usanza di portare don, chiamati onenshi (御年始), quando ci si recava in visita a parenti o amici durante la notte di Capodanno. È quando si cominciò a regalarli ai bambini che nacque l’attuale tradizione dell’ otoshi-dama. Inizialmente venivano regalati ai bambini i kagami-mochi, ma poi, con il passare del tempo furono sostituiti da altri beni fino a giungere ai soldi. Questa usanza è stata tramandata durante le epoche Meiji, Taisho e Showa, ma fu a partire dal periodo di rapida crescita economica alla fine degli anni Cinquanta, che il denaro divenne la norma, soprattutto nelle aree urbane, e si dice che i destinatari fossero esclusivamente i bambini.

Ma che cifra viene donata normalmente?

Non esiste una regola precisa sulla quantità di denaro da dare, ma c’è una linea guida approssimativa che molte persone seguono. Ad esempio, 2.000 yen per i bambini in età prescolare, 3.000 yen per gli studenti delle scuole elementari, 5.000 yen per gli studenti delle scuole medie e superiori e così via. L’importo varia anche in base al rapporto con il bambino: il proprio, quello dei parenti stretti, quello dei figli degli amici, ecc. Per i bambini troppo piccoli per capire il valore del denaro, al posto dei contanti si regalano giocattoli. Nella mia famiglia si usa regalare una moneta da 500 yen accompagnata da un gioco ai neonati.

Ogni anno con i miei figli si pone sempre il problema di come spendere questi soldi. Generalmente, in caso di somme ingenti, i genitori chiedono ai bambini di metterne da parte almeno una parte per i loro risparmi futuri. A volte i bambini possono usarla per un oggetto speciale e costoso che desiderano da tempo. Tutto dipende dalla famiglia. Indipendentemente da come viene speso il denaro, una cosa su cui la maggior parte dei bambini giapponesi è d’accordo è che ricevere l’otoshi-dama è uno dei momenti più emozionanti del nuovo anno!

O-sechi ryōri – お節料理

Continua il nostro viaggio nelle usanze culinarie giapponesi che si possono gustare nei primi giorni dell’anno parlando dell’ osechi ryōri (お節料理).

di Christian Savini

Sono molte le tradizioni e i detti associati all’osechi ryōri e tutti auspicano la felicità della famiglia. Mettere in questi piatti tutto l’amore e gustarli insieme a tutta la famiglia riunita é uno dei momenti più importanti dei festeggiamenti per il nuovo anno.

L’ osechi ryōri è un’usanza profondamente radicata nella cultura giapponese. Si dice che le sue origini risalgono al periodo Yayoi (300 a.C. – 300 d.C.), quando le persone erano solite offrire cibo alle divinità durante la festa del raccolto per ringraziarli delle loro benedizioni. Si trattava di un’usanza conosciuta come sekku (節句), da cui si ritiene provenga direttamente la parola osechi (お節). La lettera “o” che precede il tendine sechi è un onorifico.

Durante il periodo Nara (710-794), il sekku (節句) era diventato, sotto l’influenza della tradizione cinese, un evento che celebrava il cambio di stagione. Le offerte di cibo alle divinità erano chiamate osechiku (御節供) e venivano preparate in speciali banchetti cerimoniali che si svolgevano nei giorni che segnavano il cambio di stagione, chiamati sechinichi (節日), e uno di questi giorni era proprio il 1° Gennaio, giorno di Capodanno.

Con il passaggio al periodo Heian, questi banchetti erano perlopiù prerogativa della nobiltà del tempo. Tuttavia, nel periodo Edo, anche la gente comune iniziò a praticare questa tradizione e, cercando un modo per rendere la preparazione molto più semplice ed economica, diede vita all’ osechi ryori che tutti conosciamo oggi, servito in scatole impilate chiamate jūbako (重箱), poste al centro della tavola il primo giorno dell’anno e dove vi rimarranno per i tre giorni successivi. I cibi contenuti al suo interno vengono condivisi con tutta la famiglia e gli amici, ed ognuno rappresenta un particolare desiderio per l’anno successivo. Siccome i primi tre giorni del nuovo anno erano i più importanti del periodo dei festeggiamenti. Per evitare di cucinare in quel periodo, le persone preparavano gli osechi ryori in anticipo e li conservavano in queste scatole speciali impilate una sull’altra e li mettevano al centro della tavola la sera di Capodanno. Il primo gennaio, tutti si riunivano e condividevano i pasti nel corso dei tre giorni successivi.

Nel corso dei secoli, questa tradizione si è diffusa nel resto della società e dal periodo Edo (1603-1868) viene servita comunemente in tutto il Giappone. Essa si combinava con altre credenze, in particolare con il fatto che nei primi giorni del nuovo anno si deve evitare qualsiasi tipo di lavoro, compreso quello di cucinare. Ci sono due teorie contrastanti sul perché di questa scelta. Una era legata alla credenza secondo la quale il kami del nuovo anno non dovesse essere disturbato dal rumore della cucina e delle faccende domestiche. Si cercava anche di usare meno possibile il kamado per permettere alla divinità di riposare.

La seconda teoria è semplicemente che l’inizio dell’anno doveva essere un momento di riposo, in cui tutti, e in particolare le donne di casa, che all’epoca svolgevano la maggior parte dei lavori domestici, potevano godersi una meritata pausa.

Le jūbako sono simili alle scatole per il bentō e hanno da tre a nove livelli (la dimensione media è di 2-5 livelli, la dimensione più diffusa in commercio è quella a tre livelli). A differenza delle normali scatole bentō, le jūbako sono laccate e sono molto appariscenti. Queste scatole hanno inoltre un significato simbolico e, secondo la tradizione si dovrebbe mangiare il cibo al loro interno con un paio di bacchette speciali. Il termine jūbako potremmo tradurlo in italiano come “scatole impilate “. Impilare le scatole una sull’altra rappresenta il desiderio della famiglia di “accumulare le proprie benedizioni”. Anche l’ordine in cui si impilano le scatole e  si mangia il cibo contenuto al loro interno è molto importante. Si dovrebbero mangiare per primi i piatti della fila superiore, che contiene piatti leggeri come antipasti e spuntini. Man mano che si scende, si trovano i piatti principali negli. Tradizionalmente, si dovrebbe lasciare vuoto lo strato inferiore, dove si riceverebbe simbolicamente la benedizione del cibo.

Poiché la nascita di questa tradizione è precedente alla nascita della refrigerazione moderna, i cibi contenuti all’interno delle jūbako dovevano essere alimenti che si potevano conservare o lasciare a temperatura ambiente per diversi giorni. Tra i piatti base, presenti ancora oggi, ci sono i nimono (煮物, verdure cotte a fuoco lento) e gli tsukemono (漬け物,cibi in salamoia). Ogni piatto rappresenta anche una benedizione specifica o un desiderio per l’anno successivo. Sono considerati di buon auspicio in base ad aspetti come il colore, il nome o persino la forma.

In vari cibi vengono disposti all’interno dei ripiani delle jūbako secondo un ordine ben preciso. La descrizione che segue dei cibi non é divisa per ripiano, vi basti sapere che i cibi nei cinque ripiani sono divisi per categorie come segue.

Ichi no jū – 一の重

Il primo ripiano contiene gli antipasti

Ni no jū – 二の重

Il secondo ripiano contiene gli yakimono (焼き物,cibi cotti/grigliati). Specialmente pesce che è di buon auspicio.

San no jū – 三の重

Contiene i nimono (煮物, cibi stufati). Il cibo proviene principalmente dalle montagne e viene bollito in modo che la famiglia possa essere vicina e unita.

Yo no jū – 与の重

Il quarto ripiano contiene i sunomono (酢の物, cibi conditi con l’aceto). Perlopiù verdure condite con l’aceto.

Go no jū – 五の重

Il quinto ripiano detto anche hikae no jū (控えの重) va lasciato vuoto perché va riempito con la buona sorte elargita dalle divinità del nuovo anno, oppure si può riempire  con i piatti preferiti della famiglia.

Come scritto in precedenza l’osechi ryōri è nata semplice, composta solo da verdure bollite e riso (si usavano perlopiù solo riso e verdure per chiedere la protezione dei kami per l’anno e i raccolti futuri). Oggi questa tradizione è composta da vari piatti che hanno diversi significati simbolici.

Ogni famiglia prepara, o ordina a negozi specializzati, l’osechi ryōri in modo diverso. Le preferenze personali, il budget e il tempo necessario per preparare i piatti sono presi in considerazione per decidere cosa mettere nelle jūbako. Tuttavia, ci sono piatti comuni che non mancano mai.

Kuromame –  黒豆

I kuromame sono fagioli neri bolliti, caratterizzati da una consistenza morbida e dolce. Il colore nero è associato alla protezione dagli spiriti maligni, mentre la parola che indica il fagiolo, “mame”, viene usata per descrivere una persona diligente e gran lavoratore. Per questo motivo i kuromame sono considerati simbolo di buona salute e duro lavoro per il resto dell’anno.

Kazunoko – 数の子

Kazunoko, significa letteralmente “molti figli”. Questo piatto simboleggia la fertilità e una famiglia numerosa e prospera. Sono uova di aringa salate e marinate in dashi stagionato.

Tazukuri – 田作り

Chiamati anche gomame (五万米) sono piccole sardine essiccate. La traduzione letterale del loro nome è “creatore di risaie”. Questo perché in passato venivano utilizzate come fertilizzanti per le risaie. Simboleggiano così la speranza di abbondanza per l’anno successivo.

Kurikinton – 栗きんとん

Molto amato dai bambini, il kurikinton è un tipo di dolce giapponese a base di castagne e purè di patate. Kuri, ê il termine giapponese utilizzato per indicare la castagna, mentre kinton, significa gnocco dorato o futon dorato. Questo piatto è associato alla ricchezza e al successo. Inoltre, il suo colore dorato e la sua forma rotonda ricordano le monete dorate di forma ovale detta koban (小判) utilizzate durante il periodo Edo.

Datemaki – 伊達巻

Simili ai tamagoyaki, sono omelette dolci arrotolate. L’unica differenza è che i datemaki sono mescolati con pasta di pesce o di gamberi. Sono inoltre conditi con lo stesso aceto utilizzato per il riso utilizzato nella preparazione del sushi. La sua forma arrotolata ricorda la pergamena di uno studioso, motivo per cui è associata alla conoscenza e alla saggezza. Simboleggia anche il successo accademico e il progresso culturale.

Kobumaki – 昆布巻き

Il kobumaki, o alga arrotolata giapponese, è uno dei piatti dell’ osechi ryōri più tradizionali. È associato alla felicità perché kobu (alga) fa parte della parola giapponese che significa felicità, yorokobu (養老昆布). Questo piatto simboleggia l’augurio di un felice anno nuovo. Il ripieno classico di questi maki e il salmone e vengono poi chiusi con una obi di zucca secca detta kanpyō. Questi fagottini vengono poi cotti con salsa di soia, zucchero e mirin.

Kōhaku Namasu – 紅白なます

È un piatto a base di carote e ravanelli sottaceto tagliati a strisce. I colori rosso e bianco sono tradizionali per le celebrazioni Shintō: il rosso è associato alle benedizioni e il bianco ai nuovi inizi. Le verdure utilizzate, carote e ravanelli, simboleggiano i forti legami familiari.

Ebi – 海老

Gamberi bolliti che per la loro forma ricurva e le lunghe antenne, i gamberi sono associati alle persone anziane e simboleggiano quindi l’augurio di una lunga vita. Il riferimento alle persone anziane è anche veicolato da uno dei due kanji che compongono la parola. I kanji usati sono quello di mare e quello di anziano che potremmo rendere come “vecchio uomo di mare”.

Renkon – れんこん

Le radici di loto, conosciuta anche con il nome di hasu, è la parte sotterranea della pianta che conserva tutti gli alimenti nutritivi necessari a quest’ ultima per rigenerarsi. Se avete mai visto o mangiato questa radice molto croccante, avrete notato che sono  piene di piccoli fori. Questi simboleggiano la speranza di poter vedere il futuro ed evitare le disgrazie.

Kohaku kamaboko – 紅白かまぼこ

Il kamaboko è un noto alimento giapponese ottenuto tramite una particolare lavorazione del pesce. Composto principalmente da pesce azzurro e surimi frullati e spesso colorati sino ad ottenere una purea che poi viene compattata formando dei lunghi panetti che vengono cotti fino a quando raggiungono una data solidità che ne permette il taglio. Kohaku, in giapponese, significa rosso e bianco. I colori rappresentano il Giappone e sono generalmente considerati di buon auspicio. Il colore rosso, caratteristico dello shintoismo serve a prevenire gli spiriti maligni, mentre il bianco rappresenta la purezza.

Kōhaku Uta Gassen è anche uno speciale televisivo annuale prodotto dalla NHK più seguito a Capodanno: si tratta di una gara di canto tra due squadre, quella bianca e quella rossa.

Tai – 鯛

L’orata. Il nome di questo pesce ha un significato simbolico che si basa su un gioco di parole. La parola tai è contenuta in un altra parola giapponese medatai (目出度い) che significa felice, gioioso. In Giappone l’orata viene spesso seguita in occasioni speciali ed è anche uno dei piatti che viene servito durante l’ okuizome (お食い初め), la cerimonia del primo pasto che viene dato ai bambini passati i 100 giorni dalla sua nascita. Nella cucina o-sechi, ha lo scopo di portare gioia e felicità nel nuovo anno.

Satoimo – 里芋

Conosciuto anche come radice di taro, questo piatto viene consumato nella speranza che la famiglia sia benedetta da molti figli, proprio come molti piccoli tuberi che crescono dal tubero principale.

Kuwai – くわい

Il kuwai, conosciuto anche come Fukuyama no kuwai,dal nome della zona del Giappone dove viene coltivato, è un tubero acquatico di colore azzurro e con una consistenza molto tenera. La sua forma allungata ha fatto sì che venisse associata a una carriera lunga e stabile.

Gobō – ごぼう

La radice di bardana è un ortaggio comunemente consumato in Giappone. Viene usato per creare diversi piatti come il kimpira, i nimono, insalate ed è usato anche nelle fritture. E una pianta difficile da tagliare e che rimane saldamente ancorata al terreno. Vista questa sua caratteristica si crede che conferisca forza e stabilità.

Zōni – 雑煮

Non poteva mancare una zuppa. Lo zōni è una zuppa molto semplice aromatizzata con dashi nel Giappone orientale e con miso nella zona del Kansai, servita con dei mochi al suo interno. Pubblicherò nei prossimi giorni un articolo dedicato a questo piatto in particolare.

Iwai-bashi – 祝い箸

Le iwai-bashi” bacchette speciali per le feste) sono prodotto con legno di salice o di altro legno bianco, sottili su entrambe le estremità, e utilizzate per i pasti celebrativi come il Capodanno e le cerimonie nuziali. Di solito sono confezionate in un sacchetto di carta ornamentale. Sono realizzate in legno di salice, difficile da rompere, e sono più spesse al centro e più sottili alle due estremità. Si dice che il motivo per cui entrambe le estremità sono sottili è che un’estremità è utilizzata dai kami e si pensava che ricevere le stesse bacchette delle divinità portasse la loro benedizione. La lunghezza è di circa 24 cm e vengono presentati all’interno di un sacchetto che spesso riporta la scritta kotobuki (壽, longevità”) e colori festivi come il vermiglio o l’oro. I sacchetti di bacchette sono disponibili in una varietà di design, per cui è possibile scegliere quello più adatto ai propri gusti.

Nella famiglia di mia moglie, mio suocero scrive i nomi dei membri della famiglia su ogni sacchetto di bacchette la sera di Capodanno, inserisce le bacchette e poi li appoggia tutti sull’altare per pregare per la felicità di ogni membro della famiglia. La tradizione vorrebbe che si continui ad usare le iwai-bashi fino al sette Gennaio in quando non sono usa e getta e possono essere tranquillamente lavate e riutilizzate. Questo dipende sempre da famiglia a famiglia.

Poiché queste bacchette sono considerate come un oggetto portafortuna, è usanza tradizionale portarle in un santuario e bruciarle insieme alle decorazioni di Capodanno durante il dondon-yaki, un rituale per raccogliere e bruciare le decorazioni di Capodanno in un santuario il 15 Gennaio.

Le iwai-bashi vengono sono conosciute anche con altri come come ad esempio:

Ryōkuchi-bashi – 両口箸

Come scritto in precedenza entrambe le bacchette hanno le estremità affusolate, una per le divinità e l’altra per le persone, a significare il shinjin-kyōshoku (神人共食, la condivisione del cibo con le divinità). L’ osechi ha lo scopo di celebrare il nuovo anno e portare felicità condividendo le offerte con le divinità del nuovo anno, quindi le persone condividono il pasto con le divinità utilizzando queste bacchette che possono essere utilizzate su entrambi lati.

Yanagi-bashi – 柳箸

Il salice (yanagi, significa salice bella lingua giapponese) viene utilizzato per la sua robustezza e resistenza alla rottura, in quanto secondo la tradizione porterebbe sfortuna la rottura di una bacchetta durante le celebrazioni.

Tawara-bashi – 俵箸

La parte centrale più spessa è fatta in modo da assomigliare ad un mochi nella speranza di un buon raccolto.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti abbia aiutato a comprendere un po’ di più questa tradizione giapponese. Se ti trovi in vacanza in Giappone in questo periodo non perdere l’occasione di provare questa squisita cucina