Satsuki – 皐


Maggio è arrivato, ammantando il paesaggio con una vegetazione rigogliosa che abbaglia gli occhi. Quando si parla di nomi tradizionali giapponesi per questo mese, satsuki è sicuramente il più familiare. Ma sapete che Maggio vanta una ricca varietà di appellativi alternativi?

Molti calendari, oltre ai numeri da 1 a 12 per i mesi, riportano anche i nomi alternativi dei mesi appartenenti al kyūreki (旧暦), il vecchio calendario luni-solare. Sebbene ci sia una differenza di circa un mese tra il calendario lunare e quello solare, i nomi alternativi dei mesi, wafū-getsumei (和風月名), sono ancora molto suggestivi, apprezzati e utilizzati anche nel calendario solare.

Nella tradizione giapponese, il mese di Maggio era conosciuto con il nome di satsuki (皐月). L’origine di questo appellativo è incerta e avvolta nel fascino della storia.

Una delle ipotesi più accreditate suggerisce che il termine satsuki derivi da sanaezuki (早苗月), un termine antico che indicava il “mese del sanane“, ovvero il periodo in cui le piantine di riso venivano trapiantate nelle risaie. Con il tempo, sanaezuki si sarebbe semplificato in satsuki, conservando comunque  il legame profondo con la coltivazione del riso. Basandosi su questa ipotesi, il termine satsuki rappresenterebbe semplicemente il “mese del trapianto del riso”, sottolineando l’importanza cruciale di questa attività per la società agricola giapponese.

Anche l’adozione del primo kanji “皐” (questo kanji era utilizzato come sostituto del kanji 早 che compone il temine sanae “早苗”) che come compone la parola satsuki non è casuale. Questo carattere racchiude in sé un significato: “riso offerto ai kami“. La scelta di questo kanji riflette la venerazione e la gratitudine che il popolo giapponese nutriva nei confronti delle divinità agricole, considerate garanti del raccolto e della prosperità.

Maggio, con la sua esplosione di verdeggiante bellezza, rappresentava per i giapponesi un momento di grande fermento e speranza. Era il mese in cui si onoravano i kami, e si celebrava il rito propiziatorio del trapianto del riso, un gesto che simboleggiava la rinascita e la promessa di un futuro abbondante.


Facendo qualche ulteriore ricerca si può scoprire che oltre al sopracitato satsuki, il mese di Maggio vanta un ricco repertorio di nomi alternativi nella tradizione giapponese legata all’antico calendario lunare.

Le piantine di riso vengono coltivate nelle nawashiro (苗代), le semenzaie, fino a raggiungere un’altezza di circa 20 centimetri, pronte per essere trapiantate nelle risaie. Queste giovani piantine sono chiamate proprio sanae (早苗).

Nel calendario lunare, Maggio coincideva con il periodo del trapianto del riso, da cui il nome sanaezuki, che letteralmente significa “mese del sanae” (mese del trapianto del riso).

Samidare (五月雨) è il termine giapponese che indica lo tsuyu (梅雨), ovvero stagione delle piogge, un periodo caratterizzato da precipitazioni frequenti e intense.

Anche in questo la lettura “sa” di “samidare” (五月雨) è lo stesso “sa” di “satsuki” (皐月), mentre “midare” (みだれ) significa “gocciolare”. Nel giapponese antico, “samida” (五月雨) era usato anche come verbo, nella forma “samidareru” (五月雨る). In questa eccezione di “samidare“, assume il senso di “pioggia scrosciante”, sottolineando l’abbondanza e l’intensità delle precipitazioni tipiche di questo periodo.

In passato, le popolazioni rurali sfruttavano sapientemente le piogge di Maggio per facilitare il trapianto del riso nelle risaie. L’acqua abbondante creava infatti un ambiente ideale per l’attecchimento delle piantine e per il loro successivo sviluppo.

La coincidenza del periodo delle piogge con il mese di Maggio nel calendario lunare ha dato origine al nome samidarezuki, che testimonia il profondo legame tra la cultura giapponese e i ritmi naturali, riconoscendo nella pioggia di Maggio un elemento essenziale per la prosperità dei campi e la sussistenza della comunità.

Durante la stagione delle piogge, il cielo è spesso coperto da dense coltri di nuvole, rendendo la luna quasi invisibile. Per questo motivo, il mese di Maggio nel calendario lunare era anche conosciuto come tsukimizuzuki ( 月不見月), che letteralmente significa “mese in cui la luna scompare”.

L’oscurità persistente di queste notti di pioggia era chiamata satsukiyami (五月闇). In un’epoca priva di elettricità, la differenza di luminosità tra una notte con luna e una senza luna era abissale ed influenzava sostanzialmente la vita delle persone.

L’assenza della luna durante il mese di Maggio non era solo un fatto naturale e pratico, ma assumeva anche una valenza simbolica e poetica. L’oscurità profonda avvolgeva la natura in un velo di mistero, alimentando la fantasia e l’immaginazione. Le leggende e i racconti popolari si intrecciavano con le paure ataviche dell’uomo di fronte all’ignoto.

L’impossibilità di ammirare la luna, simbolo di bellezza e serenità, poteva anche indurre a un senso di malinconia e nostalgia. In questa atmosfera silenziosa e raccolta, le persone erano piu propense a riflettere sulla propria vita, sui propri sogni e sulle proprie paure.

L’oscurità persistente poteva anche essere vista come un monito sulla transitorietà della vita e sulla caducità di tutte le cose. La luna, pur nella sua bellezza e luminosità, era soggetta a periodi di assenza, così come la vita umana è costellata di momenti di gioia e di dolore.

L’assenza della luna durante il mese di Maggio poteva anche essere interpretata come un invito a riscoprire la bellezza dell’ordinario e a valorizzare la luce che ci circonda ogni giorno. Le stelle, pur meno appariscenti della luna, continuavano a brillare nel cielo, offrendo un tenue ma suggestivo bagliore.

Tsukimizuzuki, il mese in cui la luna scompare, rappresentava un periodo ricco di sfumature e suggestioni per le persone dell’antico Giappone. Un momento di oscurità e mistero, ma anche di riflessione, introspezione e riscoperta della bellezza dell’ordinario. Un monito sulla fragilità della vita, ma anche un invito ad apprezzare la luce che ci circonda ogni giorno.

La stagione delle piogge (梅雨, tsuyu in giapponese) coincide con il periodo di maturazione delle prugne, da cui il termine “tsuyu” (梅雨), che letteralmente significa “pioggia di prugne”.

Nel calendario lunare, Maggio corrispondeva al momento in cui le prugne, inizialmente verdi, si tingevano gradualmente di giallo e rosso. Questo fenomeno cromatico diede origine al nome alternativo Ume no irozuki (梅の色月), che significa “mese in cui le prugne si tingono di colore”.

Un altro appellativo per Maggio nel calendario lunare era umezuki (梅月 o bai-getsu), che significa semplicemente “mese delle prugne”.

L’associazione tra le prugne e il mese di Maggio testimonia il profondo legame che univa gli antichi giapponesi alla natura. Essi erano attenti osservatori del mondo naturale e ne traevano ispirazione per la loro vita quotidiana, la loro arte e la loro cultura.

I pruni e i loro frutti in maturazione rappresentavano per gli antichi giapponesi un simbolo di bellezza, fragilità e rinascita. La loro breve fioritura e il rapido passaggio dal verde al giallo e al rosso richiamavano la caducità della vita e la bellezza effimera della natura. Un momento di contemplazione della bellezza effimera della natura, un invito alla riflessione sulla vita e sulla sua transitorietà, e una celebrazione del profondo legame che univa l’uomo al mondo naturale.

Gogetsu (午月) è un altro nome per il mese di maggio in giapponese e deriva dal fatto che in questo mese si celebra il tango no sekku (端午の節句) meglio conosciuto come kodomo no hi (子供の日), il giorno dei bambini.

Il kanji tan” (端) che compone il termine “tango” preso singolarmente significa “inizio” o “primo”. In origine, il tango no sekku si celebrava il primo giorno “uma” (午) del mese, che corrisponde al segno del cavallo nello zodiaco cinese. Da qui sembra derivino le origini del termine gogetsu. Tuttavia, nel corso del tempo, la data è stata fissata al 5 Maggio.

Si dice che in questo periodo, le persone erano tormentate da malattie e insetti, quindi il tango no hi divenne anche un’occasione per scacciare gli spiriti maligni e pregare per la fine delle epidemie.

Esiste un’ altra teoria legata a questa variante del nome di Maggio importara dall’antica Cina la cui popolazione ha sempre ha dimostrato un grande interesse per il firmamento, specialmente per la costellazione dell’orsa maggiore. Secondo il sistema detto gekken (月建), le tre stelle che formano il manico del “mestolo celeste” erano conosciute con il nome di tohei (斗柄). La posizione serale del tohei rispetto ai dodici segni zodiacali cinesi determinava il nome di ogni mese.

Seguendo questa logica, il 5° mese lunare era chiamato keigo no tsuki (建午月), o uma no tsuki (午の月).

Questo sistema di denominazione lunare, basato sulla posizione dell’Orsa Maggiore, era un modo ingegnoso per tenere traccia del tempo e connettere i cicli celesti con i mesi dell’anno. Sebbene non sia più utilizzato nella vita quotidiana, offre un affascinante spunto di riflessione sulla relazione tra l’uomo e il cosmo nell’antica cultura cinese e giapponese.

Il termine giapponese tagusa (田草) si riferisce alle erbacce che crescono tra le piantine di riso nelle risaie. In questo periodo, le erbacce proliferano e la loro rimozione detta takusatori (田草取り), era un lavoro fondamentale dopo la piantagione del riso.

Le erbacce, se non estirpate, crescono rapidamente e ostacolano la crescita del riso. Per questo motivo, era necessario ripetere l’operazione più volte durante questo mese.

Il mese di maggio lunare era anche chiamato tachibazuki (橘月) perché in questo periodo fioriscono i fiori di tachibana.

Tachibana è una pianta appartenente alla famiglia degli agrumi. I suoi fiori sono bianchi e profumano di freschezza.


Satsuki, con la sua ricca storia e le sue molteplici sfumature di significato, rappresenta un affascinante tassello del patrimonio culturale giapponese, offrendo una preziosa testimonianza del profondo legame che univa l’uomo alla natura e ai suoi cicli vitali.

Shōwa no hi – 「昭和の日」

Ogni anno, il 29 Aprile, il Giappone si immerge in un’atmosfera di commemorazione e riflessione durante lo Shōwa no Hi, il “Giorno Shōwa“. Istituito nel 1989, questo giorno festivo coincide con il compleanno dell’Imperatore Hirohito, figura centrale del periodo Shōwa (1926-1989), un’epoca di profondi cambiamenti e sconvolgimenti per la nazione.

昭和

In italiano, la parola Shōwa significa “pace illuminata”. Questo è il nome attribuito postumo all’Imperatore Hirohito, e anche il nome dell’era durante la quale egli regnò.

La Kokumin no shukujitsu ni kansuru hōritsu (国民の祝日に関する法律), o “Legge sulle festività nazionali”, promulgata nel 1948, ha sancito 16 giorni festivi ufficiali nel calendario nipponico. Tra questi, lo Shōwa no Hi si distingue per la sua data fissa, che lo colloca immutabilmente nel cuore della primavera.

Diversamente da altre festività che ruotano attorno a giorni variabili della settimana, lo Shōwa no Hi offre un punto di riferimento stabile, un’occasione per ripercorrere la storia del Giappone e riflettere sul lascito del periodo Shōwa. Un’epoca segnata da conflitti e tragedie, ma anche da una tenace ricostruzione e da un’ascesa economica senza precedenti.

Il 29 Aprile rievoca un passato ricco di significati per il Giappone. Risalendo agli anni dal 1948 al 1988, questo giorno era solennemente celebrato come Tennō tanjōbi (天皇誕生日), il “Giorno del compleanno dell’Imperatore Hirohito“.

Dopo la scomparsa dell’Imperatore nel 1989, in omaggio alla sua profonda passione per la botanica, il 29 Aprile assunse una nuova veste, divenendo il Midori no Hi (みどりの日), ovvero il “Giorno del Verde”. Una giornata dedicata a riscoprire il legame con la natura, apprezzandone i doni e coltivando un animo sensibile.

Nel 2007, una modifica alla legge sui giorni festivi conferì al 29 Aprile la denominazione di Shōwa no Hi. Un’occasione per ripercorrere l’era omonima, un periodo segnato da profondi sconvolgimenti ma anche da una tenace ricostruzione, traendo preziosi insegnamenti per guardare al futuro del paese con rinnovata speranza.

Conseguentemente a questa modifica, il Midori no Hi venne spostato al 4 Maggio, conservando comunque il suo valore di sensibilizzazione verso l’ambiente e la sua tutela.

In Giappone, la celebrazione del compleanno dell’Imperatore, vanta una storia ricca di fascino e trasformazioni. Prima del 1947 (anno 22 dell’era Shōwa), questa festività era conosciuta come Tenchōsetsu (天長節), un nome che riecheggia la sua antica origine.

Le radici del Tenchōsetsu affondano nella Cina della dinastia Tang (618-907), quando l’Imperatore Xuanzong istituì la festività ispirandosi all’espressione tenchi chōkyū (天地長久) del filosofo Lao-zi. Questa locuzione, che significa “auspicare una vita infinita per l’Imperatore come quella del Cielo e della Terra”, trovò eco in Giappone nell’anno 775 (anno 6 dell’era Hōki, 770-781), quando l’imperatore Kōnin (光仁天皇) celebrò il proprio compleanno con un decreto imperiale.

Tradizionalmente, la data del Tenchōsetsu cambiava con l’ascesa al trono di un nuovo Imperatore. Pertanto, durante i regni dell’imperatore Meiji, dell’imperatore Taishō e dell’imperatore Shōwa, la festività cadeva rispettivamente il 3 Novembre, il 31 Agosto e il 29 Aprile, in concomitanza con i loro compleanni.

Con l’entrata in vigore della “Legge sui giorni festivi nazionali” nel 1948, il Tenchōsetsu venne ribattezzato Tennō tanjōbi. Alla morte dell’imperatore Shōwa, la festività fu spostata al 23 Dicembre, data di nascita dell’imperatore Akihito (明仁天皇), allora Imperatore regnante dell’era Heisei.

Dunque, se si considera l’evoluzione a partire dal Tenchōsetsu del periodo prebellico, la festività celebrata il 29 Aprile ha subito ben tre cambi di nome. La decisione di mantenere il compleanno dell’imperatore Shōwa come giorno festivo fu principalmente motivata dal timore che lo spostamento al 4 Maggio avrebbe comportato un accorciamento della Golden Week, con ripercussioni economiche e sociali negative per la popolazione.

Mentre il compleanno dell’Imperatore Meiji, il 3 Novembre, è diventato il Bunka no Hi (文化の日), il “Giorno della Cultura” e quello dell’Imperatore Hirohito è il “Giorno Shōwa“, molti si chiedono perché il compleanno dell’attuale Imperatore Emerito Naruhito, il 23 Dicembre, non sia un giorno festivo.

In effetti, durante i 30 anni dell’era Heisei (平成時代 1989-2019), il 23 Dicembre era di fatto un giorno festivo ma, con il cambio dell’era in Reiwa, molti hanno avvertito un senso di disorientamento nel vederlo diventare un giorno feriale.

Nel 2019, l’abdicazione dell’Imperatore Akihito e l’ascesa al trono del Principe Naruhito inaugurarono l’era Reiwa. Il compleanno dell’Imperatore Naruhito, il 23 Febbraio, non è attualmente un giorno festivo. Alcune discussioni si sono accese sulla possibilità di istituire l’ Heisei no Hi (平成の日), ovvero “Giorno Heisei“, il 23 Dicembre, in onore dell’Imperatore Emerito Akihito. Tuttavia, al momento, questa data rimane un giorno feriale.

La decisione di non rendere il compleanno dell’Imperatore Naruhito un giorno festivo riflette diverse considerazioni, tra cui il fatto che la sua ascesa al trono è avvenuta tramite un’abdicazione, un evento raro nella storia giapponese, e il desiderio di evitare di creare una “doppia autorità” celebrando contemporaneamente il compleanno di due imperatori.

Lo Shōwa no Hi è definito come un giorno per “ricordare l’era Shōwa, caratterizzata da periodi tumultuosi e dalla successiva ricostruzione, e per riflettere sul futuro del paese”.

L’era Shōwa, durata oltre 60 anni, è stata segnata da eventi tragici come la Guerra del Pacifico e disastri naturali senza precedenti. Per il popolo giapponese, è stata un’epoca di immense sofferenze e di rinascita. Tuttavia, ha anche visto periodi di grande prosperità, con lo svolgimento dei Giochi Olimpici di Tōkyō e dell’Esposizione Universale di Ōsaka, e la trasformazione del Giappone in una delle principali potenze economiche del mondo.

Come sottolineato dal governo giapponese, “il Giappone di oggi è stato costruito sulle fondamenta di quell’epoca. Guardare indietro all’era Shōwa, attingere alle sue lezioni storiche e riflettere sulla natura di un Giappone pacifico ci permette di trarre insegnamenti preziosi per il futuro del nostro paese.”

Lo Shōwa no Hi segna anche l’inizio della “Golden Week“, un periodo di vacanze che va dal 29 Aprile al 5 Maggio. La Golden Week è uno dei periodi festivi più lunghi in Giappone. È anche uno dei periodi di vacanza più trafficati, con molte persone che approfittano del tempo libero per fare viaggi e godersi il fresco tempo primaverile.

Alcuni scelgono anche di visitare santuari, musei o il Musashi ryōbochi (武蔵陵墓地), il Mausoleo Imperiale a Tōkyō, zona Hachiōji (dove è sepolto l’Imperatore Shōwa). In questa giornata, molti musei, come lo Shōwa-kan (昭和館), il Museo Nazionale della Memoria Shōwa di Tōkyō, organizzano conferenze per i visitatori, raccontando loro del periodo Shōwa e della Seconda Guerra Mondiale.

In diverse città del Giappone come ad esempio quella in cui vivo, per far conoscere ai bambini l’era Shōwa, un’idea interessante è quella di proporre loro giochi che erano popolari in quell’epoca. Immergersi in queste attività ricreative di una volta non solo divertirà i più piccoli, ma permetterà loro di comprendere meglio lo stile di vita e la cultura dell’era Shōwa.

L’Otedama è un gioco non competitivo di origine giapponese, in cui si utilizzano piccole palline di stoffa cucite a mano, riempite di fagioli e solitamente realizzate in casa. La sfida consiste nel mettere alla prova la propria agilità cercando di afferrare il maggior numero di palline con una mano sola, mentre se ne lancia un’altra in aria, il tutto cantando canzoni tradizionali giapponesi per bambini. Esistono diverse varianti di questo gioco e infinite possibilità per decorare le palline di stoffa con motivi personalizzati.

Questo gioco consiste nel colpire con la propria carta quella dell’avversario per rovesciarla o farla uscire dal campo di gioco. Per renderlo più coinvolgente, si possono creare Menko personalizzate decorandole con disegni e motivi originali.

Fonte Wikipedia

Utilizzando un filo di lana o di cotone, i bambini possono creare diverse forme con le dita, da soli o in collaborazione con altri.

ll taketonbo è un giocattolo volante realizzato con il bambù. I bambini si divertono a farlo roteare nell’aria sfruttando la forza delle loro mani. Oltre a utilizzare un taketonbo già pronto, viene anche insegnato ai bambini come realizzarne uno con materiali semplici come scatole di latte o cannucce.

Un gioco che consiste nel colpire con una piccola pietra (ohajiki) altre pietre disposte a terra. Il giocatore che riesce a conquistare il maggior numero di ohajiki vince la partita.


In conclusione lo Shōwa no Hi rappresenta un’occasione preziosa per riflettere sulla storia del Giappone e per onorare l’eredità dell’imperatore Hirohito. Celebrare questa ricorrenza non significa solo ricordare il passato, ma anche guardare al futuro con rinnovata speranza e impegno per la pace e la prosperità del Paese.

Oltre alle cerimonie ufficiali e alle manifestazioni pubbliche, questa festività offre l’opportunità di riscoprire le tradizioni e la cultura giapponese attraverso attività divertenti e coinvolgenti, come i giochi tradizionali, la musica e la gastronomia. Trascorrere questa giornata in famiglia o con gli amici rappresenta un modo significativo per rafforzare i legami comunitari e per trasmettere alle nuove generazioni i valori fondanti della società giapponese.

In un mondo in continua evoluzione, lo Shōwa no Hi ci ricorda l’importanza di preservare la propria identità culturale e di trasmettere alle generazioni future il rispetto per la storia e le tradizioni. Celebrare questa ricorrenza con entusiasmo e consapevolezza significa anche contribuire a costruire un futuro migliore per il paese e per i nostri figli.

Rokuyō – 六曜

Che cos’è il rokuyō?

Il rokuyō è un sistema composto da sei termini: senshō (先勝), tomobiki (友引), senbu (先負), butsumetsu (仏滅), taian (大安) e shakkō (赤口). In Giappone, questi termini sono usati come indicatori per la fortuna o la sfortuna di un determinato giorno della settimana.

Le loro origini risalgono alla Cina dove venivano utilizzati per dividere il tempo in sei fasce orarie. In Giappone, sono stati introdotti durante il quattordicesimo secolo e all’inizio, erano utilizzati per determinare la fortuna o la sfortuna di un momento specifico della giornata.

Si potrebbe pensare che i rokuyō possano essere in qualche modo influenzati dal Buddhismo o dallo Shintoismo, tuttavia, non sono legati ad alcuna pratica religiosa.

In passato, la giornata era suddivisa in sei parti: tre dall’alba al tramonto e tre dal tramonto all’alba. A ciascuna di queste sei parti era associato uno specifico rokuyō e fù solo dopo la riforma del calendario di Periodo Meiji (明治時代, 1686-1912) che il rokuyō assunse il ruolo attuale di indicatore giornalierio di fortuna o sfortuna.

Rokuyō e la combinazione di “giorno” e “tempo”

Lo scopo del rokuyō è di indicare le attività da evitare in un determinato giorno. Se decidi di seguirli, è importante conoscere le controindicazioni di ogni giorno.

Oltre alla fortuna o sfortuna generale di un giorno, ogni rokuyō ha anche una specifica associazione con la fortuna o sfortuna all’interno delle diverse fasce orarie della giornata. È quindi importante conoscere entrambi questi aspetti per avere una visione completa e accurata di quando sia più o meno propizio intraprendere determinate attività.

Ecco alcuni esempi di come “giorno” e “tempo” si combinano nel rokuyō:

Taian (大安): Giorno molto propizio. Tutte le fasce orarie sono considerate favorevoli, con la massima fortuna concentrata nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio.

Tomobiki (友引): Giorno neutrale. Tuttavia, le prime due ore del mattino e le ultime due ore della sera sono considerate particolarmente fortunate per iniziare nuove attività.

Senshō (先勝): Mattina propizia, pomeriggio infausto. Quindi, sebbene il giorno in generale sia considerato favorevole, è meglio evitare attività importanti nel pomeriggio.

Senbu (先負): Giorno infausto. In particolare, la fascia oraria centrale del giorno è considerata la più infausta.

Shakkō (赤口): Giorno generalmente propizio, ma con possibili ostacoli. La mattina e la sera sono considerate le fasce orarie più favorevoli, mentre il pomeriggio è sconsigliato per attività importanti.

Butsumetsu (仏滅): Giorno molto infausto. Tutte le fasce orarie sono sconsigliate per qualsiasi attività importante.

Conoscendo le specificità di ogni rokuyō in termini di “giorno” e “tempo”, è possibile prendere decisioni migliori su quando pianificare eventi importanti, iniziare nuovi progetti o svolgere attività delicate.

Tuttavia, è importante ricordare che il rokuyō non è una scienza esatta e non è affidabile.

Nonostante ciò, rimangono una parte interessante della cultura giapponese e possono essere usati come una semplice guida per la pianificazione delle proprie attività.

Come vengono determinati i rokuyō sul calendario?

Se osserviamo un calendario dove sono annotati anche i rokuyō, noteremo che ogni giorno del mese è associato a uno di questi.

In generale, i rokuyō seguono un ordine fisso: Senshō, Tomobiki, Senbu, Butsumetsu, Taian, Shakkō. Tuttavia, a volte si possono osservare delle irregolarità, come due “taian” consecutivi.

La ragione di questa irregolarità risiede nel fatto che i rokuyō sono basati sul kyūreki (旧暦), il vecchio calendario lunisolare.

Ogni primo giorno del mese lunare è associato a un rokuyō specifico come segue:

1° gennaio e 1° luglio: Senshō
1° febbraio e 1° agosto: Tomobiki
1° marzo e 1° settembre: Senbu
1° aprile e 1° ottobre: Butsumetsu
1° maggio e 1° novembre: Taian
1° giugno e 1° dicembre: Shakkō

Indipendentemente dal rokuyō del giorno precedente, il primo giorno del mese lunare assume sempre il rokuyō associato.

A partire dal primo giorno, i rokuyō si susseguono nell’ordine predefinito fino alla fine del mese lunare.
Ecco perché a volte si possono osservare due “taian” consecutivi: se il primo giorno del mese lunare cade in un giorno con “taian“, il giorno successivo avrà lo stesso rokuyō.

L’ordine di fortuna del rokuyō invece, dal più favorevole al meno favorevole, è il seguente:

1. Taian – 大安

1. 大安 (taian): letteralmente “grande tranquillità” è un giorno più propizio per qualsiasi attività importante, come matrimoni, inaugurazioni e firma di contratti.

Taian

Riguardo a questo giorno in giapponese si dice che:

「やってはいけないことが何もない日」

Yatte ha ikenai koto ga nanimo nai hi


Che significa letteralmente “giorno senza proibizioni”. Per questo motivo, molti lo considerano un giorno di grande fortuna.

Tra i rokuyō, è sicuramente il più influente. Taian non è solo un giorno fortunato, ma è considerato il giorno ideale per iniziare qualcosa di nuovo specialmente se di lunga durata, come i matrimoni.

È per questo motivo che molte persone scelgono questo giorno per celebrare il proprio matrimonio, tanto che le sale ricevimenti si riempiono di prenotazioni per i giorni di taian.

Allo stesso modo, molti giapponesi scelgono questo giorno anche per iniziare la costruzione di una casa, per trasferirsi in una nuova abitazione o per acquistare un’automobile.

Anche nel mondo degli affari, si tende a scegliere taian per decisioni importanti come la data di costituzione di una società, l’apertura di un nuovo negozio o il lancio di un nuovo prodotto.

Tradizionalmente, taian è considerato un giorno molto favorevole per eventi importanti come:

Omiyamairi (お宮参り, la prima visita al santuario di un bambino). Segna la presentazione ufficiale del neonato all’ujigami (氏神), la divinità del santuario della propria zona e si svolge solitamente entro 30 giorni dalla nascita.

Shichi-Go-San (七五三, la festa dei sette e cinque anni): celebra la crescita e la salute dei bambini di 3, 5 e 7 anni.

Anzan Kigan (安産祈願, la preghiera per un parto sicuro): un rituale per pregare per una gravidanza serena e un parto senza complicazioni.

Taian e sanrinbō

Tuttavia, anche se taian è un giorno propizio per intraprendere molte attività, se coincide con un sanrinbō (三隣亡) esso è considerato un giorno di grande sfortuna per l’edilizia. Per questo motivo, si consiglia di evitare di pianificare in quel giorno eventi come il trasloco, la posa della prima pietra o il montaggio del tetto, che sono considerate fasi più importanti nellacostruzione di una nuova casa.

Sanrinbō (三隣亡), che potremmo dare un senso in italiano come “tre (三) case vicine (隣) periscono (亡)” è un giorno considerato estremamente infausto per l’edilizia, tanto che si dice che possa portare alla rovina non solo la casa costruita in quel giorno, ma anche le tre case vicine su entrambi i lati. Per questo motivo, qualsiasi attività legata all’edilizia, come il montaggio del tetto o lo scavo del terreno, è considerata ancora oggi un tabù in questo giorno.

Per quanto riguarda il sanrinbō, non vi è traccia di esso nel calendario cinese. Sembra che sia stato creato in Giappone durante l’esplosione di popolarità delle pratiche divinatorie durante il periodo Edo. Tuttavia, anche questo punto è poco chiaro e avvolto nel mistero per il seguente motivo.

Stando a quanti riportato all’interno del Gendai Koyomi yomikaki jiten (現代こよみ読み解き事典, il Dizionario moderno di interpretazione del calendario: “Il giorno infausto chiamato sanrinbō (三隣亡) non è mai stato incluso nei calendari ufficiali sia durante il periodo Edo sia in quelli successivi di periodo Meiji.”

Nei vecchi libricini di periodo Edo, era scritto utilizzando i kanji 三輪宝 ( letteralmente tre ruote del tesoro) e annotato come “giorno propizio per costruire case (屋立てよし) e magazzini (蔵たてよし)”, quindi era originariamente considerato un giorno di buon auspicio.

La spiegazione fornita nel dizionario prosegue dicendo che ai presume che, col tempo, la grafia sia cambiata da “やたてよし” (ya tate yoshi) e “くらたてよし” (kura tate yoshi) a “やたてあし” (ya ta-te ashi) e “くらたてあし” (kura tate ashi). Il dizionario ipotizza che un compilatore di calendari, in un anno imprecisato, abbia copiato erroneamente la “よ” (yo) dell’anno precedente come “あ” (a). In seguito, per evitare che il sanrinbō (三輪宝) con la grafia “あし” (ashi) portasse sfortuna, si sarebbe creato il neologismo sanrinbō scritto con i seguenti kanji (三隣亡).

In questo modo, il sanrinbō diventò un’annotazione del calendario priva di una chiara origine. Tuttavia, divenne popolare tra la gente alla fine del periodo Edo e fu incluso nei calendari detti “obake” (おばけ暦,calendari con superstizioni) durante il periodo Meiji e ha acquisito la sua attuale diffusione.

2. Tomobiki – 友引

Traducibile in italiano come “attrarre amici”, il tomobiki é un giorno generalmente favorevole, adatto per attività come l’inizio di nuovi progetti o fare nuove conoscenze.

Tomobiki

È un giorno considerato propizio al mattino e alla sera, ma infausto a mezzogiorno.

Tomobiki (友引) è anche associato al concetto di “condividere la felicità con gli amici”. Per questo motivo, è considerato un giorno adatto per eventi gioiosi come matrimoni e festeggiamenti. In effetti, è il secondo giorno più popolare per celebrare matrimoni dopo il taian.
Potremmo definirlo come un giorno che simboleggia una sorta di equilibrio tra le forze positive e negative.

Tuttavia, è importante notare che la fascia oraria tra le 11:00 e le 13:00, che include il mezzogiorno, è considerata infausta. Pertanto, si cerca di evitare di organizzare eventi celebrativi durante questa fascia oraria per non incorrere in negatività.

Tomobiki, veglie e funerali

In Giappone, è ancora considerato tabù da molte persone, organizzare una veglia funebre (通夜, tsuya) o un funerale (葬式, sōshiki) durante il giorno di tomobiki.

Questo deriva dal fatto che il termine tomobiki, oltre che significare “attirare gli amici”, in senso positivo, può essere interpretato anche come “il defunto che porta via con sé un amico”, traghettandolo nell’aldilà. Questo significato è considerato di cattivo auspicio e per questo motivo si evita di celebrare questi riti in un giorno di tomobiki.

Tuttavia, è importante sottolineare che questa regola del rokuyō non si applica per le celebrazioni ricorrenti la morte cerimonie come ad esempio l’isshūki (一周忌), il primo anniversario della morte.

3. Senshō – 先勝

È un giorno considerato propizio al mattino, ma infausto nel pomeriggio.

Senshō

Il kanji di senshō può essere letto come “senkachi” o “sakigachi. Senshō è la lettura più comune e il suo significato è “vincere”, “prevalere”. Senkachi e sakigachi sono due letture meno comune ma ugualmente corrette. Senkachi ha lo stesso significato di senshō, mentre sakigachi può essere reso in italiano nel seguente modo “essere il primo a vincere”.

「先んずれば即ち勝つ」

Saki nsureba sunawachi katsu

Potremmo tradurlo in italiano nei seguenti modi

Chi è il primo ad agire ha il vantaggio

Il tempismo è tutto

Prendere l’iniziativa è la chiave per la vittoria

Il suo significato è che è importante essere proattivi e prendere l’iniziativa, in modo da ottenere un vantaggio sugli avversari. Potremmo rissumere il significato intrinseco di senshō come “agire con rapidità porta fortuna” suggerendo che è un giorno propizio per iniziare nuove attività o prendere decisioni importanti, soprattutto durante la mattinata. Senshō è considerato il terzo giorno più favorevole all’interno del rokuyō.

L’idea di fortuna è rafforzata dalla presenza del carattere “勝” (katsu, vittoria) nel composto, e per questo motivo il senshō è visto come un kichijitsu (吉日), giorno propizio, dopo il taian e il tomobiki.

Senshō e le veglie funebri

Le veglia funebri, o tsuya (通夜), in Giappone si svolgono generalmente di sera (per permettere anche a chi lavoro si parteciparvi), protraendosi per tutta la notte, in segno di veglia e di commemorazione del defunto.
Il momento di inizio varia a seconda delle tradizioni locali, ma generalmente si colloca tra le 18:00 e le 20:00 quindi essendo il senshō considerato infausto nel pomeriggio è consigliabile non organizzare la veglia funebre in questo giorno.

4. Senbu – 先負

È un giorno considerato infausto al mattino, ma propizio al pomeriggio.

Senbu

Lo stesso kanji può essere anche lette come “senbu” o “senmake“, oppure “sakimake” a seconda della regione, ma la più diffusa è “senbu.

Il suo significato intrinseco può essere riassunto come “non fare nulla di fretta”, suggerendo che è un giorno in cui è meglio evitare di iniziare nuove attività o prendere decisioni importanti, soprattutto durante la mattinata.

In conclusione senpu non è considerato necessariamente un giorno negativo, ma è un giorno da vivere con calma e prudenza. Se possibile, è meglio rimandare le decisioni importanti e le attività impegnative al pomeriggio o ad un altro giorno più propizio.
È un buon giorno per dedicarsi a se stessi e alle proprie passioni, per riposarsi e ricaricare le energie.

È considerato il secondo giorno più infausto dopo il Butsumetsu.

5. Shakkō – 赤口

Shakkō

Generalmente, è considerato un giorno di cattivo auspicio per la maggior parte delle attività.
Si sconsiglia di iniziare nuovi progetti, firmare contratti, celebrare matrimoni o eventi importanti.
Tuttavia, la fascia oraria tra le 11:00 e le 13:00 è considerata propizia e può essere sfruttata per attività positive.

Shakkō è anche conosciuto con il nome doi shakuzetsu-nichi (赤舌日). Nella tradizione onmyōdō (陰陽道, la via dello Yin e dello Yang), si dice che questo giorno sia governato da un terrificante demone chiamato shakuzetsu-shin (赤舌神). Questo demone tormenta e confonde le persone, rendendo questa giornata incline a ostacoli e sconsigliata per iniziare nuove attività. Questo demone è raffigurato con una lingua rosso fuoco che si dice possa avvelenare le persone. Questo particolare si crede sia l’origine del termine shakkō, bocca rossa.

6. Butsumetsu – 仏滅

Il giorno di butsumetsu è considerato il giorno più infausto tra i sei rokuyō. Semplicemente guardando i kanji, “仏” significa “Buddha” e “滅” significa “morire” o “perire”. Per questo motivo, è spesso interpretato come un giorno infausto, in cui persino il Buddha sarebbe morto.

Interessante anche notare come il termine “Butsumetsu” abbia subito diverse evoluzioni nel corso del tempo. In origine, era conosciuto come kūbō (空亡), che significa “vuoto” o “nulla”. Successivamente, il nome cambiò in kyomō (虚亡). La stessa parola era scritta con lo stesso suono ma con kanji differenti: “物滅” (ぶつめつ), che significa “la distruzione delle cose”, fino a diventare l’attuale butsumetsu.

Esiste tuttavia un’interpretazione buddista del termine che deriva dalla sua precedente forma butsumetsu (物滅). In questo caso, “metsu” non viene percepito come “perire”, ma piuttosto “iniziare”. Quindi, secondo questa particolare concenzione butsumetsu potrebbe essere interpretato come “il giorno in cui le cose iniziano”, ovvero un giorno di nuovi inizi e di cambiamento. In questo caso è prevalente l’influenza dalla religione buddista, che enfatizza l’impermanenza di tutte le cose.

Butsumetsu

In generale, è considerato un giorno di cattivo auspicio per qualsiasi attività. Si sconsiglia di iniziare nuovi progetti, firmare contratti, celebrare matrimoni o eventi importanti.
È preferibile dedicarsi a una giornata di riposo e riflessione, evitando di fare grandi progetti o prendere decisioni importanti.

Tuttavia il giorno di butsumetsu non è necessariamente un giorno da vivere con ansia o paura, ma è un giorno da vivere con consapevolezza e rispetto per la tradizione.
Se possibile, è meglio rimandare le decisioni importanti e le attività impegnative ad un altro giorno più propizio.
È un buon giorno per dedicarsi a se stessi e alla propria crescita interiore.

L’affidabilità del rokuyō: è questo sistema ancora rilevante nella società moderna?

In questo articolo abbiamo esplorato il sistema del rokuyō, un sistema basato sul calendario lunare tradizionale giapponese che categorizza i giorni in base alla loro fortuna.

Tuttavia, è importante sottolineare che trattandosi di pura divinazione, non esiste alcuna prova scientifica della sua attendibilità.

Il sistema ha subito diverse modifiche nel corso della sua storia, adattandosi alle esigenze e alle credenze di epoche diverse. Il sistema si basa su principi astrologici e filosofici che non sono supportati da prove scientifiche.
Ma, nonostante la sua dubbia validità, il rokuyō continua ad avere un certo peso nella cultura giapponese.

Molte persone, soprattutto quelle anziane, consultano il rokuyō per prendere decisioni importanti, come la data di un matrimonio o l’inizio di un nuovo progetto. Spesso la credenza nel rokuyō può influenzare il comportamento e le emozioni delle persone, creando un effetto placebo positivo o negativo.

In definitiva, questo sistema può essere visto come uno strumento utile per:

Avere un’idea generale del clima energetico di un giorno.
Riflettere sulle proprie azioni e decisioni.
Praticare la consapevolezza e la tradizione.
L’importante è non prendere il rokuyō alla lettera e non basare le proprie decisioni unicamente su di esso.

Credo sia importante mantenere un approccio equilibrato. Si può tenere conto del rokuyō, ma è fondamentale valutare anche altri fattori, come la razionalità, il buon senso e le circostanze individuali. Trasformando così il rokuyō in uno strumento per arricchire la propria vita, non per limitarla.

Shunbun no hi, l’equinozio di primavera

La Festa di Primavera, conosciuta in giapponese come shunbun no hi (春分の日), è una delle festività nazionali più amate in Giappone. A differenza di altre festività, la data precisa di questa celebrazione non è fissa, ma varia ogni anno. In questo articolo, viaggeremo attraverso la ricca tradizione di questa festa, scoprendone le origini, il significato e le diverse sfumature.

Lo shunbun no hi è uno dei ventiquattro termini solari (nijūshi sekki, 二十四節気), che dividono l’anno in 24 segmenti basandosi sulla posizione del sole lungo la sua eclittica. In questo giorno, la durata del giorno e della notte è quasi uguale in tutto il mondo. In astronomia, il giorno di primavera segna l’inizio della primavera ed è il momento in cui si inizia a percepire il tepore primaverile.

「自然をたたえ、生物をいつくしむ」

“Onorare la natura e celebrare le creature viventi”

Secondo il naikakufu (内閣府), l’ufficio di gabinetto giapponese, questa festa nazionale (国民の祝日,kokumin no shukujitsu) è stata istituita per “onorare la natura e celebrare le creature viventi”.

Il termine shunbun è composto da due ideogrammi: shun/haru (春) che significa “primavera” e bun (分) che significa “divisione”. Come scritto in precedenza questa festa cade infatti in un giorno particolare, quando la durata del giorno e della notte è quasi uguale in tutto il mondo. Questo evento astronomico, chiamato equinozio di primavera, segna l’inizio ufficiale della stagione primaverile nell’emisfero settentrionale.

L’equinozio di primavera può verificarsi tra il 20 e il 21 Marzo di ogni anno. La data precisa viene calcolata in base a complessi calcoli astronomici che tengono conto del moto di rotazione terrestre. Per questo motivo, la festa di primavera non ha una data fissa sul calendario.

Questa data non è fissata per legge, ma viene determinata in base al reki-yōkō (暦要項), un calendario ufficiale pubblicato dall’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone, il Kokuritsu-tenmon-dai (国立天文台).

Il reki yōkō viene pubblicato circa un anno prima, fornendo la data ufficiale dello shunbun no hi per l’anno successivo

Secondo quando riportato sul sito dell’ Osservatorio Astronomico Nazionale, sebbene il shunbun no hi cada generalmente il 20 o 21 Marzo di ogni anno, la data precisa può variare a causa di due fattori principali:

  1. Il moto del Sole e della Terra:

Il Sole si muove lungo un’orbita immaginaria chiamata eclittica, kōdō (黄道) in giapponese.

L’equatore terrestre, se prolungata fino al cielo, forma un’altra linea immaginaria chiamata equatore celeste, ten no sekidō (天の赤道) in giapponese.

I due punti in cui l’eclittica e l’equatore celeste si intersecano sono chiamati punto di primavera (春分点, shubun ten) e punto d’autunno (秋分点, shūbun ten).

Lo shunbun no hi cade il giorno esatto in cui il sole, lungo la sua orbita eclittica attraversa il punto di primavera.

  1. Le variazioni del moto terrestre:

La rotazione terrestre non è costante e può subire lievi accelerazioni o decelerazioni nel tempo.

Questi cambiamenti, seppur minimi, possono accumularsi e causare un leggero spostamento del punto di primavera.

Per questo motivo, la data dello shunbun no hi non è mai la stessa e deve essere calcolata ogni anno con precisione.

Le feste nazionali giapponesi hanno spesso origine da cerimonie religiose, conosciute come kyūchū-saishi (宮中祭祀) tenute dall’imperatore e dall’imperatrice per la felicità del popolo. Il giorno di primavera non è da meno, traendo origine dalla cerimonia di primavera per gli spiriti imperiali, la shunki kōreisai (春季皇霊祭).

Questa cerimonia celebra il periodo in cui tutta la vita nella natura si risveglia e rinasce. Per questo motivo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il giorno di primavera è stato adottato come festa nazionale.

Sebbene comunemente chiamata festa di primavera, lo shunhun no hi, nello Shintō è anche conosciuto come “Cerimonia di Primavera per gli Spiriti Imperiali” (春季皇霊祭, Shunki Kōreisai).

Si tratta del nome antico della festività e, pur essendo oggi una festa nazionale, le sue origini risiedono in un rito religioso. In origine, l’imperatore si recava presso il Kōreiden (皇霊殿), uno dei tre santuari presenti all’interno del palazzo imperiale, per venerare gli spiriti dei suoi antenati, a partire dai primi imperatori fino ai membri defunti della famiglia imperiale.

Le prime attestazioni di questo rituale si trovano nel Kojiki (古事記) e nel Nihon Shoki (日本書紀) due testi storici giapponesi. Inizialmente, durante il periodo Heian (平安時代794-1185), la cerimonia si svolgeva secondo la tradizione buddista nel seiryōden (清涼殿) all’interno del Kyōto-gosho (京都御所), il palazzo imperiale di Kyōto. Tuttavia, durante il periodo Meiji (明治時代, 1868-1912), il rito venne convertito in un culto shintoista.

Questo giorno ci fa riflettere sulla nostra stessa esistenza, frutto del sacrificio e del lavoro dei nostri antenati.

Importante è ricordare il legame del shunbun ni hi con la festività buddista dell’Ohigan (お彼岸)

L’Ohigan (お彼岸) è una festività buddista celebrata due volte all’anno, in corrispondenza proprio dell’equinozio di  primavera e dell’equinozio d’autunno (秋分の日, shūbun ni hi). La celebrazione vera e propria dura sette giorni, includendo i tre giorni prima e i tre giorni dopo l’equinozio.

Nella tradizione dello Jōdo Shinshū (浄土真宗, il Buddismo della terra pura), il mondo in cui viviamo, pieno di sofferenza e illusioni, è chiamato shigan (此岸, letteralmente “questo mondo”), mentre il nirvana, la terra della beatitudine eterna, è chiamato higan (彼岸, letteralmente “l’altra riva”).

Durante gli equinozi, giorno e notte hanno la stessa durata. Secondo la tradizione, in questo periodo il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottiglia. Questo cambio di stagione diventa un’occasione per la riflessione personale e per ricordare e onorare i defunti.

Il cibo tipico di questa giornata è il bota-mochi (ぼた餅), un dolce fatto con il mochigome (糯米/もち米), riso glutinoso e ricoperto di pasta di azuki (小豆), i fagioli rossi. Il colore rosso della pasta di fagioli è considerato un portafortuna e si dice che abbia il potere di allontanare gli spiriti maligni. Si pensa che l’usanza di mangiare il botamochi derivi dalla tradizione di offrirlo agli antenati durante l’Ohigan.

Il termine botamochi (牡丹餅) è composto da due kanji (anche se quasi sempre lo si vede scritto in hiragana):

Bota (牡丹) che significa “peonia”

Mochi (餅) che significa “dolce di riso glutinoso”

Si crede che l’origine del nome sia legata all’aspetto del dolce. La forma arrotondata del botamochi, servito spesso avvolto in un foglio di bambù, ricorda infatti il nocciolo del fiore di peonia.

Esistono due teorie principali sul perché il botamochi sia stato associato alla peonia:

  1. Periodo di fioritura:

Il botamochi viene tradizionalmente consumato durante la stagione della peonia, che in Giappone va da metà Marzo a Maggio. In questo periodo, i fiori di peonia sbocciano in tutta la loro bellezza, e il dolce rappresenta un modo per celebrare questa stagione. Il colore rosso dei fiori di peonia è considerato di buon auspicio in Giappone.

  1. Simbolismo:

La peonia con il suo colore rosso è un fiore molto apprezzato in Giappone, simbolo di ricchezza, prosperità e fortuna. Il botamochi, con la sua forma rotonda e il colore rosso rimanda a questi stessi simboli, assumendo un significato propiziatorio .

Le prime attestazioni del botamochi risalgono al periodo Heian (平安時代, 794-1185). In quel periodo, il dolce era conosciuto come kaimochi (かいもち). Il nome botamochi si diffuse in seguito, diventando il termine più utilizzato a partire dal periodo Edo (江戸時代, 1603-1868).

「棚からぼたもち」

Tana kara botamochi

Esiste un proverbio giapponese che recita: Tana kara botamochi (棚からぼたもち), che significa letteralmente “un botamochi cade da una mensola”. Il proverbio è usato per indicare una situazione di fortuna inaspettata, un vero e proprio “colpo di fortuna”.

Il potere benefico del riso rosso, sekihan: un tocco di fortuna per l’equinozio.

Analogamente al botamochi, anche il sekihan (赤飯, riso rosso con fagioli azuki) è considerato un alimento con proprietà propiziatorie.

Il termine sekihan (赤飯), vuole dire letteralmente “riso rosso”, indica un piatto tipico della cucina giapponese a base di mochigome (餅米, il riso glutinoso) e fagioli azuki.

Le origini del sekihan sono antiche e risalgono al periodo Jomon (縄文時代, 14.000-300 a.C.). In origine, il piatto era preparato con riso selvatico e fagioli rossi fermentati. La versione moderna si è diffusa durante il periodo Edo (1603-1868).

Fin dall’antichità in Giappone, si credeva che il colore rosso dei fagioli azuki avesse il potere di scacciare gli spiriti maligni. Per questo motivo, durante l’equinozio di primavera e d’autunno, è tradizione preparare e offrire il sekihan come simbolo di buon auspicio e protezione.

Il consumo del sekihan durante l’equinozio assume un significato più profondo, associandosi al rituale di purificazione e rinascita. Il colore rosso, emblema di vitalità e forza, rappresenta la vittoria della vita sulla morte e la speranza di un nuovo inizio.

La preparazione del sekihan è semplice e richiede pochi ingredienti: mochigome, riso glutinoso, fagioli azuki, acqua e sale. Il riso viene cotto a vapore insieme ai fagioli, assumendo una caratteristica colorazione rosso intenso. Il sapore dolce e leggermente salato del sekihan lo rende un piatto versatile, perfetto per accompagnare diverse pietanze o da gustare da solo.

Esistono diverse varianti del sekihan a seconda della regione del Giappone. In alcune zone si aggiungono verdure, castagne o altri ingredienti al riso.

Oltre al suo valore simbolico, il sekihan rappresenta un momento di condivisione e convivialità. Durante l’equinozio, le famiglie si riuniscono per preparare e gustare questo piatto antico, tramandando di generazione in generazione una questa ricetta ricca di significato e di gusto.

Il passaggio dall’inverno rigido alla mite primavera rappresenta un momento di cambiamento delicato per il nostro corpo. Le temperature incostanti e il risveglio della natura possono influenzare il nostro equilibrio e le nostre difese.

In Giappone, per accompagnare questo periodo di transizione, esiste una tradizione secolare: il consumo di higan-soba (彼岸そば) e higan-udon (彼岸うどん), i soba e gli udon dell’equinozio di primavera o dello Ohigan)

Questi due tipi di alimenti sono particolarmente indicati per questo periodo grazie alle loro proprietà:

Digestibilità: facili da digerire, aiutano a lenire lo stomaco e l’intestino dopo i rigori invernali.

Nutrienti: ricchi di carboidrati, forniscono energia e sostengono il corpo durante il cambio di stagione.

Simbolismo: la caratteristica lunghezza di soba e udon rappresenta la longevità e la prosperità.

Consumare i soba e udon durante l’equinozio di primavera non è considerato solo un mero atto di gusto, ma un vero e proprio rituale di benessere. Un momento per prendersi cura di sé, con un piatto semplice e nutriente che rinvigorisce il corpo e lo spirito.

Il loro sapore delicato e versatile si presta a diverse preparazioni, con brodi caldi o freddi, verdure di stagione e altri ingredienti a seconda dei gusti e delle tradizioni locali. Un piatto che unisce gusto e tradizione, celebrando la rinascita della natura e la nuova energia della primavera.

Questi alimenti rappresentano un ponte tra passato e presente, un antico rituale che si rinnova ogni anno, unendo la saggezza della tradizione al gusto e al benessere del corpo. Un modo per connettersi con la natura e con i propri cari, assaporando un piatto semplice ma ricco di significato.

Conosciuta anche come hyakka no ō (百花の王), la “regina dei fiori”, la peonia si distingue per la sua bellezza regale, con fiori grandi e colorati che sbocciano in primavera.

La peonia è un simbolo di buon auspicio in molte culture, associata alla ricchezza, alla prosperità e alla felicità. In Cina, è considerata un fiore sacro e viene spesso regalata come simbolo di augurio per il nuovo anno.

La peonia compare in diverse forme d’arte giapponesi, come la poesia, la letteratura e la pittura. Il suo nome, botan (牡丹), deriva da “botan-e“, che significa “fiore rosso”. La peonia è anche un motivo decorativo popolare sin dal periodo Heian, presente su kimono, ceramiche e altri oggetti d’arte.

Dalla fine di marzo alla fine di aprile, gli alberi di magnolia ci regalano la loro bellezza con fiori che sfoggiano un delicato contrasto: bianco all’interno e rosso porpora all’esterno.

I boccioli della magnolia custodiscono un segreto: sono sempre rivolti verso nord. Un enigma che ha dato origine al soprannome di “fiore bussola”.


La Festa di Primavera rappresenta un momento di rinascita e di speranza per il popolo giapponese. È un’occasione per riflettere sulla bellezza della natura e per apprezzare i doni che essa ci offre. Le celebrazioni di questa festa sono un modo per rafforzare il legame con la tradizione e per guardare al futuro con ottimismo.

Usuzumi – 薄墨

L’inchiostro diluito

Perché i giapponesi usano l’usuzumi per scrivere sulle buste di condoglianze?

Nelle cerimonie funebri giapponesi, le buste di condoglianze, dette gokōden (御香典), sono un elemento fondamentale. La tradizione vuole che vengano scritte a mano con inchiostro nero, ma in modo particolare, si consiglia infatti di diluire l’inchiostro per ottenere variazioni di grigio più tenui. Questo inchiostro diluito ė conosciuto in Giappone con il nome di usuzumi (薄墨).

Il termine usuzumi (薄墨) è composto da due kanji:

薄 (usu): significa “sottile”, “leggero”, “debole”.
(sumi): che indica “inchiostro giapponese”.
Quindi, letteralmente, usuzumi, significa “inchiostro sottile” o “inchiostro leggero”. In italiano, viene tradotto come “inchiostro diluito”.

Chiaramente al giorno d’oggi raramente si utilizza il pennello e l’inchiostro ma si trovano in vendita delle penna o dei timbri con il vostro nome di famiglia con inchiostro di varie gradazioni di grigio.

Perché si usa l’inchiostro diluito per scrivere sulle buste delle condoglianze in Giappone?

Simboleggiare il lutto

L’usuzumi, con la sua tonalità più tenue, evoca l’immagine delle lacrime versate per il defunto, la gravità e la solennità del momento.

Rispetto per il defunto e la sua famiglia

L’inchiostro diluito esprime umiltà e rispetto verso il defunto e per il dolore della sua famiglia. Mia moglie mi spiegava che scrivere con inchiostro nero intenso potrebbe essere visto come un atto di arroganza e poco rispettoso.

Esistono diverse teorie sul perché si usi l’inchiostro diluito. La più diffusa è che simboleggia il dolore per la perdita del defunto. In passato, non esistevano penne come le conosciamo oggi, e la scrittura avveniva principalmente con pennelli intinti nell’inchiostro. L’inchiostro diluito, essendo più fluido e chiaro rispetto all’inchiostro normale, evoca l’immagine delle lacrime che offuscano la vista e diluiscono l’inchiostro.

Un’altra teoria sostiene che l’inchiostro diluito rappresenti la fretta con cui ci si reca al funerale dopo aver appreso la notizia della morte. In questo caso, il tempo per preparare l’inchiostro correttamente è limitato, e si usa quindi l’inchiostro diluito per simboleggiare la premura di giungere al fianco del defunto e dei suoi familiari.

Indipendentemente da una teoria specifica, l’uso dell’usuzumi sulle buste di condoglianze è una tradizione consolidata che affonda le sue radici nel passato. Si presume che questa usanza risalga al periodo Edo (江戸時代, 1603-1868), ben prima che le penne diventassero di uso comune, ovvero prima dell’epoca Meiji (明治時代, 1868-1912).

Sebbene sia generalmente considerato un segno di rispetto utilizzare l’inchiostro diluito per scrivere sulle buste di condoglianze, questa regola non è universale.

In alcune zone del Giappone, infatti, è consuetudine utilizzare inchiostro normale anziché diluito. Per esempio un mio collega che proviene dal Kansai mi ha detto che a Kyōto, l’inchiostro diluito non veniva mai usato in passato. Solo ultimamente l’utilizzo dell’inchiostro diluito sta diventando più frequente, anche se non ancora la norma.

Per questo motivo, se vi siete appena trasferiti in Giappone o da una regione ad un’altra all’interno del paese, è sempre consigliabile informarsi in anticipo sulle usanze locali per evitare di commettere errori e dare un’impressione negativa.

Esistono infatti diverse altre zone del Giappone dove l’inchiostro diluito non è utilizzato. Non conoscendo le usanze locali, si rischia di incorrere involontariamente in una mancanza di rispetto.

Se non possedete un pennello e inchiostro diluito, non è un problema utilizzare un normale pennello con inchiostro nero. Tuttavia, oggigiorno è possibile trovare facilmente pennelli con inchiostro diluito, detti usuzumi no fudepen  (薄墨の筆ペン) anche presso i konbini, quindi è consigliabile procurarsi uno di questi se non si è di fretta. Normalmente questi pennelli possiedono due estremità, una per scrivere con il classico inchiostro nero e una per scrivere usando l’ usuzumi. Quelli economici hanno poco inchiostro al loro interno e durano decisamente poco.

Quando scrivete con questi pennelli vi consiglio di fare molta attenzione perché l’usuzumi, contenendo più acqua rispetto all’inchiostro normale, è più facile che si vada a sbavare e renda la scrittura poco leggibile. Per evitare questo problema, consiglio di muovere il pennello più velocemente durante la scrittura. Inoltre, tamponate la punta del pennello con un fazzoletto di carta prima di scrivere per rimuovere l’eccesso di inchiostro.

Volendo seguire alla lettera l’etichetta di preparazione del kōden sappiate che esistono diverse gradazioni di grigio da utilizzare a seconda del grado di parentela con il defunto. Un grigio più chiaro indica un legame più lontano.

L’unica parte della busta di condoglianze su cui è possibile utilizzare penne a sfera o pennarelli è la busta interna. In questo caso, la leggibilità è fondamentale, in quanto l’importo del denaro donato deve essere chiaro per i familiari del defunto. Importante scrivere anche l’indirizzo per ricevere il dono di ritorno, okaeshi (お返し), che la famiglia del defunto è solita spedire a casa per chi non ha potuto partecipare ma ha comunque consegnato il kōden tramite un’altra persona.

In molti negozi è possibile trovare buste di condoglianze già prestampate. In questo caso, non è necessario preoccuparsi di scrivere a mano, ma è importante assicurarsi che la stampa sia di alta qualità e che l’inchiostro sia di un colore nitido e mai sbiadito.

Il motivo per cui si usa l’usuzumi per i kōden, che si consegna quando ci si reca alla tsuya (通夜), la veglia funebre e alla cerimonia di commiato è perché si tratta di eventi improvvisi, a cui non ci si può preparare e a cui si partecipa in fretta, dopo aver ricevuto la notizia improvvisa del lutto. Come abbiamo già detto, in generale si usa l’inchiostro diluito per le condoglianze per esprimere il proprio dolore per la perdita del defunto, ma è importante ricordare che si usa anche per simboleggiare proprio la fretta con cui si è giunti al funerale.

Curiosità che riguarda le banconote che vanno inserite nel kōden. Normalmente in Giappone quando si consegnano dei regali in segno di augurio o di congratulazioni, come quando si partecipa ad un matrimonio, vengono sempre usate banconote nuove, perfette senza nessuna piega.

Al contrario, le banconote inserite in un kōden sono normalmente dalle banconote usate. Ciò si basa sulla convinzione che, poiché le banconote nuove devono essere preparate in anticipo, se le avete pronte, potrebbe passare il messaggio che avete previsto la morte della persona.

Al contrario, per commemorazioni come il shijūkunichi (四十九日, quarantanovesimo giorno dopo la morte), l’isshuki (一周忌) e il sankaiki (三回忌), rispettivamente il primo anno e il secondo anniversario della morte, si usa il classico inchiostro scuro. Questo perché non c’è bisogno di usare l’inchiostro diluito per eventi che sono programmati in anticipo e per i quali si ha quindi il tempo di prepararsi.

In conclusione mi sento di dire che l’ utilizzo dell’usuzumi nella preparazione del kōden è un gesto di rispetto e di attenzione verso il defunto e la sua famiglia. È importante seguire l’etichetta e utilizzare l’inchiostro diluito solo per le occasioni appropriate. In questo modo, si dimostra la propria sensibilità sia verso il defunto sia verso la sua famiglia.

啓蟄 – Keichitsu

Questa mattina, mentre mi avviavo verso il genkan il calendario appeso alla parete mi ha ricordato che domani, 6 Marzo, è il giorno del Keichitsu (啓蟄), il “risveglio degli insetti”. È quel momento dell’anno in cui gli insetti cominciano a emergere dalla terra, lasciandosi alle spalle il gelo dell’inverno.

Vivendo in Giappone da più di 10 anni, sono riuscito a percepire il profondo legame che il suo popolo ha con le stagioni, un legame molto diverso da quello che conoscevo prima del mio trasferimento.

L’importanza e l’influenza delle stagioni sulla vita quotidiana affondano le loro radici nell’antico Giappone agricolo, dove l’osservazione del ciclo stagionale era fondamentale per adattarsi alle mutevoli condizioni climatiche. Questa consapevolezza permea ancora oggi vari aspetti della cultura giapponese che ho imparato a conoscere nel corso degli anni.

Nella cucina giapponese, ad esempio, si privilegia l’utilizzo di ingredienti stagionali, che riflettono la freschezza e la varietà delle stagioni. Anche nel design del packaging dei prodotti commercializzati e nelle campagne pubblicitarie, si nota un’attenzione particolare alla stagionalità e alla natura mutevole dell’ambiente circostante.

Questo profondo rispetto per le stagioni è diventato parte integrante della mia esperienza qui in Giappone, arricchendo il mio rapporto con la cultura e l’ambiente che mi circonda.

Da quando mi sono trasferito in Giappone, ho scoperto un approccio unico alla percezione delle stagioni, che si discosta notevolmente dalla nostra consapevolezza delle quattro posizioni fondamentali del sole (gli equinozi e i solstizi, che delineano le quattro stagioni).

Qui in Giappone, così come in altre zone dell’Asia, ho imparato che si individua una serie molto più fitta di posizioni del sole che si succedono approssimativamente ogni 15 giorni, dando origine a stagioni chiaramente definite e ricche di significato. Questa prospettiva mi ha permesso di apprezzare e comprendere meglio il profondo legame che i giapponesi hanno con la natura e con il passare del tempo.

Ho sperimentato personalmente la differenza nello scorrere delle stagioni rispetto all’Italia, dove il concetto di quattro stagioni è saldamente radicato. Qui, le stagioni non sono solo quattro, ma molte di più, ognuna con una caratteristica precisa che riflette un momento distintivo nel ciclo della natura.

Questa prospettiva mi ha fatto comprendere quanto il concetto di tempo e stagioni sia diverso qui in Giappone, e ho potuto sperimentare personalmente come il fluire del tempo si manifesti in modo unico sulla mia pelle, offrendomi una nuova prospettiva sul ciclo della natura e sul passare delle stagioni.

Prima dell’adozione del calendario gregoriano nel 1873 durante il periodo Meiji (1868-1912), il Giappone utilizzava il kyūreki (旧暦), il calendario lunare per contare il tempo. L’ anno era suddiviso in 24 parti dette setsu (節句), conosciuti anche come termini solari, secondo la definizione dei nijūshi-sekki (二十四節気) ovvero i 24 momenti salienti caratterizzanti ogni setsu. Questi segnano lo scorrere del tempo e il cambio delle stagioni, permettendo di percepire con precisione il momento in cui ci si trovava nel ciclo annuale.

Questo calendario si basava sul ciclo di crescita e declino della luna, risultando spesso non in sincronia con le effettive stagioni. Di conseguenza, gli agricoltori si basavano sui nijūshi sekki (i 24 termini solari) per determinare i tempi di semina e raccolta nei loro campi.

I nijūshi sekki iniziano con il giorno del risshun (立春, “l’inizio della primavera”) e terminano con daikan (大寒 “la stagione più fredda”).

I nijūshi sekki non solo diventarono un mezzo pratico per riconoscere i cambiamenti stagionali, ma anche giorni in cui si celebravano una varietà di feste popolari. In particolare, giorni come setsubun (節分, il giorno prima di risshun), il shunbun (春分)l’equinozio di primavera), il shūbun (秋分 l’equinozio d’autunno) e il tōji (冬至, solstizio d’inverno) divennero momenti significativi in cui una vasta gamma di festività religiose, risalenti all’antichità, si svolgevano sia alla corte imperiale che tra la gente comune.

Questa stretta connessione tra i nijūshi sekki e i matsuri giapponesi riflette la profonda relazione del popolo giapponese con le stagioni e le tradizioni culturali che ne derivano.

Fino al 1843, alla fine del Periodo Edo (1603-1868), le divisioni stagionali venivano calcolate dividendo l’anno lunare in ventiquattro parti uguali, utilizzando un metodo noto come heikihō (平気法) o kōkihō (恒気法). Successivamente fu introdotto un metodo diverso chiamato teikihō (定期法), basato su ventiquattro divisioni uguali.

Il sistema precedente si fondava su un mese lunare di 28 giorni, il quale risultava più breve di diversi giorni rispetto all’anno solare di 365 giorni. Questo rendeva necessaria l’inserzione di un mese intercalare ogni due o tre anni. Con il nuovo metodo, il ciclo è suddiviso in ventiquattro parti uguali, riducendo al minimo le variazioni annuali.

Keichitsu (啓蟄) è proprio uno di questi 24 termini solari. La parola si compone di 2 kanji, 啓 (kei o hiraku) significa “apertura, aprirsi” e 蟄 (chissu) indica proprio il letargo degli insetti durante i gelidi mesi invernali.

Keichitsu, rappresenta un momento significativo dell’anno, indicando la posizione precisa del sole mentre avanza nel suo ciclo annuale, marcando l’inizio del declino dell’inverno e l’avvicinarsi della primavera. Questo periodo, che cade intorno al 5-6 marzo nel calendario gregoriano e si conclude nel giorno del shunbun (春分, equinozio di primavera) il 20 Marzo, segna il momento in cui le temperature iniziano a risalire, sciogliendo il gelo invernale e permettendo agli insetti di risvegliarsi e tornare alla vita attiva. È un momento di transizione, in cui la natura comincia a risvegliarsi dalla sua dormienza invernale, anticipando il ritorno della vitalità e della rinascita che caratterizzano la stagione primaverile in Giappone.

Keichitsu è anche conosciuto come sugomori-mushito wo hiraki (蟄虫啓戸). Ovvero gli insetti che si risvegliano dal letargo invernale iniziano a muoversi.

I kanji di hiraku (啓, aprire) e to (戸, porta) fa riferimento alla fine del letargo quando gli insetti e gli animali escono dalle loro tane ai primi tepori primaverili.

Il kanji 蟄 all’interno del composto 蟄虫啓戸 significa proprio  che gli animali si nascondono nel terreno durante il periodo invernale.

Il kami 啓 significa aprire qualcosa che è stato chiuso.

Infine il kanji 戸 si riferisce a una porta.

Anche se utilizziamo il termine mushi (虫) “insetti”, è importante notare che si tratta di una categoria ampia che include vari animali come rane, serpenti e lucertole, e tutti iniziano il loro risveglio in questo periodo.

Questi animali, considerati sotto il termine ombrello “mushi“, potrebbero suscitare una certa inquietudine per chi ha paura di rane o serpenti. Tuttavia, l’immagine di queste creature che emergono, ancora un po’ assonnate, è un momento tenero che ci fa sorridere e augurare con serenità all’arrivo della bella stagione.

Con il tepore del sole che avvolge il paesaggio, in Giappone è giunto il momento perfetto per dare inizio ai lavori agricoli.

Da tempi antichi, l’ 8 Febbraio è conosciuto come kotohajime (事始め) ovvero il momento di inizio delle celebrazioni annuali e dei cicli agricoli.  Questa data, legata al calendario lunare, coincide con il periodo attuale di Marzo, segnando l’avvento della primavera. L’8 Febbraio rappresenta l’inizio di un lungo viaggio attraverso le stagioni agricole, conosciuto con il nome di koto-yōka (事八日), che termina con il koto-osame (事納め) dell’8 Dicembre.

Con l’avvio dei lavori agricoli, si accolgono i raccolti autunnali, e così, da tempi immemorabili, la vita agricola in Giappone è stata scandita dal susseguirsi delle stagioni. Il calendario e la coltivazione del riso, in particolare, sono intrecciati in un legame indissolubile, riflettendo la natura ciclica della vita agricola.

Sebbene io possa solo immaginare la fatica e la gioia di questo stile di vita, mi ritrovo a percepire un senso di affetto mentre a cena preparo il riso o lo mangio assieme alla mia famiglia, consapevole delle molteplici emozioni trasmesse attraverso questo semplice gesto. La storia dell’agricoltura giapponese è un viaggio che abbraccia le stagioni, un’ode alla connessione intima tra l’uomo e la natura.

ひな祭り – Hina Matsuri

Il 3 Marzo segna un evento speciale nel calendario giapponese: è il giorno dello Hinamatsuri (ひな祭り), il Festival delle Bambole. Questa celebrazione è dedicata alla gioia e al benessere delle ragazze, augurando loro una vita piena di felicità e una crescita prospera. La data, nel calendario lunare, coincide con il periodo in cui i fiori di pesco sbocciano, da cui il nome momo no sekku (桃の節句, letteralmente il “festival delle pesca”).

Le radici dello Hinamatsuri affondano nelle tradizioni dell’antica Cina, dove cerimonie simili erano praticate per scacciare la sfortuna. Queste pratiche trovarono poi casa in Giappone, dove si fusero con il gioco delle bambole amato dalla nobiltà. Questa sinergia tra culture e tradizioni ha plasmato l’Hinamatsuri così come lo conosciamo oggi, un momento speciale per celebrare le giovani donne e augurare loro un futuro luminoso.

Hinamatsuri, è tradizionalmente celebrato il 3 Marzo, nel giorno del Jōshi no sekku (上巳の節句), il secondo dei gosekku (五節句, le cinque festività più importanti del calendario giapponese), durante il quale si praticava un rito purificatore chiamato Misogi (禊).

Il misogi era un antico rituale di purificazione con acqua, seguito da un sontuoso banchetto per allontanare la sfortuna e il kegare (穢れ), l’impurità. Il kanji utilizzato per “misogi” si legge anche come “harau“, ovvero purificare

Si ritiene che la celebrazione del jōshi no sekku sia alla base del festival delle bambole.

Inizialmente, il festival non era dedicato esclusivamente alle ragazze, ma rappresentava piuttosto una cerimonia di purificazione volta a invocare una primavera prospera e la buona salute.

Durante lo hinamatsuri è comune adornare le case con le tradizionali bambole Hina e fiori di pesco, creando un ambiente vivace e colorato adatto alle ragazze. Per augurare alle ragazze una vita senza malattie e una crescita felice, le famiglie si riuniscono intorno a tavole imbandite con prelibatezze ispirate dall’Hina matsuri.

Oltre alle bambole e ai fiori di pesco, sono consumati diversi piatti tradizionali. Tra i piatti emblematici di questa festa, troviamo il chirashi zushi (ちらし寿司) un’armoniosa miscela di riso e pesce.

La zuppa di vongole conosciuta come hamaguri no o-suimono (ハマグリのお吸い物), con la sua base ricca e saporita, è un’altra pietanza popolare tipica dello Hina matsuri, che aggiunge un tocco di comfort e calore alle tavole festose. Ma non possiamo dimenticare gli hina arare (ひなあられ), snack di riso croccante che rappresentano la tradizione in ogni morso.

Passando ai dolci, il sakura mochi (桜餅) spicca per la sua bellezza e delicatezza. Questo dolce primaverile incarna l’eleganza dei petali di ciliegio e offre un’esperienza gustativa unica. Le torte, invece, adornate con fragole succose e colorate, trasformano l’atmosfera in un tripudio di dolcezza e gioia, completando così l’esperienza festosa dello Hina matsuri.

L’origine dello Hina matsuri risale al periodo Heian (平安時代, 794-1185), un’epoca di grande effervescenza culturale e artistica nel paese. Durante questo periodo storico, si assistette alla nascita di molte tradizioni che ancora oggi caratterizzano la vita e la cultura giapponese.

Inizalmente era conosciuto come nagashi-bina (流し雛), il Festival delle Bambole Galleggianti. Questa pratica, che affonda le sue radici nel periodo Heian, è ancora osservata con gioia e devozione in molte zone del Giappone.

Le bambole Hina esistevano certamente nel periodo Heian ma in quei tempi antich non erano oggetti destinati all’esposizione o alla decorazione, ma piuttosto semplici giocattoli destinati all’intrattenimento dei bambini.

L’antico rituale del nagashi-bina (流し雛) o hina-nagashi (雛流し) è considerato il precursore dell’Hinamatsuri, così come lo conosciamo oggi. Secondo quanto riportato nel Genji Monogatari, le persone praticavano questo rituale posizionando delle katashiro (形代), ovvero rappresentazioni di coloro che desideravano allontanare, su piccole barche. Queste barche venivano poi lasciate libere di galleggiare tra le onde del mare di Suma, situato nella città di Kobe.

Nel passato del Giappone, le malattie e le avversità non venivano affrontate con l’aiuto della medicina, ma erano interpretate come “sfortune” o “maledizioni”, credenze che permeavano profondamente la vita e la cultura del popolo giapponese. In quei tempi, si credeva che le piante e gli elementi naturali fossero abitati da forze divine, e questa concezione influenzava profondamente il modo in cui le persone affrontavano le malattie e cercavano sollievo dal dolore.

L’Hinamatsuri, ha radici che affondano in queste credenze antiche. Si dice che questo festival abbia avuto origine dalla pratica di plasmare foglie e altri doni della natura in forma umana, conosciuta come katashiro.

Queste venivano applicate sulle parti doloranti del corpo, con la speranza di trasferire il dolore stesso nella katashiro. Successivamente, venivano gettate in un fiume o nel mare come parte di un rito simbolico di purificazione e di liberazione dalle sofferenze.

Le bambole Hina sono dei piccoli tesori realizzati con cura dalle mani di abili artigiani, con la speranza di favorire una crescita sana e felice per i bambini.

Originariamente, durante il periodo Heian, queste bambole svolgevano il ruolo di katashiro, oggetti simbolici utilizzati per allontanare le influenze negative e le malattie dai neonati. Questa pratica, conosciuta attraverso riti come l’amagatsu o l’ houko, si diffuse ampiamente durante il periodo Edo, diventando una tradizione consolidata nel panorama culturale giapponese.

ll nagashi-bina rappresenta, fondamentalmente, un rituale semplificato che simboleggia il trasferimento delle negatività dai neonati sotto forma di “katashiro” nelle acque limpide dei fiumi, esprimendo il desiderio di una vita libera da malattie. Fin dai tempi antichi, si è creduto che i fiumi in costante movimento avessero il potere di purificare e commemorare.

Tuttavia, oggi, non è più consuetudine gettare oggetti nei fiumi per preservare la loro purezza. Durante gli eventi nagashi-bina in tutto il paese, si adottano reti e altre strutture per recuperare le barche di legno e gli oggetti galleggianti, rispettando l’importanza della conservazione ambientale e della salvaguardia dei corsi d’acqua.

Nell’antichità, una pratica dello Shintō prevedeva di colpire il corpo con delle bambole di paglia o carta a forma di essere umano, chiamate hitogata (人形, che significa letteralmente “forma umana”), per purificarsi. Successivamente, queste bambole venivano gettate nei fiumi o nei mari affinché portassero con sé i peccati e i mali delle persone.

Questo rito era anche parte delle cerimonie proprie degli imperatori del Giappone, che, profondamente influenzati dalla cultura cinese, avevano sincronizzato questa pratica con la tradizione cinese del misogi. In questa occasione, il corpo dell’imperatore veniva colpito con una bambola, trasferendo così il male che potesse risiedere in lui alla bambola stessa.

Durante il periodo Heian, questa pratica si diffuse rapidamente tra l’alta nobiltà giapponese. Per quanto riguarda la gente comune, soprattutto i contadini, il mese di marzo segnava l’arrivo della primavera e l’inizio dei lavori nei campi. In questo periodo, i contadini osservavano un periodo di digiuno in onore del ta no kami (田の神, la divinità protrettrice delle risaie) e anch’essi usavano colpirsi con le hitogata per esorcizzare il male, trasferendo le loro impurità su quest’ultime che poi venivano gettate nei corsi fiumi.

Successivamente, con sotto l’influenza del Buddhismo, le persone iniziarono a portare le hitogata al tempio, dove un monaco recitava preghiere per purificare le bambole, liberandole così dal male che vi era stato trasmesso. Venivano poi gettate nell’acqua o bruciate. In alcuni luoghi, venivano fatte un paio di bambole di paglia che venivano poste su una piccola barca di paglia e fatte galleggiare sull’acqua, sempre con l’intento di farle portare via i mali umani.

Verso la conclusione del periodo Muromachi (室町時代, 1336-1573), le hitogata iniziaro a prendere una forma più sofisticata. Talvolta realizzate in legno o argilla e rivestite di stoffa, le bambole furono esposte nelle case dei nobili anziché essere semplicemente gettate via dopo essere state portate al tempio. Man mano che diventavano sempre più graziose e raffinate, le bambole inziarono a trasfromarsi in veri e propri oggetti decorativi perderno il loro potere esorcizzante.

Tuttavia, in alcune regioni del Giappone, l’antica usanza di gettare le bambole nell’acqua proseguì come il rituale conosciuto come hina-nagashi o nagashi-bina, mantenendo il loro potere di esorcizzare. In alcuni santuari shintoisti, vengono ancora forniti piccoli foglietti ritagliati a forma umana. Si usa strofinare il corpo con essi e poi soffiare, trasferendo così impurità e problemi. Queste rappresentazioni umane vengono successivamente purificate da un sacerdote prima di essere bruciate o gettate nell’acqua.

Con il trascorrere del tempo, si crede che il rituale dell’hina-nagashi si è intrecciata con un gioco diffuso tra i bambini nobili noto come hiina-asobi (ひいな遊び), evolvendosi nell’attuale Hina Matsuri.

Le bambole, col passare del tempo, divennero così splendide che non potevano più essere considerate giocattoli e furono utilizzate esclusivamente come oggetti decorativi.

L’usanza di esporre le bambole nelle case come parte di una festa dedicata alle ragazze si è consolidata solo durante il periodo Edo (江戸時代, 1603-1868). Oggi, questa tradizione si è trasformata in una festa in cui parenti e amici si riuniscono per celebrare la crescita e la felicità delle giovani donne.

Come menzionato in precedenza, l’Hina Matsuri affonda le sue radici in antiche celebrazioni cinesi che si sono diffuse in Giappone, evolvendosi nel corso dei secoli fino a raggiungere la sua forma attuale. Durante questo processo di trasformazione, ha assunto il significato di un evento che auspica la salute e la prosperità delle giovani ragazze. È particolarmente significativo che si tenga durante il passaggio dall’inverno alla primavera, quando il clima diventa più dolce e promettente.

Anche la consuetudine di accostare l’Hina masturi con fiori di pesco ha anch’essa origini cinesi. Si riteneva che questi fiori avessero il potere di proteggere dalle influenze negative e dalle malattie, trasformandosi così in simboli di buon auspicio, utilizzati per allontanare avversità e malattie.

Le bambole, vestite con abiti del periodo Heian, vengono collocate su una piattaforma chiamata hina-dan (雛壇), composta da gradini, che si crede possa allontanare la sfortuna.

Nel corso del periodo Edo, quando la celebrazione delle bambole Hina divenne più formale, queste e i loro accessori venivano esposti su pavimenti o piattaforme a un unico livello. Verso la fine del periodo Edo, divenne comune esporli su sette o otto livelli, dando così forma alle bambole Hina e agli accessori che conosciamo oggi.

Queste bambole rappresentano i membri della Corte Imperiale: in cima troviamod due bambole dette dairi-bina (内裏雛), che rappresentano l’imperatore e l’imperatrice.

In una canzone per bambini intitolata “Ureshii Hinamatsuri“, la bambola maschile è chiamata o-Dairi-sama (お内裏様) e quella femminile o-Hina-sama (お雛様), diventando così i termini comunemente utilizzati.

Nel gradino sottostante sono posizionate le san-nin kanjo (三人官女), le tre dame di corte. Con il termine “Kanjo” ci si riferisce alle donne che prestano servizio nel palazzo interno dove risiede l’Imperatrice. Le tre Kanjo delle bambole Hina condividono questa stessa caratteristica, avendo avuto il compito di prendersi cura e istruire l’Imperatrice fin dalla sua infanzia.

In altre parole, le tre Kanjo sono donne di alto rango tra coloro che servono accanto all’Imperatrice, e per lei rappresentano figure affidabili e insostituibili, spesso paragonate a genitori o sorelle, che l’hanno sostenuta sin dalla sua infanzia.

Sul terzo gradino troviamo i go-nin bayashi (五人囃子), i cinuque musicisti secondo un disposizione ben precisa. In alcuni set di bambole Hina, questa posizione può essere occupata anche da musicisti di gagaku (雅楽), la musica di corte giapponese.

Guardando da sinistra a destra, avremo il suonatore di taiko (太鼓, il tamburo), l’ookawa-tsudzumi (大皮鼓, il grande tamburo a pelle), il kotsudzumi (小鼓, piccolo tamburo), il fue (笛, il flauto), e infine il cantante con in mano l’ōgi (扇, il ventaglio).

Scendendo di gradino troviamo gli assistenti di corte, che sono le guardie del corpo, conosciuti come zuijin (随身). I guardiani sono rappresentati come un giovane e un anziano, vestiti come samurai armati di archi e frecce in alcune set o come ministri del governo in altre. Tra le due bambole vengono riposti i doni destinati alla famiglia imperiale.

Sul gradino piu basso troviamo gli shichō (仕丁), conosciuti anche con il nome di Eji (衛士), agiscono come servi del sovrano, svolgendo varie mansioni. Partendo da destra, portano un cappello a falde larghe, uno sgabello per i sandali e un ombrello a lato. In diversi set, sono spesso rappresentati con attrezzi per la pulizia del palazzo imperiale, come scope, paletti e raschietti. Se osservati da vicino, mostrano una vasta gamma di espressioni.

Sui rimaneneti ripiaiani vengono riposti diversi tipi di accessori.

Potrebbe sembrare molto lavoro esporre tutte questa bambole, ma l’Hina Matsuri è un’usanza essenziale praticata in tutto il Giappone e di solito, nella maggior parte delle famiglie, vengono esposte solo le bambole del livello superiore (l’imperatore e l’imperatrice).

Le bambole rivestono un ruolo di grande importanza nella celebrazione della vita delle bambine, soprattutto per quelle di età compresa tra 0 e 1 anno. Durante questo momento speciale, le bambine vengono vestite con graziosi kimono e ricevono nuove bambole hina dai loro genitori o dai loro nonni, simboleggiando la gioia per la loro crescita e prosperità.

Anche se non esiste una data precisa, di solito le bambole vengono esposte dalla metà di febbraio, coincidendo con la festa di risshun (立春), il giorno che segna l’inizio della primavera nel calendario giapponese, fino alla metà di Marzo.

Tuttavia, è consigliabile evitare di esporre le bambole il giorno prima del festival di Jōshi no Sekku, ovvero il 3 Marzo, poiché si crede che possa portare sfortuna. Questo gesto è associato alle preparazioni della sera precedente a un funerale.

Secondo la tradizione giapponese, si crede che ritardare troppo nel riporre le bambole Hina potrebbe influire negativamente sul matrimonio. Queste bambole, parte integrante delle decorazioni stagionali, simboleggiano il rispetto per ciò che è prezioso e l’importanza di mantenere un ambiente ordinato.

Generalmente, le bambole Hina vengono riposte dopo il 3 Marzo. Tuttavia, è consigliabile non affrettarsi a farlo se le giornate sono umide o con tempo inclemente, poiché l’umidità potrebbe danneggiarle. È fondamentale riporle in giornate soleggiate e asciutte.

In alcune regioni del Giappone, è consuetudine esporle fino ai primi giorni di aprile. Generalmente si raccomanda di riporle entro la fine del mese di Marzo.

Non esiste una regola definita riguardo all’età fino alla quale le bambole Hina dovrebbero essere esposte. Poiché varia da famiglia a famiglia, si è soliti prendere una decisione in base alla cultura familiare e alle tradizioni locali.

Un punto di riferimento è rappresentato dai momenti salienti della crescita. Le bambole Hina, considerate come degli “amuleti” che proteggono dai mali e dalle sfortune, segnano un passaggio importante per le ragazze, simboleggiando il successo nell’acquisire l’indipendenza. Momenti come l’inizio degli studi universitari, l’ingresso nel mondo del lavoro o il matrimonio possono essere considerati il momento opportuno per concludere questa pratica.

Non solo i buoni auspici vengono celebrati tramite le bambole, ma soprattutto attraverso il cibo. In questa occasione, ci sono cibi speciali, ognuno con un proprio simbolismo.

Preparato con una varietà di ingredienti, il chirashi-zushi è confezionato con la speranza che la figlia non sia mai costretta a soffrire la fame nella sua vita. Tra i simboli più comuni, le radici di loto prevedono il futuro, mentre gamberi e gamberetti augurano longevità. Durante l’Hina Matsuri, il chirashi-zushi è ampiamente reperibile nei negozi di sushi, supermercati e gastronomie.

Hamaguri è una varietà di vongola e l’o-suimono è una zuppa chiara giapponese. Questa trasparente zuppa di vongole simboleggia una coppia perfetta grazie alla bivalvia delle vongole. Consumare questo piatto augura un matrimonio felice in futuro.

Questo dolce giapponese ha la forma di un diamante e si compone di tre strati colorati disposti dall’alto verso il basso: rosso, bianco e verde. Il rosso o rosa simboleggia i fiori di pesco o la vita, il bianco rappresenta l’inverno e il verde evoca la primavera. La forma a diamante è associata alla fertilità, mentre i tre colori nel loro insieme significano buona salute.

Fatti con riso e colorati con pesca, verde, rosso/rosa e bianco, questi cracker di riso in miniatura rappresentano le quattro stagioni e augurano una buona salute e vitalità per tutto l’anno. Originari di Kyōto, nella versione Kansai si trovano in diverse tonalità, che possono variare anche in base al sapore, come gamberi per il rosa o aonori per il verde. Al contrario, la versione Kantō ha una forma sferica, è dolcificata e colorata con lo zucchero.

L’amazake, conosciuto anche come shiro-zake (白酒, sake bianco), viene prodotto attraverso la fermentazione del riso glutinoso. Questa bevanda dolce e alcolica contiene meno dell’1 percento di alcol, rendendola sicura anche per i bambini. Questa versione è stata creata seguendo la consuetudine di bere l’amazake per purificare il corpo.

Durante l’Hina Matsuri, si cominciò a bere shirozake verso la metà del periodo Edo. Si narra che questa abitudine sia nata per scacciare i mali e la sfortuna dalle ragazze, e che le distillerie di quel periodo abbiano iniziato a vendere shirozake in corrispondenza di questa festività, trasformandolo in una bevenda popolare consumato ogni anno.

Questi dolci mochi rosa, morbidi e invitanti, sono farciti con anko (dolce pasta di fagioli rossi) e avvolti in una foglia di sakura marinata. La combinazione della consistenza masticabile esterna e dell’interno cremoso, insieme al sapore dolce dell’anko e della foglia salata, è davvero eccezionale.

Le temari erano originariamente delle sfere di stoffa ricamate utilizzate per giochi tradizionali. Allo stesso tempo, sono anche piccoli sushi a forma di palline, facili da preparare e personalizzabili con vari ingredienti colorati. Durante l’Hinamatsuri, queste palline sono spesso decorate con ingredienti dai colori verde, rosa, bianco e giallo, come foglie di shiso, salmone affumicato, calamari e omelette.

In conclusione, l’Hinamatsuri offre non solo un’opportunità per celebrare le giovani donne e augurare loro una vita piena di felicità e prosperità, ma rappresenta anche un momento speciale per riunire famiglie e amici, condividendo tradizioni secolari e creando ricordi preziosi per le generazioni future.

ヴェネツィアのカーニバル – Il carnevale di Venezia

ヴェネツィアのカーニバルは、その強いアイデンティティと伝統的な仮面をつけて楽しむことで有名であり、世紀を超えて常に素晴らしさを保ちながら職人や愛好家の想像力と創造性によって常に現代的です。

ヴェネツィアのカーニバルの歴史は非常に古く、セレニシマの生活、政治を特徴付けてきました。共和国の歴史全体が、秩序と装飾の間のバランスの取り方と、社会的な緊張を和らげる必要性との間での継続的な探求によって特徴付けられていたと言えます。それは、不満や暴動を回避しようとすることで、より不利な社会階層に発散のバルブを提供する必要性から生じました。

イタリアのカーニバル、いや、世界のカーニバルは、その起源が非常に古く、そのルーツをナビギウム・イシディスの儀式に遡る(さかのぼる)ほどです。これは、古代エジプトで行われていたイシスの花嫁の介入によって蘇ったオシリス神に敬意を表する仮面の儀式でした。紀元後2世紀半ばから、この儀式はローマ帝国を通じて広まり、まもなくなくなるであろう異教の世界に浸透しました。

キリスト教の台頭とともに、現在続いているカレンダー上のカーニバルの歴史が始まりました。

「カーニバル」という用語の語源は、ラテン語の “carne levare”(つまり肉を取り除く)と言う意味てす。これは、灰の水曜日で始まる四旬節の前の期間を指し、灰の水曜日は”Martedì Grasso”の直後であり、カーニバルの終わりの日です。

ローマ帝国の崩壊とともに、ヨーロッパは文化的に異なり始め、それ以降ヴェネツィアのカーニバルの歴史も異なり、私たちが今知っている特徴やニュアンスを取り入れるようになってきました。

昔のヴェネツィア人は、商人としてだけでなく、歴史の始まりから常にすべてを記録する習慣がありました。

最初のヴェネツィアの文筆家たちのおかげで、1094年にヴェネツィアのカーニバルがとても盛んであったことを確認することができます。

そのため、ドージェは、この祭りの期間に特別な安全対策を出さざるを得なかたのです。

実際、公式に認められるまでにはさらに200年ぐらいを要しました。1296年には”Martedì grasso”が祝日となります。

この特別な祝日は、一般の人々が権力機関や貴族を嘲笑うすることを許された日でした。

ヴェネツィアのカーニバルは、その過剰さで人気がありました。特に、騒々しい仮面の集団が酔っぱらいが、都市の平和と道徳を脅かしていました。

仮面や仮装の使用は、ヴェネツィアでもカーニバルの前からよく行われていました。なぜなら、匿名性が重要な活動に使われていたからです。たとえば、ギャンブルや恋愛の出会いなどです。

18世紀には、カーニバルは最高潮に達しました。仮面や衣装の店が増え、曲芸、劇場も増えて行きましたが、その衣装はヴェネツィアの仮面の伝統に固定されました。また、ジャコモ・カサノヴァのような有名なハートブレイカーたちの時代はじまりました。

ヴェネツィアのカーニバルの歴史は、1797年に外国の支配と共に中断を経験しました。フランスの占領中には、最初に四旬節前の祝祭を禁止する決定をされました。仮面の中に、政治的な転覆が隠れている恐れがあるためでした。

オーストリアの占領中にも禁止されました。ヴェネツィアのカーニバルは、年配者の記憶や小さな島々での何気ないお祝いの中で生き残りました。

その後、カーニバルの精神はすでに忘れ去られたように見えましたが、1979年に、ヴェネツィア市、”La Fenice” ラ・フェニーチェ劇場、ヴェネツィア・”Biennale” ビエンナーレなどの観光団体の努力により、世界で最も有名なイベントの1つとなり再び人気を取り戻しましたのです。

カーニバルはお祭りの楽しい出来事の連続であるものの、特別な日々、独特の儀式や伝統的な料理があります。

Il volo dell’angelo 

アンジェロの飛行は、世界中から集まった数千人の観光客をサンマルコ広場に集めるイベントです。

アンジェロの飛行は16世紀頃にヴェネツィアのカーニバルで初めて登場しました。

この時、トルコの曲芸師が非常に長い吊りロープの上をバランス棒のみを使用し渡り、サンマルコ広場を渡りました。桟橋に係留された船から出発し、サンマルコの鐘楼の鐘室に到達しました。帰りの道では、彼はPalazzo Ducale のバルコニーに到達し、ドージェに挨拶しました。

その時から、トルコの飛行と呼ばれ、毎年繰り返されました。当初は “Giovedì grasso” に行われていましたが、やがてヴェネツィアのカーニバルの公式の開会式となりました。

トルコの飛行には、様々な変更がありました。サンマルコの鐘楼からは、羽をつけた男性がロープにつながれて急降下しました。彼はPalazzo Ducale [Ducale 宮殿]のロッジアまで高速で降りていきます。ここで、ドージェから贈り物や金銭を受け取りました。この変更により、Volo dell’angeloという名前が生まれました。

Anonymous Artist: “Il Volo del Turco” (The Flight of the Turk)
woodcut (1548) – printing (1816) – Museo Civico Correr, Venezia より

このイベントは、1759年まで続きましたが、その際に曲芸師の転落により、中止されました。 この時から、サンマルコ鐘楼から出発し、Ducale宮殿に到着するまで、曲芸師の代わりに大きな木製の鳩で置き換える形で、鳩は群衆に向かってCoriandoli [紙吹雪]と花をばらまきました。

現代のヴェネツィアのカーニバルであるアンジェロの飛行が復活しました。 2001年以降、ヴェネツィアのカーニバルの開始を宣言するドージェへの敬意を表す古代の儀式が復活しました。カラフルな風船と紙吹雪で華やかに彩られます。

この日から、アンジェロの飛行はGiovedì Grassoではなく、カーニバルの最初の日に行われます。これにより、ヴェネツィアでのお祝いが始まります。

イタリアのカーニバルは、他の多くの祝祭とは異なり、固定された日付がありません。一般的には2月に位置し、Martedì GrassoとGiovedi grassoの間の日々がピークに達します。これらの日々は、その特定の料理(特に菓子)の名前が付けられています。この期間の直後、四旬節の時期が伝統的に始まります。

Fonte: La Nuova di Veneziaより

この時期の伝統的な食べ物は、主要な調理法として揚げ物を予定しています。なぜなら、それは早くて大量の準備を可能にするからです。

Venezia Eventi より

ヴェネツィアのフリッテッレは、カーニバルの王者です。その起源は何世紀も前に戻ります。実際、17世紀にはヴェネツィアには70人のフリッテッレ職人の協会が存在し、独自の市内地域を持って活動していました。

18世紀にはヴェネト州の「国民的なお菓子」と宣言されました。

昔は、フリッテッレは串に刺され、手を汚さずに熱いまま食べられました。オリジナルのレシピにはゴールデンレーズンと松の実が含まれていますが、それから多くのバリエーションが発展しました。

最初はローマ帝国時代に作られ、”frictilia” フリクティーリアと呼ばれていました。これらはサトゥルナーリア(サトゥルヌスに捧げられた祭りで、現代のカーニバルに相当)の際にたくさん作られ、街中を集まった人々に配られました。

そのレシピは、材料のシンプルさと手に入れやすさのおかげで世代を超えて伝わっていますが、地域によって色んな変更があります。キャケーレ、クロストーリ、ガラーニ、ブージエ、名前は変わるかもしれませんが、その美味しさは同じです。

これも非常に古いレシピです。彼らの起源はさらに古いと信じられていますが、18世紀の本には、4種類のカスタニョーレの調理方法が書いており、その間、3つは揚げ物で、1つはオーブンで焼かれます。

カスタニョーレにの中身はカスタードクリームや生クリーム、またはラム酒やチョコレートもあります。名前は小さな栗に似ていることから来ています。

primavenezia.itより

La Nagasaki Sunset Road: tramonti, cristianesimo e Godzilla

La Nagasaki Sunset Road [長崎サンセットロード] è un affascinante percorso che attraversa città come Matsuura [松浦], Hirado [平戸], Sasebo [佐世保] e Saikai [西海] lungo la suggestiva costa occidentale della prefettura di Nagasaki [長崎], fino a giungere a Nomozaki [野母崎]. Questo itinerario abbraccia la linea costiera più occidentale del Giappone da nord a sud, offrendo l’opportunità di godersi appieno i tramonti sul mare da qualsiasi punto lungo il percorso.

Da Matsuura, una cittadina situata a nord della prefettura, la strada prosegue attraverso Hirado, conosciuta dagli europei come Firando. Qui, nel 1609, gli olandesi stabilirono il loro primo avamposto commerciale in Giappone. Hirado è stata il principale centro degli scambi commerciali tra il Giappone e il resto del mondo fino a quando, sotto la pressione del bakufu Tokugawa, fu trasferito a Nagasaki sull’isola artificiale di Dejima [出島].

La strada prosegue attraverso la città di Sasebo, dove attualmente risiedo. Da un umile villaggio di pescatori controllato dalla vicina Hirado, Sasebo si trasformò durante il periodo Meiji [1603-1867] in una città di rilevanza non solo nazionale, ma anche internazionale.

Grazie alla morfologia del suo porto, caratterizzato da acque profonde e protette, la Marina Giapponese scelse di stabilire qui la sua base per le missioni durante le guerre sino-giapponese e russo-giapponese. Nonostante il ruolo cruciale svolto durante il conflitto nel Pacifico, la città fu risparmiata dai bombardamenti americani, probabilmente perché gli Stati Uniti avevano già individuato questa struttura preesistente per le proprie attività.

Nel 1946, la Marina Militare degli Stati Uniti assunse il controllo delle strutture e istituì U.S Fleet Activities Sasebo, che ancora oggi fornisce supporto logistico alla Settima Flotta del Pacifico, con sede principale a Yokosuka.

Nella zona di Sasebo attraversata dalla Sunset Road si possono ammirare le kujūku-shima [九十九島], conosciute come le “99 isole”. In realtà, queste isolette superano le 200, formando un labirinto incredibile da esplorare. Il nome kujūku-shima, in modo figurativo, riflette l’impossibilità di contare con precisione il loro numero.

Questo concetto mi porta alla filosofia shintoista che descrive il Giappone come il paese degli yaoyorozu no kami [八百万の神], ovvero “otto milioni di kami”. La forte componente animista presente nelle shintoismo crede che ogni oggetto o fenomeno naturale possa essere abitato da un kami (divinità), il termine yaoyorozu viene utilizzato per indicare l’impossibilità di enumerarli tutti.

Fonte: sasebo.com

La scena d’apertura del film “L’Ultimo Samurai” si svolge proprio sulla vista delle 99 isole, osservate da un’altura conosciuta come Ishidake [石岳]. Questo punto panoramico è noto come tenkaihō [展海峰], e sulla sua cima si erge un tenbōdai [展望台], un belvedere, che offre una magnifica vista a 180° sulle isole. La bellezza scenografica di questo luogo, soprattutto al tramonto, lo ha reso la location ideale per il film hollywoodiano.

Fonte: Nagasaki-tabinet

Dopo aver lasciato Sasebo, il viaggio prosegue verso sud attraverso il Saikai-bashi [西海橋], il Ponte di Saikai. Questo imponente ponte ad arco attraversa lo stretto di Hario [針尾], collegandosi alla Nishisonogi-hantō [ 西彼杵半島], la penisola di Nishisonogi, dove sorge anche Nagasaki.

Costruito nel 1955, al momento della sua realizzazione era il terzo ponte più grande al mondo e il più grande in Asia.

Grazie alla forza delle maree nello stretto di Hario, durante la primavera e l’autunno si formano vortici enormi che attraggono numerosi visitatori per partecipare all’uzu-shio matsuri [うず潮祭り], il “Festival dei Vortici”. Questo evento si tiene sia in primavera che in autunno. Se desiderate partecipare a questo matsuri, vi consiglio di visitare durante la primavera, quando circa mille ciliegi sono in fiore nel parco vicino al ponte. Un momento particolarmente suggestivo è quando i petali di ciliegio cadono nelle acque agitate e cominciano a vorteggiare, creando un effetto di grande bellezza.

Fonte: Saikai-machi web site

Come raccontato in un precedente articolo, nella penisola di Nishisonogi i Kakure Kirishitans, i “cristiani nascosti”, giapponesi che fuggivano dall’editto che proibiva il Cristianesimo durante il periodo Edo, trovarono rifugio presso la città di Sotome [外海]. I Kakure Kirishitans di questa zona, così come quelli di Hirado e di altre aree della prefettura di Nagasaki, continuarono a seguire le proprie tradizioni religiose, anche se nel tempo si sono notevolmente differenziate dal Cristianesimo che tutti conosciamo.

La Sunset Road si sovrappone al percorso del pellegrinaggio di Nagasaki, contribuendo a creare un’unica “strada panoramica” che celebra sia la bellezza naturale che la ricca cultura della regione. In collaborazione con le organizzazioni lungo il tragitto, l’obiettivo è sviluppare la Nagasaki Sunset Road come una delle principali attrazioni della prefettura.

I siti che offrirono rifugio ai kakure kirishitan sono stati ufficialmente riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Questo riconoscimento celebra la ricca storia del cristianesimo in Giappone, una storia caratterizzata da una fede tenace che ha sempre convissuto con le tradizioni dello shintoismo e del buddismo, così come con le dinamiche sociali del paese.

Il cristianesimo giapponese ha mantenuto la sua identità unica anche durante i periodi in cui è stato vietato. I luoghi di culto cristiani nelle regioni di Nagasaki, Shimabara, Hirado e Amakusa sono testimonianze viventi di questa tradizione straordinaria e del modo di vita dei fedeli, che hanno segretamente tramandato la propria fede anche a rischio della propria vita.

Questi siti sono veri e propri tesori storici che raccontano storie di resilienza, coraggio e devozione, incarnando la perseveranza e la determinazione delle comunità cristiane giapponesi nel preservare la propria fede attraverso i secoli.

La designazione come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO è un tributo alla loro importanza culturale e al loro significato universale, che va oltre i confini del Giappone e parla alla condizione umana universale di ricerca spirituale e di difesa delle proprie convinzioni, anche nelle circostanze più difficili.

Nella zona di Sotome è anche possibile esplorare il bungaku-kan [文学館], il Museo Letterario dedicato a Shūsaku Endō [遠藤周作], l’autore del celebre romanzo “Chinmoku” [沈黙], che ha ispirato il film “Silence” del regista premio Oscar, Martin Scorsese.

「神様が僕のためにとっておいてくれた場所」

“Il posto che Dio ha tenuto per me”

Affascinato dalla storia e dalla cultura uniche di queste zone, si dice che Endō abbia visitato questo luogo anche dopo aver completato il romanzo, definendolo persino “il posto che Dio ha tenuto per me”.

l museo letterario, situato su una collina che domina il sumō-nada [角力灘], il mare di Sumō(すもうなだ), è un elegante edificio, all’interno del quale, sono esposti gli oggetti appartenuti allo scrittore, insieme ai suoi manoscritti originali e alla sua collezione di libri, offrendo una panoramica della sua vita e del suo lavoro. Oltre alla mostra permanente, vengono organizzate mostre speciali ogni due anni, ognuna con un tema diverso.

Nagasaki tabinet

Poiché vi trovate nella zona, consiglio vivamente di fare una breve visita anche al Karematsu Jinja [枯松神社]. L’interessante storia di questo santuario sarà trattata in un articolo a parte.

Continuando verso sud lungo la Sunset Road, si attraversa la città di Teguma [手熊], di cui ho già parlato in un articolo precedente riguardante le celebrazioni tradizionali del setsubun nella prefettura di Nagasaki.

Guardando verso il Gotō-nada [五島灘], il mare che si estende tra l’isola di Kyūshū e le isole Gotō, noterete immediatamente unp scoglio che assomiglia al più famoso kaijū [怪獣] che il mondo abbia mai conosciuto. Sto parlando di Gojira [ゴジラ], o come è conosciuto al di fuori del Giappone, Godzilla.

Gli abitanti del luogo la chiamano gojira-iwa [ゴジラ岩] e vista dalla strada sembra proprio che Godzilla stia tornando in mare.


Quello di Teguma non è l’unico scoglio in Giappone ad avere le sembianze di Gojira. Ce ne sono altri cinque rispettivamente in Hokkaidō, Akita, Ōshima [un’isola al largo delle coste di Tōkyō], Ishikawa e Kyōto.

Il nome Godzilla deriva dalla traslitterazione (romanizzazione) del nome originale giapponese Gojira (ゴジラ), che è composto da due parole giapponesi: gorira (ゴリラ), “gorilla”, e kujira (クジラ), “balena”. Questa combinazione di termini riflette le dimensioni, la potenza e l’origine acquatica del leggendario mostro Godzilla.

Gojira è il nome originale giapponese dell’iconico mostro, che in seguito è stato adattato in “Godzilla” per il pubblico di lingua inglese.

Il viaggio prosegue verso sud, dove si attraversa il Megami-oohashi [女神大橋]. Questo ponte, che si erge a oltre 65 metri al di sopra del livello del mare, permette alle imponenti navi da crociera di entrare nella baia di Nagasaki. Ogni sera, il ponte viene illuminato, creando uno spettacolo meraviglioso che lascia senza fiato.


Passato il ponte Megami-bashi la Nagasaki Sunset Road continua il suo viaggio verso sud lungo la Nomozaki Hantō attraversando villaggi di pescatori e natura incontaminata.

Situata a soli 40 minuti di navigazione dal porto di Nagasaki, c’è un isola chiamata Hashima [端島], ma conosciuta da tutti come Gunkanjima [軍艦島], che significa in giapponese “nave da guerra”. Originariamente una miniera di carbone sottomarina do proprietà della Mistubishi, questa piccola isola è stata trasformata in un’area abitativa artificiale riempiendo gli spazi gli scogli circostanti.

La caratteristica più distintiva di Gunkanjima è la sua somiglianza con la maestosa nave da guerra Tosa, che ha ispirato il suo soprannome. Nel 1960, l’isola era la casa di circa 5300 abitanti, vantando la più alta densità di popolazione in Giappone all’epoca.

Le sue strade strette erano animate da scuole elementari e medie, ospedali e una miriade di strutture ricreative, tra cui cinema e sale da gioco, che soddisfacevano le esigenze degli abitanti.

Il carbone estratto dalle miniere di carbone di Hashima era di ottima qualità e ha contribuito in modo significativo alla modernizzazione del Giappone. Tuttavia, con il passaggio dal carbone al petrolio, l’isola ha iniziato a declinare e ha chiuso nel 1974. Gli abitanti dell’isola se ne andarono portando con sé una varietà di esperienze, trasformandola in un’isola disabitata.

Nel 2009 è diventato possibile per il pubblico sbarcare sull’isola e oggi molte persone partecipano a tour che permettono di visitare l’Isola Gunkanjima. Nel luglio 2015 è stata ufficialmente registrata come Patrimonio Mondiale dell’Umanità sotto il nome di “Industrializzazione dell’era Meiji in Giappone – Ferro e Acciaio, Cantieristica Navale, Industria del Carbone”.


Percorrendo la kokudō 499 [国道499号線], la strada statale 499 lungo la penisola di Nomozaki, con il mare di Sumō che si staglia alla vostra destra, oltre alla possibilità di ammirare una vista mozzafiato della costa, e l’imponente Gunkanjima, si vedrà una formazione rocciosa davvero singolare, con una corda tesa tra di esse: sto parlando delle celebri meoto-iwa [夫婦岩], le rocce “Marito e Moglie”.


Guardando verso il mare, sulla sinistra si erge la otoko-iwa [男岩] roccia maschile, che si innalza per 11 metri, mentre sulla destra troviamo la meiwa [女岩] roccia femminile, della stessa altezza.

Questa è una località rinomata per i suoi tramonti, soprattutto durante il solstizio d’estate, quando il sole tramonta all’orizzonte e si tuffa nel mare attraverso lo spazio tra le imponenti rocce.

Nel 1994, questo luogo è stato ufficialmente designato come monumento naturale dalla prefettura di Nagasaki. Inoltre, nel 2013 è stato riconosciuto come una delle “100 vedute naturali viventi di Nagasaki“, confermando la sua importanza e bellezza nella regione.

Situato all’estremità meridionale della suggestiva penisola di Nagasaki, sorge il Nagasaki Nomozaki kyōryū Paaku [長崎のもざき恐竜パーク], il Parco dei dinosauri di Nagasaki-Mozaki un gioiello incantato che ospita uno spettacolo mozzafiato: il suisen no oka [水仙の丘], la collina dei narcisi.

Questo parco incantato si estende su tre piccole colline panoramiche, ognuna con il suo punto di osservazione unico: l’osservatorio nord, l’osservatorio est e l’osservatorio ovest. Qui, tra i sentieri tortuosi e le viste panoramiche, circa 10 milioni di narcisi creano un mare di colori e profumi, regalando un’esperienza sensoriale indimenticabile per chiunque abbia la fortuna di visitarlo.


L’imponente panorama marino di Nomozaki è davvero mozzafiato. Dall’osservatorio settentrionale, si può ammirare l’incantevole isola di Ta no kojima [田の子島], accessibile a piedi durante la bassa marea, e godersi una vista panoramica su Gunkanjima, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Durante i mesi invernali quando il cielo è terso, lo sguardo può spaziare fino a Gotō rettō[五島列島, ]’arcipelago di Gotō. Il contrasto tra il cielo azzurro e il mare profondo è straordinario. Dall’osservatorio occidentale, si può contemplare lo spettacolo del vasto mare e dell’adorabile cittadina di pescatori Nomo-gyokō [野母漁港].

Tra la fine di dicembre e la metà di gennaio ogni anno, le colline sono magnificamente adornate di narcisi in fiore, creando un’atmosfera colorata e ricca di profumi. Nomozaki è rinomata come una delle principali regioni produttrici di narcisi del Giappone occidentale, e in questo periodo si tiene il Nomozaki suisen matsuri [のもざき水仙まつり], il Festival dei narcisi di Nomozaki, che attira moltissime persone da tutto il paese.

La Nagasaki Sunset Road offre molto più di un semplice percorso panoramico. È un viaggio attraverso la storia, la cultura e la bellezza naturale di Nagasaki, che si svela gradualmente con ogni curva della strada. I tramonti mozzafiato che si possono ammirare lungo questo percorso rimangono impressi nella memoria, mentre le pittoresche vedute sul mare e sulle colline creano un’atmosfera di pace e serenità.

Chi percorre la Nagasaki Sunset Road ha l’opportunità di immergersi completamente nell’incantevole paesaggio di questa regione, lasciandosi trasportare dalle emozioni che solo un tramonto sul mare può suscitare. È un’esperienza che rimane nel cuore di chiunque abbia avuto il privilegio di attraversare queste strade e di contemplare lo spettacolo della natura in tutto il suo splendore.

Che si tratti di un viaggio breve o di un’esperienza più prolungata, la Nagasaki Sunset Road offre un viaggio indimenticabile attraverso la bellezza e la tranquillità del paesaggio giapponese.

Festival delle lanterne di Nagasaki

Il festival delle lanterne [長崎ランタンフェスティバル], originariamente iniziato come una celebrazione del Capodanno cinese da parte dei commercianti cinesi che risiedevano a Nagasaki, si è trasformato nel principale evento invernale della città, diventando anche il più grande del suo genere in tutto il Giappone.

Più di 15.000 lanterne colorate e installazioni adornano l’intera città, partendo dal palco allestito presso il minato kōen [湊公園, “parco Minato] attraverso le strade di Chinatown e dell’animata kankō-doori fino a Chūōen e il suggestivo meganebashi (letteralmente “ponte degli occhiali”), oltre a numerosi altri luoghi sparsi per l’intera Nagasaki.

Durante tutto il periodo dell’evento, oltre alle lanterne, numerosi oggetti artistici, detti obuje [オブジェ, dal francese “objet“] di varie forme e dimensioni adornano le strade di Nagasaki, alcuni dei quali superano i 10 metri di altezza.

Nel cuore della nuova Chinatown [長崎新地中華街, Nagasaki shinchi chūka machi], che è la principale sede del festival, un palco ospita spettacoli quotidiani legati alla cultura cinese. Gli spettatori possono godersi la ja-odori [龍踊り, “la danza del drago”], gli spettacoli acrobatici cinesi e le esibizioni dell’Erhu, lo strumento a corda tipico cinese.

Nel 1994, la vivace comunità della Shinchi Chinatown di Nagasaki, una delle tre più grandi Chinatown del Paese [le altre si trovano a Kobe e Yokohama], ha trasformato la popolare celebrazione del kyūshōgatsu [旧正月], conosciuto anche come shunsetsu [春節], il Capodanno cinese, nel suggestivo Nagasaki Lantern Festival.

Questa trasformazione ha reso il festival una delle principali tradizioni invernali della città, attirando ogni anno più di un milione di persone provenienti da tutto il paese, contribuendo così a promuovere la città a livello nazionale.

Questo festival si ispira al genshōsetsu [元宵節], il festival delle lanterne cinesi che si svolge nella notte del quindicesimo giorno del primo mese del calendario lunare. Le lanterne esposte a Nagasaki, seguendo lo stile cinese, sono chiamate chūgoku-chōchin [中国提灯], in omaggio a questa tradizione.

Lo shunsetsu [春節], letteralmente “festa di primavera”, rappresenta il Capodanno cinese ed è l’evento annuale più significativo del paese. Si celebra il primo giorno del primo mese del calendario lunare (Febbraio secondo il calendario gregoriano), e la notte precedente è nota come joseki [除夕], durante la quale le famiglie si riuniscono per accogliere il nuovo anno festeggiando.

Lo shunsetsusai [春節祭, “Festival di Primavera”] rappresenta un evento originariamente dedicato alle celebrazioni del Capodanno cinese dai residenti cinesi a Nagasaki. Iniziato principalmente nella Chinatown Shinchi di Nagasaki nel 1987, è stato ampliato nel 1994, diventando l’attuale festival.

Il genshōsetsu [元宵節], la festa delle lanterne, si celebra il quindicesimo giorno del primo mese del calendario lunare, ed è considerato il momento in cui gli spiriti celesti possono essere avvistati nel cielo. Si narra che in questa notte le lanterne venissero accese e portate in processione per le strade della città, al fine di facilitare la individuazione degli spiriti anche in presenza di nuvole e nebbia.

Durante questa festa si onorano anche le anime degli antenati defunti e si festeggia la prima luna piena del nuovo anno lunare, segnando la conclusione del Capodanno cinese. Le abitazioni vengono addobbate con lanterne colorate, spesso adornate da indovinelli; chi riesce a risolverli correttamente può ricevere un piccolo omaggio in segno di buon auspicio.

Questa antica tradizione sembra risalire alla dinastia cinese degli Han, periodo in cui i monaci buddisti accendevano lanterne il quindicesimo giorno del primo mese lunare in onore del Buddha. Successivamente, il rito fu adottato dalla popolazione e si diffuse in tutta la Cina e in altre regioni dell’Asia.

Uno dei luoghi più affascinanti da visitare è il Minato Kōen, incastonato nel cuore della vivace Chinatown. Questo parco è rinomato per la sue suggestie decorazioni con lanterne di diverse tonalità e dimensioni, che creano un’atmosfera magica e colorata.

L’attrazione principale del parco è senz’altro l’installazione artistica composta da lanterne che rappresenta il segno zodiacale dell’anno in corso. Questa installazione non solo attira l’attenzione dei visitatori, ma incanta anche per la sua bellezza e la sua simbologia.

Inoltre, all’interno del parco viene allestito un palco dove si tengono spettacoli e performance di vario genere. Qui è possibile godersi esibizioni di danza tradizionale, musica folkloristica e altre forme d’arte che celebrano la cultura cinese.

Il Minato Kōen è un luogo imperdibile per coloro che desiderano immergersi nell’atmosfera unica di questa affascinante zona della città.


Durante il periodo del festival, presso il Minato Kōen, è tradizione esporre le nama-kubi [生首], teste di maiale, come offerta a Kan-u [関羽], uno dei protagonisti della saga dei Tre Regni, simbolo di coraggio e saggezza. Questa pratica rende omaggio alla profonda lealtà di Kan-u, il quale gode di grande popolarità in Giappone, dove è considerato un valoroso generale.

Conosciuto anche con il nome di kantei [関帝]. Dopo la sua morte, è stato venerato come una divinità per favorire il successo nei commerci, attirare la fortuna e scacciare gli spiriti maligni.

La disposizione dei maiali sull’altare e le code conficcate sulla fronte hanno significati profondi: il maiale stesso simboleggia la prosperità, mentre la presenza della coda infissa sulla fronte del maiale è un gesto simbolico che accoglie i clienti, indicando che un intero maiale è stato preparato in loro onore.


Tutte le strade che si intersacano all’interno della nuva Chinatown sono decorate con lanterne illuminate che, al tramonto, danzano al vento, creando un’atmosfera unica e magica.


Oltre a Dejima [出嶋], la piccola isola artificiale a Nagasaki dove i commercianti olandesi erano confinati, è forse il simbolo più conosciuto di ciò che è conosiuto come il periodo di isolamento del Giappone noto come sakoku [鎖国, “paese chiuso”] che è stato in vigore durante il periodo Edo fino all’apertura del Giappone nel 1858.

Ciò che è molto meno conosciuto è che c’era anche un secondo complesso a Nagasaki dove erano confinati mercanti e marinai cinesi. Chiamato tōjin-yakishi, fu costruito sul pendio che sorge alle spalle dell’attuale chinatown.


Le arcate della vivace shōtengai di Nagasaki sono abbellite con moltissime lanterne rosse. In questa zona di trova l’installazione rappresentante Lao Zi. In giapponese conosciuto come gekka-rōjiin [月下老人], protettore dei matrimoni.


Lungo il fiume Nagashima, sede della più celebre attrazione turistica di Nagasaki, il ponte Megane, le lanterne gialle si specchiano sulla superficie del fiume, regalando uno spettacolo mozzafiato ai visitatori.

Il Meganebashi (眼鏡橋, letteralmente “ponte degli occhiali”) è il più notevole tra i vari ponti in pietra che attraversano il fiume Nakashima nel centro di Nagasaki.

l ponte, che prende il nome dalla sua somiglianza con un paio di occhiali quando è riflesso nell’acqua del fiume, è una popolare attrazione turistica ed è designato come un importante patrimonio culturale della città.


Questo parco è abbellito da splendide installazioni raffiguranti una varietà di animali ed è molto popolare tra le famiglie con bambini.


Il Santuario di Confucio a Nagasaki (孔子廟, Kōshi-byō) è uno dei pochi santuari dedicati al filosofo cinese Confucio in Giappone. Il santuario fu costruito nel 1893 dalla comunità cinese di Nagasaki.

All’interno del santuario si può assistere allo henmen-show [変面ショー, “show del cambio delle maschere”], una performance cinese trazionale tenuta durante eventi particolari, è molto popolare sia tra la popolazione locale che tra i turisti.


Durante il festival, si tengono numerosi eventi che celebrano la cultura tradizionale cinese. Tra le attrazioni più spettacolari e affascinanti vi sono la parata dell’Imperatore, la processione di Mazu, le danze del drago e le esibizioni di erhu.

La Parata dell’Imperatore, che si tiene di solito solamente due volte durante il festival, è una magnifica processione ispirata alle celebrazioni del Capodanno della dinastia Qing.

Partendo da Chūō-kōen e terminando a Minato-kōen, la parata presenta un carro dell’Imperatore e dell’Imperatrice, accompagnati da circa 100 persone, tra cui portabandiera, indossanti sontuosi costumi cinesi per ricreare l’atmosfera festosa del nuovo anno.


La Processione è un evento dedicato a Mazu, la divinità del mare, per invocare la sua protezione e la prosperità delle attività marittime.


La Danza del Drago, affonda le sue radici in un antico rituale celebrato per invocare un buon raccolto e la pioggia, vede impeganti abili danzatori che guidano un drago di 20 metri di lunghezza con grande maestria, eseguendo movimenti vigorosi per attirare le precipitazioni.


l’erhu, conosciuto in giapponese come niko [二胡], è uno strumento a due corde, simle al violino, molto popolare nella musica tradizionale cinese.


Lo spettacolo delle maschere cinesi, presentato quotidianamente presso il Tempio di Confucio, rappresenta un’antica forma d’arte segreta proveniente dal Teatro del Fiume di Sichuan.

Questo enigmatico spettacolo, con maschere che si trasformano in un batter d’occhio di fronte agli occhi degli spettatori, offre uno spettacolo affascinante e misterioso.


Cosa si deve assolutamente assaggiare durante il Festival delle Lanterne.

L’hatosi è un piatto che si dice sia stato trasmesso dalla Cina, consiste nel friggere due fette di pane farcite con polpa di gamberi. Ha le dimensioni pefertte per mangiarlo passeggiando tra le vie del festival.


Non c’è niente di meglio che mangiare un butaman caldo durante le fredde e ventose giornate del festival. I più buoni sono quelli di una bottega conosciuta come Momotaro.


Le jagachan sono delle patate cotte a vapore, ricoperte di burro e poi fritte. Il risultato finale è cibo dolce e salato. Le patate, coltivate nei ricchi suoli vulcanici, sono diventate una specialità della Penisola di Shimabara.


Se vi paice la pancetta di maiale, una cosa che devote assolutamente provare se venite a Nagasaki sono i kakuni manju. Spessi pezzi di pancetta di maiale vengono cotti a fuoco lento con dashi, salsa di soia, sakè, zucchero e mirin fino a diventare morbidi e scioglievoli in bocca. Questi pezzi di maiale vengono poi avvolti in un leggero e soffice panino cotto a vapore.


Il Lantern Festival di Nagasaki incanta con la sua magica atmosfera luminosa, unendo tradizione, cultura e spettacolo in una celebrazione indimenticabile per tutti i visitatori.