Tag: Kanro

  • I grilli alle porte

    I grilli alle porte

    La sinfonia dell’autunno: l’ultimo canto dei grilli

    Il clima sta cambiando e il fresco inizia a farsi sentire, ma la sinfonia degli insetti continua a riempire l’aria. Le loro melodie, dal nitido “rin rin rin” al più rotondo “coro coro coro” e all’acuto “chiririri“, variano a seconda del luogo.

    Non appena mi avvicino, la loro delicata musica si interrompe, come se percepissero la mia presenza. Tuttavia, un po’ più lontano, inizia un’altra melodia, a fare eco, quasi a segnalare la mia intrusione. Anche se invisibili, la loro esistenza è palpabile, e il tranquillo atto di ascoltare diventa un momento prezioso che mi allontana dalla frenesia della vita quotidiana.

    Kirigiri suto ni ari: le micro-stagioni giapponesi

    Una delle settantadue micro-stagioni, kirigiri suto ni ari (蟋蟀在戸), in italiano, “quando i grilli sono vicini alle nostre porte”,  si verifica intorno al 18 ottobre ed é parte del diciassettesimo nijūshisekki (二十四節気), termine solare conosciuto come kanro (寒露). Mentre il coro degli insetti si è attenuato svanendo nel silenzio delle lunghe sere autunnali, i grilli e le loro delicate melodie persistono. Queste minuscole creature, giunte ormai alla fine delle loro brevi vite, continuano a cantare nascosti tre le erbe dei campi e i loro fragili e calmanti suoni invitano alla ricerca di calma e serenità.

    Mentre le attuali 72 micro-stagioni sono state adattate per adattarsi al clima del Giappone e sono state tramandate fino ai giorni nostri, “Kirigiri su ni ari” è una delle poche che è rimasta invariata sin dalla sua introduzione dalla Cina.

    Le radici cinesi della tradizione

    La base per questa micro-stagione si trova nello Shikyū (詩経), considerato la più antica raccolta di poesia cinese. È un verso di una poesia che descrive l’anno di un contadino che vive secondo il calendario lunare.

    七月在野

    Shichigatsu-zaiya

    八月在宇

    Hachigatsu-zaiu    

    九月在戸

    Kugatsu-toniari   

    十月蟋蟀

    Jūgatsu-kirigirisu   

    入我牀下

    Nyūgashōka

    Il verso suggerisce che nel settimo mese, i grilli si trovano nei campi; nell’ottavo, sotto le grondaie; nel nono, vicino alla porta; e nel decimo, entrano nelle nostre cose in cerca di calore. Questa antica saggezza riflette l’eterna osservazione umana dei grilli che cercano calore quando il tempo diventa freddo.

    Un’empatia millenaria

    È spesso confortante rendersi conto che la nostra empatia per queste creature è rimasta invariata per migliaia di anni. Difficile accada a chi vive nei grandi agglomerati urbani ma chi come me vive nelle campagne giapponesi, capita spesso di trovare un grillo in casa in questo periodo dell’anno. Mia moglie, che non possiede una grande passione per gli insetti, quando ne incontra uno lo saluta sempre ringraziandolo per il suo canto.

    Molti poeti cinesi del passato erano soliti inserire nelle loro poesie l’immagine di grilli stanchi che cercavano rifugio sulle soglie delle case e accanto ai letti. Questo tema fu poi introdotto in Giappone, dove i poeti giapponesi, ispirandosi ai loro omologhi cinesi, creando i propri versi che esploravano il legame umano con queste minuscole creature.

    L’ultimo canto dell’autunno

    Spesso è il declino, piuttosto che l’ascesa, che esercita il fascino più profondo e scuote l’animo umano nel profondo. La luna, per esempio, come racconto nel mio recente articolo sul jūsanya, è più evocativa quando è calante che quando è piena. Allo stesso modo, il canto degli insetti, quando è debole e sul punto di svanire, ha più presa dentro di noi che quando è al suo apice.

    Il popolo giapponese ha sempre tenuto l’autunno in grande considerazione, in particolare l’autunno inoltrato. Infatti, troviamo una moltitudine di versi dedicati all’autunno inoltrato nella poesia giapponese. I concetti, ultimamente tanto cari al mondo occidentale, di mono no aware (una profonda sensibilità dell’impermanenza delle cose), wabi-sabi (trovare bellezza nell’imperfezione e nella transitorietà), possono essere visti anche come veri e propri inni al flusso e riflusso della condizione di tutti gli esseri viventi.

    È l’ultimo canto autunnale degli insetti che ha sempre colpito la sensibilità di molti giapponesi sin dal passato. Gli insetti che sentiamo ogni giorno e spesso consideriamo fastidiosi, come le cicale durante le calde estati giapponesi, non sono sempre gli stessi, i loro canti cambiano costantemente a seconda delle circostanze che stanno vivendo.

  • Kanro

    Kanro

    In Giappone siamo entrati nel periodo del kanro (寒露), uno dei nijūshisekki (二十四節気) o 24 termini solari. Questo periodo, caratterizzato dalla prima rugiada mattutina segna il pieno arrivo dell’autunno. La natura si prepara al letargo invernale offrendo uno spettacolo di colori indimenticabile: le foglie degli alberi si tingono di rosso, arancione e giallo, creando un paesaggio mozzafiato.

    Kanro, il diciassettesimo termine solare

    Come già scritto in altri articoli di questo blog i nijūshisekki (二十四節気) o 24 termini solari, suddividono l’anno in 24 periodi, ognuno con un nome che riflette le caratteristiche climatiche e stagionali.

    Passato il lungo periodo delle piogge dello shūrin (秋霖), che accompagna l’inizio dell’autunno, l’aria si fa più fresca e i cieli più limpidi, creando uno scenario perfetto per ammirare le prime sfumature autunnali. Un periodo di transizione ricco di fascino, dove la natura si rinnova e si prepara ad affrontare il freddo invernale.

    In autunno, il cielo è alto e i cavalli ingrassano.

    Come recita un antico proverbio cinese:

    天高く馬肥ゆる秋
    Tentakaku umakoyuru aki
    In autunno, il cielo è alto e i cavalli ingrassano

    Questo proverbio, spesso tradotto come “In autunno, il cielo è alto e i cavalli ingrassano”, sembra celebrare la bellezza e l’abbondanza dell’autunno. Tuttavia, le sue origini nascondono un significato più profondo. In realtà, questo proverbio era inizialmente un avvertimento riguardo alle tribù nomadi che, proprio in autunno, quando i loro cavalli erano più forti e ben nutriti, compivano incursioni e prendevano i villaggi.

    Micro stagioni del kanro

    Oltre ai 24 termini solari, esiste una divisione stagionale più dettagliata conosciuta come shichijūnikō (七十二候) che potremmo tradurre in italiano come “72 micro-stagioni”. Ciascuno dei 24 termini solari viene quindi ulteriormente diviso in tre periodi di circa cinque giorni.

    Kanro si divide in tre periodi:

    Kōgan-kitaru (鴻雁来): un’antica tradizione giapponese che celebra l’arrivo delle oche selvatiche. Questo evento, ricco di significato simbolico, segna l’inizio dell’autunno e l’avvicinarsi dell’inverno. Le oche, con il loro volo maestoso, sono da sempre considerate messaggere dei kami e simboli di longevità e fedeltà e sono spesso citate in poesie, canzoni e ritrarre in opere d’arte.

    Kiku no Hana Hiraku (菊花開): una celebrazione dell’autunno giapponese, quando i crisantemi, simbolo di perfezione e rinascita, colorano i giardini. Questa antica espressione evoca una profonda connessione con la natura e le tradizioni nipponiche, dove i crisantemi sono protagonisti di numerose festività autunnali.

    Kirigiri suto ari (蟋蟀在戸), letteralmente “i grilli cantano alla porta”, è un’espressione che evoca l’atmosfera unica dell’autunno in Giappone. Questo termine indica il periodo in cui i grilli, in particolare il suzumushi (鈴虫), o grillo campana, iniziano a cantare le loro melodiose serenate.

    Il termine kirigiri-suto-ari utilizza il kanji antico “蟋蟀” (kirigirisu), che un tempo indicava genericamente i grilli. Oggi, il termine più comune è “koorogi“. L’espressione “alla porta” sottolinea l’intimità e la familiarità con cui molti giapponesi percepiscono il canto dei grilli, quasi come se fossero ospiti benvenuti nelle loro case.

    Un suono inconfondibile

    Il canto del grillo maschio, che si protrae per circa venti giorni durante l’autunno, è inconfondibile. Il suono prodotto dallo sfregamento delle ali ricorda quello di un dito che scorre su un pettine o, secondo la tradizione giapponese, il tintinnio di una piccola campana, da cui il nome “suzumushi“.

    Una tradizione antica

    L’ascolto del canto dei grilli è una tradizione profondamente radicata nella cultura giapponese. Da secoli, i giapponesi apprezzano la bellezza e la serenità del loro canto, che viene associato all’arrivo dell’autunno e alla contemplazione della natura.

    Nagasaki Kunchi

    Il festival dello Okunchi (おくんち) è un tesoro culturale del Giappone, che celebra la ricca storia multietnica e le tradizioni di Nagasaki. Questa antica festa, nata dalla fusione di elementi locali, cinesi, olandesi e portoghesi è un esempio straordinario di come la cultura possa evolversi e adattarsi nel corso dei secoli. Il Kunchi è molto più di una semplice festa: è un’espressione dell’identità di Nagasaki e un ponte tra passato e presente.

    Nella parte settentrionale del Kyūshū, un crogiolo di culture e un’antica tradizione cinese si sono mescolati con le usanze locali, dando vita a una trilogia di spettacolari festival, noti collettivamente come i nihon sandai kunchi (日本三大くんち), ovvero i “Tre Grandi Festival Kunchi del Giappone”. Ciascuno di questi eventi, un vero e proprio capolavoro di coreografia e tradizione, offre uno spettacolo unico e indimenticabile. Il più famoso, quello di Nagasaki, è un trionfo di colori e suoni che incanta ogni anno migliaia di spettatori. Ma anche l’Hakata Kunchi di Fukuoka e il Karatsu Kunchi, con le loro sfilate e danze tradizionali, animano le città con un’energia contagiosa, trasformandole in veri e propri palcoscenici a cielo aperto.

    Si dice che questo festival abbia avuto origine a Nagasaki nel 1634, quando una prostituta dedicò una rappresentazione conosciuta con il nome di komai (小舞), un’espressione artistica che rifletteva la vibrante cultura multietnica della città, al santuario di Suwa (諏訪神社, suwajinja) la dimora del kami protettore di Nagasaki. Da quel momento, il festival è cresciuto in modo esponenziale, radicandosi profondamente nel cuore dei cittadini e diventando un vero e proprio patrimonio culturale.

    Durante i tre giorni di festa, i vari quartieri della città, gli odocchō (踊町), si sfidano in spettacolari rappresentazioni tradizionali, un mosaico di influenze culturali che spazia dalla Cina all’Olanda e al Portogallo. Queste esibizioni, riconosciute come Beni Culturali Folklorici Intangibili dal governo giapponese, sono un tesoro vivente che celebra la storia e l’identità culturale di Nagasaki.


    L’autunno, con le sue giornate miti e le notti che si allungano lentamente, invita a godere appieno della natura. Le foglie degli alberi si tingono di mille colori, creando paesaggi mozzafiato perfetti per lunghe passeggiate o picnic all’aria aperta. Un’atmosfera magica avvolge i parchi e i giardini, rendendo questo periodo dell’anno ideale per rilassarsi e ricaricare le energie prima dell’arrivo dell’inverno.




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