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Perché gli esseri umani hanno sviluppato una conoscenza scientifica solo in questi ultimi secoli?

Il desiderio di capire e il piacere di conoscere sono vecchi quanto il mondo. I metodi di analisi e soprattutto gli assunti taciti alla base del sapere sono però cambiati molto. Questi cambiamenti a loro volta sono all’origine della rivoluzione scientifica, una rivoluzione che ha permesso un aumento senza precedenti della conoscenza e della potenza dell’essere umano. In altri termini, prima di essere quantitativa, l’evoluzione della scienza è stata qualitativa. Ai tempi di Aristotele la personificazione e l’antropomorfizzazione della natura erano procedura normale. Ora l’eliminazione dell’osservatore è uno degli aspetti centrali della sperimentazione.

Mi sono convinto che questa rivoluzione scientifica non sia stata né ovvia né necessaria, ma che al contrario sia una caratteristica della nostra particolare evoluzione di europei. Vivo in estremo oriente da decenni, ma solo da qualche anno mi sono accorto di alcune differenze molto profonde nei modi di pensare asiatici e europei. Dopo molte ore di conversazione con Robby Shima, ti ringrazio, mi sono accorto della grande somiglianza fra il pensiero classico greco e romano e certi aspetti del pensiero moderno asiatico.

Prima di procedere però credo sia bene chiarire quali tipi di conoscenza esistono.

Esistono le scienze sociali, che studiano l’essere umano e hanno metodologie proprie.

Esistono poi le scienze naturali, che sono puramente descrittive e quantitative e mirano a spiegare sulla base di leggi il reale e quindi prevederlo. Personalmente non vedo ragioni di principio per cui alcune, ma non tutte, le prime non possano venire assorbite futuro almeno in parte nelle seconde.

Poi poi ci sono l’ingegneria e la tecnologia. Passo l’onore e l’onere di definirle a Vito LaVecchia

che afferma che: 

  1. L’ingegneria è la mente e lo sforzo per creare qualcosa; la tecnologia è il risultato dell’applicazione di questa mente e di questo sforzo.
  2. L’ingegneria è più specifica della tecnologia.
  3. L’ingegneria è un problema mentre la tecnologia è la soluzione.
  4. La stessa tecnologia può essere utilizzata più e più volte.
  5. La tecnologia disponibile viene utilizzata per progettare una tecnologia più avanzata.
  6. La tecnologia è più affidabile dell’ingegnerizzazione di qualcosa di nuovo.

Molta della conoscenza accumulata in passato era in realtà ingegneria e tecnologia, ma non scienza. Non era rivolta a conoscere ma a fare. Una distinzione sottile, ma significativa. Eratostene, che pagò qualcuno perché contasse i passi fino a Siene perché aveva udito che a mezzogiorno un obelisco non vi proiettava ombra, mentre uno dove abitava lui sì, si servì poi di tale dato per calcolare il diametro della terra. Agì da ingegnere, ma anche da scienziato, perché nella circonferenza terrestre cercava conoscenza fine a se stessa. Si servì delle tecnologie di cui disponeva in modo sagace. Ma perfino lui non era un uomo moderno. Come tutti i suoi contemporanei, anche lui credeva che le cose si muovono perché esse stesse in qualche modo si vogliono muovere. Questo stato di cose e continuato fino a tempi recentissimi.

Robert Boyle, Roger Bacon, Isaac Newton e mille altri scienziati erano anche alchimisti, e non vedevano una contraddizione fra le due attività.

Eppure l’alchimia è incompatibile con la scienza moderna. SI serviva di metodi usati anche dalla scienza, in particolare dalla chimica, ma era più affine alle scienze umane perché vedeva lo sperimentatore come parte dell’esperimento. In altri termini, un esperimento poteva riuscire a Paracelso e non a un suo discepolo per ragioni del tutto spirituali. In questo senso, tali scienziati non fanno ancora parte della scienza moderna, ma di una sua fase tradizionale. La scienza moderna è europea nel senso che è il prodotto di fattori non presenti altrove. Non è una conseguenza necessaria del progresso. Che questo sia il caso strato dimostrato in modo che personalmente trovo convincente da un’analisi delle culture dell’estremo oriente. 

Quasi la metà della produzione industriale proviene da solo tre nazioni, quattro includendo Taiwan. Nessuna delle quattro ha un passato simile al nostro, tutte sono animiste e politeiste. Vorrei dimostrare che questo non può non avere conseguenze negative analoghe a quelle che hanno ritardato l’evoluzione della scienza in Europa.

Animismo e politeismo dipendono l’uno dall’altro in un modo complesso, ma sono due facce della stessa cosa.

L’animismo attribuisce caratteristiche umane a oggetti inanimati. attribuisce anche caratteristiche esclusive degli organismi a enti che non hanno la struttura che definisce un organismo. Una roccia non ha organi.

Il politeismo separa le forze della natura dal loro contesto, vedendole come indipendenti e non assolute, nel senso di non necessariamente sempre valide. Essendo il prodotto della volontà di una entità dentro di sé in modo simile a un essere umano, esistono nella misura in cui questi lo decide. Un corollario di questo fatto è che ogni fenomeno, ogni evento è il risultato di una volontà precisa e non di un meccanismo naturale risultato dell’interazione di enti non necessariamente coscienti di sé.

Un altro il fatto che le creature che sono la personificazione di queste forze fanno una sola cosa. Perfino il creatore sa solo creare un universo, poi scompare.

Il politeismo ritiene inoltre che l’esistenza sia fatta di cicli, ciascuno legato ad un luogo o evento.

Il cristianesimo ha portato il tempo lineare. Il Dio cristiano è un Dio radicalmente diverso dai precedenti. Non è un Dio esclusivamente creatore, non appartiene a un luogo o evento preciso ma e in grado di muoversi linearmente nel tempo.

Il monoteismo anche portato l’abitudine al pensiero astratto. L’animismo e politeismo invece è al tempo stesso estremamente concreto ed estremamente astratto. È estremamente concreto perché ritiene che solo l’esperienza individuale conti qualcosa. Crede quindi solo a ciò che si vede e si tocca. L’astratto non esiste. Perfino l’anima mangia, dorme, si ammala. Al tempo stesso, la sua stessa metodologia lo costringe a trovare soluzioni assurde, come la credenza diffusa in tutto il mondo che chi annega lo fa perché chi è annegato prima di lui gli tira le gambe. Questo fra l’altro è un esempio di come l’animismo generi spontaneamente la paura. Se non esistono eventi che non siano voluti, è evidente che qualsiasi cosa negativa appaia è opera di un nemico..

Il cristianesimo infine ha diviso il mondo dei morti da quello dei vivi, rendendo impossibili il culto degli antenati e quindi le lotte tribali. La sua fiducia nell’esistenza di un’origine unica della realtà ha facilitato il nascere della fiducia nell’esistenza di regole universali cui la materia deve obbedire.

Le caratteristiche del pensiero moderno sono:
1 Abbandono dell’intuizione a favore del pensiero astratto e logico. Il politeismo cinese e l’animismo giapponese non ho mai

2 Enfasi sul pensiero quantitativo.

3 Il concetto di natura come una macchina, una macchina di cui l’osservatore umano è parte.

4 Il dubbio metodico di Descartes, a mio parere il concetto più importante fra questi.

L’illuminismo fu una delle conseguenze della rivoluzione scientifica. La scienza, che piaccia o meno, è divenuta l’argomento risolutivo, anche arbitra di morale quando possibile. Il suo valore viene ritenuto (giustamente) assoluto. Una teoria scientifica non è mai stata provata falsa, ma sempre vera come caso speciale della teoria che viene a sostituire.

Citiamo la Britannica (si, lo so che è un’enciclopedia)

L’improvvisa comparsa di nuove informazioni durante la rivoluzione scientifica ha messo in discussione le credenze religiose, i principi morali e lo schema tradizionale della natura. Ha anche messo a dura prova le vecchie istituzioni e pratiche, rendendo necessari nuovi modi di comunicare e diffondere le informazioni. Innovazioni di spicco includevano società scientifiche (che sono state create per discutere e convalidare nuove scoperte) e articoli scientifici (che sono stati sviluppati come strumenti per comunicare nuove informazioni in modo comprensibile e testare le scoperte e le ipotesi fatte dai loro autori).

Io vivo in una società (quella giapponese) ed in un continente (l’Asia e, più esattamente, in Estremo Oriente) molto particolari. Il Giappone e la Cina costituiscono il 36.7% dell’output industriale mondiale, il che vuol dire che, aggiungendovi la Corea del Sud e Taiwan, quest’area quasi certamente produce il 45% almeno di tutta la tecnologia del mondo.

La rivoluzione scientifica qui non è avvenuta. Ne ho parlato più volte, ma riassumo brevemente le caratteristiche mi sembra il pensiero abbia in Giappone.
1) Una forte ostilità nei confronti del pensiero astratto e fine a sé stesso. Il pensiero giapponese acquista coerenza e profondità se è finalizzato.

2 Una forte tendenza all’animismo, che si esprime nell’umanizzazione della natura e nell’uso dell’intuizione, non la logica, nel conoscere la realtà, e nella diffusa credenza che gli oggetti sono vivi. Per sincerarsi che questo effettivamente accade, leggere i libri di Marie Kondo, stampati anche in Italia.

3 Una visione politeistica del mondo, visto come composto di forze che possono agire al di fuori di un contesto. Le leggi della natura possono avere eccezioni quando un individuo possiede le caratteristiche spirituali necessarie.

4 Il fine di un gruppo non è la giustizia/verità, ma l’armonia.

5 Nella natura esistono altre forze, oltre quelle a noi conosciute. La sorte è una di queste. La magia è un’altra. vedi il punto 3.

6. Siccome l’agire delle forze della natura è affidato ad un ente antropomorfico, che le scatena con una decisione sua conscia, nessun evento è casuale, ma al contrario deciso da qualcuno e diretto a qualcun altro. La mia risposta a questa domanda sarebbe:

La scienza moderna è un evento unico e non necessario risultato di una serie di eventi particolari della storia europea. La produzione di sapere si è moltiplicata e accelerata come conseguenza di tali eventi. L’Asia ha avuto una storia diversa. Mi aspetto quindi l’insorgere di differenze future fra Europa ed Asia nel settore scientifico in termini di metodologia e risultati. Ammetto di stare parlando di cose complesse che conosco e capisco solo in parte. Caveat emptor.

Note a piè di pagina