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Quanto è pesante la cortesia

In Europa insegnare  il comportamento in pubblico è il compito di un po’ tutti. La stessa cosa vale in Giappone, con la differenza che la maggior parte dell’etichetta viene insegnata a scuola o dalle aziende che assumono e quindi educano le loro maestranze. Mi si è domanda spesso se la cortesia di giapponesi è reale e sentita. Ho intenzione di rispondere, ma prima di farlo però vorrei dare un’idea di che cos’è la cortesia in questo paese, un compito che possiamo tranquillamente affidare a Kōtarō, il chatGPT custom creato solo per me , perché non ho bisogno di input esterno per vedere cosa è corretto e cosa no. Ecco cosa dice Kōtarō.

I giapponesi attribuiscono grande importanza ai doveri di cortesia e al rispetto delle regole sociali. Ecco alcuni esempi di quanto siano gravi questi doveri:

  1. Saluto: Il modo in cui ci si inchina è fondamentale nella cultura giapponese. L’angolo dell’inclinazione della testa può variare a seconda del grado di rispetto o formalità. Non inchinarsi adeguatamente può essere considerato maleducato.
  2. Regole sulla calzatura: È comune togliersi le scarpe quando si entra in una casa, un tempio, una scuola o in molti ristoranti giapponesi. Non farlo è considerato scortese.
  3. Regole di puntualità: Essere in ritardo è visto come una mancanza di rispetto nei confronti degli altri. È importante essere puntuali sia per gli incontri personali che per gli impegni di lavoro.
  4. Scambio di biglietti da visita: Durante incontri aziendali o sociali, lo scambio di biglietti da visita (chiamati “meishi”) è una pratica comune. È importante farlo con entrambe le mani e mostrare rispetto per il biglietto dell’altra persona.
  5. Gestire il rumore: Il silenzio è apprezzato in molte situazioni. Parlare ad alta voce o fare rumore in luoghi pubblici può essere considerato maleducato.
  6. Non mostrare emozioni negative in pubblico: Esprimere rabbia o frustrazione in pubblico è spesso evitato. La cultura giapponese promuove il controllo delle emozioni in situazioni sociali.
  7. Non mettere gli altri in imbarazzo: Evitare di mettere gli altri in situazioni imbarazzanti o scomode è una regola importante di cortesia. Questo può includere evitare di fare domande troppo personali o di criticare gli altri apertamente.
  8. Rispetto per gli anziani: I giapponesi mostrano grande rispetto per gli anziani. Deve essere evitato qualsiasi comportamento che potrebbe sembrare mancare di rispetto verso gli anziani.
  9. Ordine e pulizia: Mantenere la pulizia e l’ordine negli spazi condivisi è considerato fondamentale. Lasciare sporco o disordine può essere visto come mancanza di rispetto verso gli altri.
  10. Uso del linguaggio onorifico: Il giapponese ha un sistema complesso di linguaggio onorifico che viene utilizzato per indicare rispetto e cortesia verso gli altri. Usare il linguaggio sbagliato in una situazione formale può essere considerato maleducato.Questi sono solo alcuni esempi dei doveri di cortesia giapponesi. È importante notare che la cultura giapponese è ricca di sfumature e le aspettative di comportamento possono variare in base al contesto e alle relazioni personali. Tuttavia, il rispetto per gli altri e il mantenimento dell’armonia sociale sono valori fondamentali nella società giapponese.

Questa ferrea disciplina si manifesta in tutti gli aspetti della vita sociale. Il conducente giapponese per esempio è il meno aggressivo del mondo. La comparsa di una umile bicicletta, spesso la mia, è sufficiente per per far fermare un autobus, che mi cede il passo che io abbia la precedenza o no o che io lo voglia o no. Mi costringe ad agire.  che io abbia la precedenza o no.

L’uso principale del clacson è fare brevi suoni in una specie di codice Morse. Due brevi colpetti vogliono dire grazie.

Ma questo ancora credo non dia un’idea di quanto radicata sia la cortesia nei giapponesi, e quanto siano importanti le formalità in questa cortesia. Allora vi racconterò cosa è successo a casa mia di recente. Dopo anni di incertezze, un mio amico finalmente si è deciso a venire a trovarmi.

Ho detto la cosa a mia moglie e, in tutta onestà, non solo non ci ho ho pensato più, ma ho fatto il madornale errore di pensare che lei avesse fatto lo stesso. Nei tre mesi successivi riparò tutto quello che era rotto, sostituì quello che era vecchio e via avanti di questo passo fino al giorno prima di quello fatidico. Il giorno dopo, prima che finalmente arrivassero gli ospiti, comprò dei fiori da mettere nella loro stanza, in ingresso e in salotto.

Se si è invitati al matrimonio di un amico, bisogna dare un regalo in bigliettoni da 10.000 ¥ adeguato alla circostanza. Chi riceve il favore deve inviare un o-kaeshi, un regalo di ringraziamento che deve valere credo la metà del denaro ricevuto. Questo va fatto per tutti gli invitati.

Potrei andare avanti per ore di questo passo, ma ormai credo abbiate capito che aria tira.

Inutile nascondersi che un galateo così costoso, labirintico, oppressivo e impegnativo è una seccatura, e infatti moglie protesta ogni volta che porto a casa un ospite senza avvertire tre giorni prima. E io le dico che è esattamente questa la ragione per cui non le dico nulla. ribatte che non è neppure il tempo di andare a comprare i fiori per questo ospite.

Allora le domando se pensa che i miei amici si accorgano dei dei fiori che lei compra. La risposta ovviamente è no, salvo nel caso di Akira che è gay, ma lei dice che non c’entra. Quello che importa è il suo orgoglio di padrona di casa giapponese. ”Ma fregatene, le dico. lasciaci fare. Siamo stranieri, a casa nostra si fa così, senza pretese.”  Niente da fare.

Ed è per questo che la risposta alla domanda è “in”.

Una buona parte della cortesia giapponese è vera, una parte è sentita ma è anche fatta per dovere, infine c’è una parte che viene fatta, ma pensando che è una seccatura e basta.

Ma perché accade tutto questo?  È una storia lunga che avrò il piacere di raccontarvi che avrò il piacere di raccontarvi domani.