Giorno: 14 Aprile 2025

  • Energia nucleare in Giappone

    Energia nucleare in Giappone

    Situazione attuale, piani futuri e il ruolo cruciale delle rinnovabili

    Introduzione: il contesto post-Fukushima

    Contrariamente a una percezione talvolta diffusa all’estero, il fabbisogno elettrico del Giappone non è, allo stato attuale, sostenuto in maniera predominante dall’energia nucleare. L’incidente alla centrale di Fukushima Daiichi, conseguenza del terribile terremoto che ha colpito il Tōhoku nel marzo 2011, ha rappresentato uno spartiacque fondamentale. A seguito di quell’evento, tutte le centrali nucleari del paese sono state progressivamente fermate per verifiche di sicurezza e per l’implementazione di standard molto più stringenti.

    Questi nuovi requisiti sono stati definiti e sono supervisionati dalla Nuclear Regulation Authority (NRA – 原子力規制委員会, Genshiryoku Kisei Iinkai), l’autorità di regolamentazione nucleare indipendente istituita nel 2012 proprio per rafforzare la vigilanza sulla sicurezza. Da allora, la riattivazione dei reattori è un processo lento, complesso e soggetto a rigorose valutazioni tecniche e, spesso, al consenso delle comunità locali.

    Situazione Attuale

    Secondo i dati più recenti disponibili dall’Agenzia per le Risorse Naturali e l’Energia (ANRE – 資源エネルギー庁), che fa capo al Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (METI – 経済産業省), la quota di energia elettrica prodotta da fonte nucleare nel mix energetico giapponese si è attestata intorno al 7-9% negli ultimi anni fiscali (ad esempio, circa il 7.9% nell’anno fiscale 2022). Questo dato sottolinea come, attualmente, il Giappone dipenda in larga misura da altre fonti, principalmente combustibili fossili importati (gas naturale liquefatto, carbone, petrolio) e, in misura crescente, dalle rinnovabili.

    Ad oggi (Aprile 2025), solo un numero limitato di reattori ha ottenuto l’approvazione definitiva dalla NRA per riprendere l’operatività commerciale e sono effettivamente in funzione. Il numero esatto fluttua a causa di arresti per manutenzione programmata o ispezioni, ma si aggira tipicamente attorno ai 10-12 reattori attivi. Questo a fronte di circa 33 reattori considerati tecnicamente operabili nel paese (escludendo i sei reattori di Fukushima Daiichi, quelli di Fukushima Daini e altri impianti già destinati allo smantellamento).

    È possibile monitorare lo stato operativo aggiornato di ciascun reattore sul sito della NRA (di seguito il link alla pagina in lingua inglese)

    https://www.nra.go.jp/english/nuclearfacilities/operation.html

    Ogni processo di riavvio richiede il superamento di controlli di sicurezza estremamente severi introdotti dopo Fukushima, che includono misure rafforzate contro terremoti, tsunami, attacchi terroristici e guasti multipli (come la perdita totale di alimentazione elettrica). Inoltre, ottenere il consenso formale o informale delle prefetture e dei comuni ospitanti è spesso un passaggio politicamente cruciale e talvolta complesso.

    Le principali compagnie elettriche, come Kansai Electric Power (KEPCO), Kyūshū Electric Power, Shikoku Electric Power e, potenzialmente in futuro, Tōkyō Electric Power Company (TEPCO) per i suoi impianti di Kashiwazaki-Kariwa (attualmente non ancora riavviati), forniscono aggiornamenti sullo stato dei loro impianti nucleari.

    Fonte: Sesto piano strategico per l’energia” – 第6次エネルギー基本計画 –

    L’immagine precendente illustra la posizione e la situazione operativa delle centrali nucleari in Giappone aggiornata al 15 novembre 2024. Ogni centrale è indicata con il suo nome, seguito dal numero dei reattori presenti in quella centrale, colorati in base al loro stato operativo.

    La legenda in basso a sinistra spiega il significato dei colori, da sinistra:

    • Grigio chiaro: il riavvio del reattore non è stato richiesto
    • Azzurro: il reattore è in fase di revisione
    • Verde: il reattore ha ottenuto il permesso per il riavvio
    • Giallo: il reattore è attualmente in funzione
    • Grigio: il reattore è dismesso

    Piani governativi e prospettive future: il sesto piano strategico per l’energia

    Il quadro di riferimento attuale per la politica energetica giapponese è il “Sesto Piano Strategico per l’Energia” (第6次エネルギー基本計画), approvato dal governo nell’ottobre 2021. Le discussioni per il Settimo Piano sono in corso (2024-2025), ma gli obiettivi del sesto piano rimangono quelli ufficiali. Questo piano delinea una visione strategica fino al 2030 (e oltre) con i seguenti obiettivi principali:

    1. Sicurezze energetica: ridurre drasticamente la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili (che coprono ancora circa l’85% del fabbisogno di energia primaria del Giappone), mitigando i rischi geopolitici e di volatilità dei prezzi.
    2. Lotta al cambiamento climatico: raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra (-46% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2013) e conseguire la neutralità carbonica entro il 2050.
    3. Efficienza economica: garantire un approvvigionamento energetico stabile e a costi competitivi per sostenere l’economia giapponese.

    In questo contesto, il Sesto Piano Strategico mira a portare la quota di energia nucleare nel mix di generazione elettrica al 20-22% entro l’anno fiscale 2030. Questo obiettivo ambizioso si basa principalmente sulla riattivazione sicura e tempestiva del maggior numero possibile di reattori esistenti che otterranno l’approvazione della NRA e il consenso locale.

    Non prevede la costruzione massiccia di nuovi impianti convenzionali nel breve termine, sebbene il governo sostenga la ricerca e lo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate, come i piccoli reattori modulari (SMR) e i reattori veloci, considerandoli opzioni per il futuro a lungo termine. Il governo ribadisce costantemente che la sicurezza è la “precondizione non negoziabile” per qualsiasi operazione nucleare.

    Fonte: Japanese Agency for Natural Resources and Energy

    Una nazione divisa

    Parte della popolazione giapponese è ancora profondamente segnata dall’incidente di Fukushima e continua ad essere divisa riguardo al ruolo dell’energia nucleare. Numerosi sondaggi condotti da media e istituti di ricerca mostrano costantemente che:

    • Una parte significativa della popolazione nutre forti preoccupazioni sulla sicurezza degli impianti nucleari e preferirebbe una riduzione progressiva o l’abbandono completo del nucleare.
    • Un’altra porzione dell’opinione pubblica, spesso influenzata da considerazioni economiche e di sicurezza energetica, riconosce l’utilità del nucleare per garantire stabilità all’approvvigionamento elettrico (specialmente alla luce delle crisi energetiche globali) e per contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici, data la sua natura a basse emissioni di carbonio.
    • Il supporto per la riattivazione dei singoli reattori è spesso condizionato alla dimostrazione di standard di sicurezza elevatissimi, alla massima trasparenza informativa da parte degli operatori e delle autorità, e a piani credibili per la gestione delle scorie radioattive. L’opposizione delle comunità che sorgono nei pressi dei reattori rimane comunque un fattore determinante.

    Il ruolo crescente delle energie rinnovabili

    Parallelamente alla complessa gestione del nucleare, il Giappone sta compiendo sforzi significativi e investimenti massicci nello sviluppo delle energie rinnovabili. Politiche di incentivazione rivolte a queste energie, hanno stimolato una crescita notevole, in particolare del fotovoltaico, dove il Giappone è uno dei leader mondiali per capacità installata.

    Il sesto piano strategico per l’energia è molto ambizioso anche su questo fronte: punta a portare la quota complessiva delle energie rinnovabili (solare, eolico – onshore e offshore, idroelettrico, geotermico, biomasse) al 36-38% del mix di generazione elettrica entro il 2030. Già oggi, le rinnovabili contribuiscono per oltre il 20% alla produzione elettrica nazionale.

    L’espansione delle rinnovabili è considerata un pilastro irrinunciabile della strategia energetica giapponese per la decarbonizzazione. Tuttavia, affronta anche sfide significative, tra cui:

    • Integrazione nella rete elettrica: gestire l’intermittenza di solare ed eolico richiede investimenti in reti intelligenti, sistemi di accumulo (batterie) e flessibilità del sistema.
    • Disponibilità di terreni: Il giappone è un paese densamente popolato e montuoso, il che limita lo spazio per grandi impianti solari ed eolici onshore. Ciò spiega il forte interesse per lo sviluppo dell’eolico offshore.
    • Costi: sebbene i costi delle rinnovabili stiano diminuendo, l’integrazione e gli investimenti infrastrutturali necessari comportano spese significative.

    Conclusione

    La situazione energetica del Giappone è in una fase di profonda trasformazione e si presenta complessa e sfaccettata. L’energia nucleare, che attualmente fornisce una frazione minoritaria dell’elettricità, è vista dal governo come una componente necessaria per raggiungere gli obiettivi futuri, principalmente attraverso la riattivazione di impianti esistenti secondo rigorosi standard di sicurezza post-Fukushima. Questa politica mira a rafforzare la sicurezza energetica e a contribuire alla decarbonizzazione, ma si scontra con le persistenti preoccupazioni di una parte significativa dell’opinione pubblica e con le difficoltà operative e politiche dei riavvii.

    Allo stesso tempo, il Giappone sta investendo in modo deciso nelle energie rinnovabili, con l’obiettivo di farle diventare la principale fonte di energia pulita. Il futuro energetico del paese sarà quindi caratterizzato da un mix diversificato, dove il successo nel raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sicurezza, sostenibilità e competitività economica dipenderà dalla capacità di bilanciare il ruolo del nucleare, massimizzare il potenziale delle rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili importati.







  • Kasumi – la foschia primaverile

    Kasumi – la foschia primaverile

    Ogni mattina, alle cinque, quando l’aria è ancora fresca e il mondo è ancora sospeso tra il sonno e la veglia, la mia corsa mi porta tra le risaie. E lì, quasi ogni giorno in questa stagione primaverile, si manifesta uno spettacolo silenzioso: una striscia densa di nebbia, un fiume bianco e ovattato che galleggia compatto sopra le risaie, come un segreto custodito appena sopra il livello della terra ancora a riposo.

    Non è una foschia diffusa, ma una presenza definita, quasi solida nella sua evanescenza. È come se la terra stessa esalasse un respiro visibile nel fresco dell’alba. Questo velo basso non nasconde il paesaggio, ma crea una divisione netta: sotto, il mondo concreto della terra, sopra, questo strato impalpabile che sembra appartenere a un’altra dimensione.

    Vedere questa scena ogni mattina è diventato quasi un rito, un incontro con qualcosa profondamente radicato nello spirito giapponese. La nebbia (霧, kiri) e la foschia primaverile (霞, kasumi) non sono semplici fenomeni meteorologici in Giappone; ma sono considerate come manifestazioni con propri significati estetici e spirituali.

    Nella cultura giapponese, la nebbia e la foschia sono spesso associate all’impermanenza delle cose, alla bellezza fugace e malinconica descritta dal concetto di mono no aware. È un elemento che sfuma i contorni, che nasconde e rivela allo stesso tempo, invitando alla contemplazione di ciò che non è immediatamente visibile. Rappresenta l’ambiguità, il mistero, lo spazio tra il reale e l’immaginario.

    Pensando alla storia e agli aneddoti, la nebbia ha spesso giocato ruoli cruciali, sia reali che simbolici. Nelle antiche cronache e leggende, montagne avvolte nella nebbia sono spesso considerate dimore dei kami, luoghi sacri dove il mondo umano e quello divino si toccano. La nebbia può essere un passaggio, un portale verso l’ignoto o il soprannaturale. Non sorprende che nell’arte tradizionale, come nel sumi-e (pittura a inchiostro), la nebbia sia resa magistralmente con spazi vuoti e sfumature delicate, suggerendo profondità e atmosfera, lasciando all’osservatore il compito di riempire quegli spazi con la propria immaginazione. Questo richiama il concetto estetico di yūgen, una bellezza profonda e misteriosa, suggerita più che mostrata.

    La foschia primaverile, kasumi, è un kigo (parola stagionale) classico nella poesia haiku e waka, evocando la dolcezza e la transitorietà della primavera, un velo leggero che ammorbidisce il paesaggio e i sentimenti.

    Storicamente, la nebbia ha avuto anche implicazioni pratiche e talvolta decisive. Si narra di battaglie in cui la nebbia ha nascosto eserciti, creato confusione o permesso ritirate strategiche, diventando quasi un attore invisibile sul campo. 

    Quella striscia di nebbia che vedo non è solo vapore acqueo condensato a causa della differenza di temperatura tra la terra umida delle risaie e l’aria più fredda sovrastante. È un confine impalpabile tra notte e giorno, tra il visibile e l’invisibile. È il respiro della terra che si prepara a un nuovo ciclo vitale, avvolto in un mistero che la cultura giapponese ha sempre saputo osservare, rispettare e trasformare in arte e poesia. Correre lì, in quel momento, è come attraversare brevemente un dipinto vivente, un haiku visivo che racchiude l’essenza fugace e profonda della natura e dello spirito giapponese. È un promemoria silenzioso che le cose più belle sono spesso quelle sospese tra la chiarezza e l’oscurità, proprio come quella nebbia sospesa sulle risaie all’alba.

  • Zekken

    Zekken

    Il primo zekken di mio figlio è pronto!

    Di sicuro vi sarà capitato di vedere foto, video, manga o anime che avevano come oggetto le feste sportive che si svolgono durante l’anno scolastico in Giappone, i famosi undōkai (運動会)? Tra le corse sfrenate, il tifo da stadio dei genitori e i giochi di squadra, avrere forse notato un dettaglio particolare sulle divise da ginnastica degli studenti: un pezzo di stoffa bianca, di solito rettangolare, cucito sul petto e sulla schiena, con sopra delle scritte fatte a mano con il pennarello nero. Ecco, quello è lo zekken (ゼッケン)!

    Ma cos’è esattamente e a cosa serve?

    Immagina di essere un insegnante durante l’ora di educazione fisica o, peggio ancora, durante il caos colorato e festoso dell’undōkai, con centinaia di studenti che corrono in ogni direzione. Come fai a riconoscere subito chi è chi? Semplice: guardi lo zekken!

    Lo zekken è fondamentalmente un’etichetta di riconoscimento in tessuto. Solitamente riporta informazioni essenziali come:

    Il cognome dello studente: scritto bello grande, spesso in caratteri katakana o hiragana per facilitare la lettura.

    La classe e la sezione: ad esempio mio figlio  “1年1組” (1-nen 1-gumi), che significa “Classe 1 del 1° anno”.

    A volte, viene scritto anche il nome della scuola.

    Viene attaccato (spesso cucito con pazienza dai genitori all’inizio dell’anno scolastico, o talvolta fissato con spille di sicurezza) sulla divisa da ginnastica, la taisō-fuku (体操服). La sua funzione principale è proprio questa: identificare lo studente in modo rapido ed efficace. È utilissimo per gli insegnanti per chiamare gli studenti, per l’organizzazione delle squadre durante i giochi, per segnare i punteggi e, non meno importante, per questioni di sicurezza. È un po’ come il numero che gli atleti portano sulla schiena durante una gara, ma personalizzato con il nome e la classe.

    Un po’ di storia

    La sua introduzione e diffusione nelle scuole giapponesi è legata principalmente al periodo del dopoguerra. Con la standardizzazione del sistema educativo e la costruzione di nuove scuole, si rese necessario un metodo pratico ed economico per gestire e identificare un gran numero di studenti durante le attività fisiche di massa. Lo zekken si rivelò una soluzione semplice ed efficiente per mantenere l’ordine e garantire che ogni studente fosse riconoscibile. Permetteva agli insegnanti di avere un controllo migliore e facilitava l’organizzazione di eventi su larga scala come l’undokai.

    Oggi, lo zekken è una parte integrante e quasi scontata dell’esperienza scolastica giapponese legata all’attività fisica. Anche se può sembrare un dettaglio minore, svolge un ruolo pratico fondamentale. È un piccolo pezzo di stoffa che racchiude una grande necessità organizzativa, testimone silenzioso di innumerevoli lezioni di ginnastica, corse nei sacchi, staffette e giornate di sport sotto il sole!

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