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小正月 Koshōgatsu

Koshōgatsu: definizione ed origini


Il Capodanno in Giappone é considerato il periodo dell’anno più importante e tutti i riti ad esso connessi sono distribuiti nell’arco temporale di quattro settimane.

In un post precedente abbiamo già parlato dello Oshōgatsu (大正月) descrivendone i riti distintivi. In questo parleremo invece delle sue origini, parlando del koshōgatsu (小正月), il “piccolo Capodanno”.

Shōgatsu e koshōgatsu

Il termine shōgatsu, è composto dal kanji, 正, che significa “corretto”, “originale”, e dal kanji per luna, 月. Il termine significa letteralmente “il mese principale”. Il temine koshōgatsu invece, è composto da il kanji 小, che significa “piccolo”. Per opposizione, il nuovo anno può essere anche chiamato “grande” con il kanji per grande, 大, e sarà letto come “Oshōgatsu“.

Mentre durante lo Oshōgatsu le persone pregano per la fortuna e la felicità personale e delle loro famiglie, le celebrazioni del koshōgatsu sono sempre state più legate al mondo agricolo.

Durante il koshōgatsu, in un modo che ricorda l’ hatsumōde (初詣, la prima visita al tempio/santuario), le persone visitano i santuari locali, fanno offerte agli antenati e conducono anche riti riconducibili alla fertilità.

Tradizioni e calendario

I riti del Capodanno giapponese sono legati a tradizioni antiche che nel corso del tempo sono mutate adattandosi all’introduzione di nuovi calendari. A partire da quello luni-solare di provenienza cinese e in seguito quello gregoriano.

Il Giappone ha formalmente adottato il calendario gregoriano durante la Restaurazione Meiji, e dal 1873, il Capodanno si festeggia il 1° Gennaio. Secondo il kyūreki (旧暦), il precendente calendario luni-solare e condivideva il giorno del Capodanno si festeggiava nel mese di Febbraio come accade ancora in altri paese dell’Asia orientale come Cina, Corea e Vietnam.

Koshōgatsu e matsu no uchi

Secondo la tradizione i preparativi dello Oshōgatsu cominciavano il 13 Dicembre per concludersi il 15 Gennaio, giorno in cui si festeggia il koshōgatsu che, fino al periodo Edo (1603-1868), era conosciuto con il nome di matsu no uchi (松の内) letteralmente “periodo del pino”. Questo nome è legato alla tradizione giapponese di esporre i kadomatsu agli ingressi di abitazioni ed imprese commerciali. Oggi con questo termine si va rifermento soltanto ai primi 7 giorni dell’anno nuovo.
Con l’adozione del calendario gregoriano, il Capodanno si celebra ufficialmente il 1 Gennaio con il nome di Oshōgatsu (大正月). Sono considerati festivi anche i giorni precedenti 29-30-31 Dicembre e i primi 3 giorni di Gennaio, conosciuti come shōgatsu sanganichi (正月三が日). Qui in Giappone si fa riferimento a questo periodo chiamandolo normalmente nenmatsu nenshi (年末年始), letteralmente “fine anno, inizio anno”.

Otoko-shōgatsu ed onna-shōgatsu

Mentre il 1° Gennaio viene chiamato anche otoko-shōgatsu (男正月, Capodanno degli uomini), il 15 Gennaio è conosciuto anche come il Capodanno delle donne, onna-shōgatsu (女正月). In passato, in questo giorno, le le donne potevano finalmente rilassarsi, dopo essere state impegnate nei preparativi e nell’intrattenimento dei parenti durante il periodo di Capodanno, vivendo appieno lo spirito del nuovo anno.

In alcune regioni, è consuetudine che gli uomini svolgano tutte le faccende domestiche durante il Piccolo Capodanno, in modo che le donne possano riposare. Mia moglie per esempio organizza ogni anno con le sue amiche il shinnenkai (新年会) proprio in questo giorno. Durante gli shinnenkai i giapponesi si ritrovano assieme, normalmente in un izakaya, per festeggiare e condividere le loro aspirazioni per il nuovo anno.

Toshigami, la divinità dell’anno

Fulcro delle celebrazioni del koshōgatsu é il Toshigami-sama. Comunemente associato al ta no kami (田の神) la divinità della montagna che scende nelle risaie durante la primavera.

I preparativi e le decorazioni per accogliere questa divinità vanno ultimati entro il 28 Dicembre, giorno conosciuto come goyō-osame (御用納め), ovvero l’ultimo giorno lavorativo dell’anno. Molte famiglie si preparano ad accogliere il toshigami pulendo e decorando i kamidana (神棚, gli altari dedicati ai kami) ed esponendo i kadomatsu, le shimenawa (しめ縄), le shimekazari (しめ飾り), i kagami-mochi (鏡餅), i mochi-bana (餅花) o mayudama (繭玉).

L’azuki-gayu

La mattina del koshōgatsu, in molte famiglie giapponesi si consuma un porridge di riso al quale vengono aggiunti i fagioli rossi azuki conosciuto come azuki-gayu (小豆粥) o jūgonichi-gayu (十五日粥), “porridge del quindicesimo giorno”.

Perché si mangia l’azuki-gayu?

Questa usanza trova le sue origini nell’antica Cina quando si credeva che il cibo di colore rosso, come i fagioli azuki, aiutasse a purificare il corpo dagli spiriti maligni. L’azuki-gayu viene consumato come augurio di buona salute.

Kayuura

Il kayu-ura (粥占), conosciuto anche come mi-kayu-ura (神粥占) o toshi-ura (年占) è un rituale di divinazione scintoista per il nuovo anno che prevede appunto l’utilizzo del kayu (porridge di riso) o degli azuki.

Fonte: Mainichi-shinbun

Tradizionalmente eseguito il 15° giorno del primo mese lunare, in seguito all’ adozione del calendario gregoriano è convenzionalmente eseguito il 15 Gennaio.
Lo scopo del kayu-ura è predire il tempo atmosferico, il raccolto ed altri aspetti dell’anno nuovo. Una pratica diffusa in quasi tutto il Giappone consiste nel mescolare il kayu con il kayu-bashi (粥箸), un bastoncino di salice o bambù dotato di una fessura su un’estremità. La divinazione viene fatta in base al numero di chicchi di riso che rimangono attaccati nella fessura del bastoncino.

Un altro metodo, consiste nel mettere dodici sottili cilindri di bambù detti take-tsutsu (竹筒), assieme al riso o ai fagioli azuki in una pentola e rimuoverli a fine cottura. Dopo aver tagliato in due ogni cilindro, il raccolto di quell’anno sarà determinato dal numero di chicchi di riso o di fagioli rimasti all’interno dei cilindri. I dodici cilindri di bambù rappresentano i mesi dell’anno.

Fonte: Mainichi-shinbun

Si crede che l’utilizzo del kayu derivi dalla credenza leagta al suo potere di esorcizzare gli spiriti maligni. Fino al periodo Meiji, questa forma di divinazione era diffusa in tutto il Giappone e si ritiene che fosse un rituale condotto nelle comunità rurali dai capifamiglia dei vari clan. Oggi è molto raro parteciparvi perché viene spesso condotto in modo privato e solamente i risultati vengono affissi nelle bacheche dei santuari e a volte riportati sulla stampa locale.

Mochi-bana

I mochi-bana (餅花) sono decorazione invernali composte da rami di salice e pino, decorati con tanti piccoli mochi. Si dice che i giapponesi abbiano iniziato ad esporre questa composizione nelle loro case e nelle strade per dare colore al grigio paesaggio invernale.

Sono sempre stati considerati come un augurio per un abbondante raccolto del grano, quello che in giapponese é conosciuto come gokoku-hōjō (五穀豊穣). Il termine gokoku (五穀) indica i cinque cereali, mentre il temine hōjō (豊穣) indicare la produttività e l’abbondanza del raccolto.
Nonostante al giorno d’oggi siano sempre meno le persone che continuano a creare ed usare queste decorazioni, comunità locali o istituzioni com l’asilo frequentato dai miei figli cercano di trasmettere ai bambini l’importanza di mantenere le tradizioni insegnando il processo di creazione di queste decorazioni.

Preparazione dei mochi-bana

I mochi di colore rosso e bianco, binomio di colori conosciuto in giapponese come kōhaku (紅白, rosso e bianco sono colori legati alla tradizione shintoista del paese in quanto il rosso sembra tenere lontani gli spiriti maligni e il bianco come simbolo di purezza), vengono appiattiti e poi divisi in piccoli pezzetti per essere poi infilati sui rami di salice. Il tutto viene poi decorato con rami di pino.

Inizialmente, i mochi-bana erano utilizzati solo come decorazioni durante il periodo del koshōgatsu visto il loro legame con il raccolto ma, in seguito, sono diventati una decorazione tipicamente invernale che si può vedere esposta anche nei negozi. In alcune zone del Giappone, dove è molto praticata la sericoltura, sono anche chiamati anche mayudama (繭玉) dove al posto dei mochi vengono usati dei piccoli bozzoli di cotone.

Fonte: tbs-tv (Mayudama)

Sagichō

Il sagichō (左義長), conosciuto anche come dondoyaki (どんど焼き) o con altri nomi, è un evento locale che si svolge dal 7 al 15 Gennaio (le date variano a seconda delle regione) in molte città giapponesi per bruciare le decorazioni usate durante lo shōgatsu e per pregare per la buona sorte del nuovo anno. Il sagichō è spesso legato a rituali celebrati nei santuari shintoisti.

Si tratta di un evento che riunisce le comunità locali per augurarsi la felicità del nuovo anno. Viene costruita specie di torre, fatta di bambù verde, con un’apertura centrale all’intero della quale sono riposte tutte le decorazioni usate durante le celebrazioni per il nuovo anno assieme ad omamori, fuda, kakizome, daruma etc.

Una volta incendiata, le fiamme salgono costantemente fino alla cima della torre tra lo scoppiettare del bambù. Nel mentre vengono serviti ai visitatori mochi e bevande. A seconda della zona il tutto può essere accompagnata anche da esibizioni di arti tradizionali o da fuochi d’artificio.
Si crede che il sagichō purifichi e liberi il toshigami (年神), che ha dimorato nel kadomatsu e nelle altre decorazioni, permettendogli così di fare ritorno alla sua dimora risalendo in cielo con il fumo prodotto dai falò.

Si dice che mangiando mochi o in generale altri cibi cotti su questo fuoco, si rimane in buona salute, e poiché si bruciano anche i kaki-zome (i fogli della prima calligrafia dell’anno) più in alto si innalzano le fiamme migliore sarà la propria calligrafia nel corso del nuovo anno.

Con questi falò rituali si concludono le celebrazioni per il nuovo anno. Il 15 Gennaio è infatti anche conosciuto con il nome di shōgatsu-koto-jimai (正月事終い) che segnava la fine del periodo tradizionale del matsu no uchi e quindi il termine del periodo di festa per il nuovo anno.


Anche se il legame tra l’agricoltura e la vita quotidiana delle persone sta venendo meno, il koshōgatsu rimane un momento importante soprattutto nelle zone rurali che fanno affidamento sull’agricoltura per il loro sostentamento. Molti templi, santuari e comunità in tutto il Giappone celebrano il Piccolo Capodanno seguendo antiche usanze e tradizioni che sperano di poter tramandare alle nuove generazioni sperando di conservare la cultura del proprio paese.