Giorno: 12 Aprile 2025

  • Haru – Primavera

    Haru – Primavera

    Da straniero che vive in Giappone e che osserva le tradizioni di questo paese, trovo affascinante come la celebrazione della primavera si sia evoluta. In passato, specialmente durante il periodo Nara (710-794), l’aristocrazia giapponese, influenzata dalle usanze cinesi, celebrava l’arrivo della primavera ammirando i fiori di pruno. Questi fiori sbocciano presto, tra febbraio e marzo, quando l’aria è spesso ancora fredda, e simboleggiano la perseveranza e la fine dell’inverno, più che l’inizio pieno della primavera. Erano queste le prime feste di hanami (osservazione dei fiori).

    Con il passare del tempo, soprattutto durante il periodo Heian (794-1185), l’attenzione si spostò gradualmente verso i fiori di ciliegio (sakura). I sakura, con la loro fioritura spettacolare ma effimera tra la fine di marzo e gli inizi di aprile, vennero associati alla bellezza fugace della vita, un concetto profondamente radicato nell’estetica giapponese. Storicamente, quindi, mentre i pruni annunciano che l’inverno sta finendo, sono i ciliegi che accompagnano l’arrivo della primavera vera e propria, con le sue temperature più miti e la sua atmosfera di rinnovamento.

    Questa preferenza per i sakura si consolidò e divenne popolare tra tutte le classi sociali durante il periodo Edo (1603-1867), quando, grazie allo shōgun Tokugawa Yoshimune, furono piantati molti ciliegi in aree pubbliche per permettere a tutti di godere dello spettacolo. Oggi, l’usanza dell’hanami sotto i ciliegi è una festa nazionale sentitissima, con picnic, feste e celebrazioni in parchi e giardini in tutto il paese. È interessante notare come questo periodo coincida anche con l’inizio dell’anno scolastico e fiscale in Giappone, ad aprile, legando ulteriormente la fioritura dei sakura a un senso di nuovo inizio, un evento storico-culturale che si ripete ogni anno. Per chi viene da fuori, è un’immersione incredibile in secoli di storia, estetica e connessione con la natura.

  • Primo giorno di scuola

    Primo giorno di scuola

    Capita spesso, vivendo qui in Giappone, di imbattersi in situazioni o momenti che ti permettono di aprire la mente verso una comprensione più profonda della cultura di questo paese. Oggi, accompagnando mio figlio alla cerimonia di ingresso alla scuola elementare, ho sentito di nuovo quella sensazione. Non era solo l’emozione di vedere il proprio figlio varcare una nuova soglia, era qualcosa di più vasto, che andava dritto al significato collettivo di questi eventi tipici della società giapponese.

    Queste cerimonie, che si tratti dell’ingresso ad un nuovo ciclo scolastico (dall’asilo all’università) o dell’inizio di un nuovo lavoro, non sono semplici eventi formali o un modo un po’ più strutturato di iniziare ma sono veri e propri riti di passaggio, momenti carichi di simbolismo che segnano in modo indelebile l’inizio di una nuova fase della vita, non solo per l’individuo ma anche per la sua collocazione all’interno della comunità.

    In una cultura dove il gruppo e l’armonia collettiva rivestono un’importanza cruciale, queste cerimonie rappresentano l’accoglienza ufficiale dell’individuo in una nuova collettività: la classe, la scuola, l’azienda. È un momento in cui si viene formalmente presentati e accettati, e allo stesso tempo, si accetta implicitamente di aderire alle regole, ai valori e agli obiettivi di quel determinato gruppo. La formalità stessa dell’evento – gli abiti dei genitori e dei nuovi studenti o  impiegati, i discorsi del preside o dell’amministratore delegato, l’inno della scuola o dell’azienda, la disposizione ordinata dei partecipanti – sottolinea la serietà di questo ingresso. Non è un atto casuale, ma un impegno reciproco.

    Per un bambino che inizia le elementari, la cerimonia di ingresso è il momento in cui smette di essere solo un bambino e diventa ufficialmente uno studente, con le responsabilità che ne derivano: ascoltare l’insegnante, rispettare le regole della scuola, impegnarsi nello studio, far parte di una classe. È un messaggio potente, comunicato attraverso il rituale della cerimonia di ingresso, che prepara mentalmente non solo il bambino ma anche la sua famiglia a questo cambiamento di status. Allo stesso modo, per un neolaureato che partecipa alla la cerimonia di ingresso in un’azienda, sancisce la fine del suo percorso formativo e l’ingresso nel mondo del lavoro come membro della società (社会人, shakaijin), con l’aspettativa di contribuire attivamente all’azienda e, più in generale, alla società stessa.

    Questi eventi servono anche a creare un forte senso di appartenenza e di inizio condiviso. Tutti i bambini della classe di mio figlio, tutti i nuovi assunti nella mia azienda, iniziano insieme quel giorno, segnato dalla stessa cerimonia. Questo crea un legame, un punto di partenza comune che rafforza l’identità del gruppo. I discorsi che vengono pronunciati non sono solo parole di benvenuto; spesso contengono esortazioni all’impegno, alla perseveranza, alla collaborazione, ribadendo i valori fondamentali che la scuola o l’azienda intendono promuovere.

    Vedere oggi mio figlio seduto composto tra i suoi nuovi compagni, ascoltare le parole del preside, mi ha fatto pensare a quanto questi rituali siano profondamente radicati nel tessuto sociale giapponese. Non sono solo tradizioni, ma meccanismi culturali che servono a scandire il tempo della vita, a dare struttura ai passaggi importanti, a rafforzare il senso di comunità e a preparare psicologicamente gli individui ai loro nuovi ruoli. È un modo solenne e collettivo per dire “Benvenuto, ora fai parte di noi, questo è un nuovo inizio, ed è una cosa importante”. E in quella solennità, c’è tutto il peso e il valore che la cultura giapponese attribuisce a ogni nuova tappa del cammino.

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